Novara ai genitori: "I figli degli altri tornano alle 5? Voi non cambiate le regole". La tecnica del "paletto" per evitare discussioni infinite
- La Redazione

- 1 ora fa
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Come stabilire l'orario di rientro dei figli adolescenti senza trasformare ogni uscita in un litigio? Il noto pedagogista spiega perché guardare alle altre famiglie è un errore...

Ogni fine settimana, in molte famiglie, si ripete la stessa scena. Da una parte ci sono gli adolescenti che chiedono di poter rientrare sempre più tardi, dall'altra i genitori che cercano un equilibrio tra fiducia, autonomia e responsabilità. A rendere ancora più difficile il confronto è una frase che torna spesso durante le discussioni: "gli altri fanno molto più tardi...".
Su questo tema Daniele Novara risponde al quesito di una madre alle prese con la figlia quattordicenne.
L'esperto riporta: "Mia figlia ha 14 anni e vuole uscire il sabato sera con il gruppo di amici. Il problema è che ogni volta discutiamo sull'orario di rientro: per lei qualunque limite è 'troppo presto', per noi genitori invece è difficile capire quale sia un orario adeguato. Come si stabilisce un coprifuoco giusto se i figli degli altri sembrano tornare sempre alle 5 del mattino?"
Secondo Novara, ci si trova nella "piena preadolescenza, una fase molto intensa. Il cervello è in una condizione di grande plasticità, molto attivo, quasi in fibrillazione, ma ancora poco capace di prendere decisioni lucide e stabili. Le richieste diventano spesso nette, poco negoziabili: 'Voglio uscire', 'lo fanno tutti', 'perché io no'. Il confronto con gli altri diventa fortissimo e i ragazzi tendono a portarlo come argomento decisivo".
Per questo motivo, spiega l'esperto, i genitori devono evitare di lasciarsi guidare dal comportamento delle altre famiglie. "I genitori devono rimanere nel proprio ruolo rifiutandosi di regolare la vita familiare sul comportamento degli altri. Per farlo serve essere organizzati evitando di cambiare ogni volta orari e ripetere sempre la stessa discussione."
La soluzione proposta da Novara è quella che definisce la "tecnica del paletto".
"Il paletto è un confine concordato e che non può essere superato. Dentro quel confine però si negozia. Quindi non tutto è fisso, ma nemmeno tutto è continuamente discutibile."
Il pedagogista riporta poi un esempio concreto di come applicare questo metodo nella quotidianità familiare.
"Per esempio, il paletto è concordare un numero di uscite serali a settimana e l'orario massimo di rientro. Quello rimane fisso, il resto può essere concordato lasciando le giuste libertà. Se invece ogni volta si rinegozia tutto, l'organizzazione educativa si indebolisce e la situazione si complica."
Il messaggio finale è chiaro: educare non significa imporre regole rigide né modificarle continuamente in base alle richieste dei figli o al comportamento degli altri. Per Novara, la presenza di confini chiari e coerenti rappresenta uno degli strumenti più efficaci per accompagnare gli adolescenti nel loro percorso verso l'autonomia.
Per te, lettore che ci segui, ti sei mai trovato a discutere con tuo figlio o tua figlia sull'orario di rientro? Hai già stabilito regole chiare in famiglia oppure ogni uscita diventa una nuova trattativa? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento. Il tuo punto di vista e la tua esperienza possono essere utili anche ad altri genitori che ogni giorno affrontano le stesse sfide educative.
di Leandro Castagna




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Buonasera , ormai sono passati quei momenti, almeno 10 anni . Ma li ricordo eccome, sopratutto per una mamma sola non è facile, ogni discussione e decisione sei sola. Detto questo, ho sempre mantenuto il punto, mai guardato gli altri, convinta in questo ,di essere dalla parte giusta..E 'stato difficile ,ma lo rifarei. Un consiglio vorrei dare a qualche adulto, non si mette 'bocca' nelle decisioni altrui , se non riuscite a prendere voi decisioni per i vostri figli , rispettate chi ci riesce e non manipolate con stupide frasi i figli degli altri ,scatenando ovviamente altre faticose discussioni.