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Due sorelline morte in un incidente stradale: "La sicurezza non può nascere solo dopo una tragedia"

Il CNDDU interviene dopo la tragedia di Basiliano, invitando a non fermarsi al dolore ma a rafforzare prevenzione, sicurezza stradale, educazione civica e...

La morte delle giovanissime Noemi e Desiree, coinvolte nel tragico incidente avvenuto a Basiliano, riporta al centro dell'attenzione il tema della sicurezza stradale e della tutela dei minori. In un comunicato, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime vicinanza alla famiglia delle due bambine e invita a non fermarsi alla sola commozione, ma a riflettere sulla necessità di investire nella prevenzione, nell'educazione alla responsabilità e in politiche pubbliche capaci di ridurre concretamente i rischi. Di seguito il testo integrale del comunicato.

"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, profondamente colpito dalla morte di Noemi e Desiree, le due giovanissime sorelle coinvolte nel grave incidente avvenuto lungo la strada statale 13 Pontebbana, nel territorio di Basiliano, esprime la propria vicinanza ai genitori, ai familiari e alle comunità segnate da una perdita di eccezionale gravità.

La morte di due bambine impone rispetto e misura. Non spetta al mondo educativo formulare valutazioni sulle cause o sulle eventuali responsabilità di un fatto ancora sottoposto agli accertamenti degli organi competenti. È invece necessario interrogarsi sulla capacità della collettività e delle istituzioni di rendere effettivo il diritto alla sicurezza, soprattutto quando sono coinvolti soggetti particolarmente vulnerabili come i minori.


La tragedia di Basiliano non può pertanto esaurirsi nella dimensione emotiva della cronaca. La sicurezza stradale non riguarda soltanto l'osservanza delle regole della circolazione, ma costituisce una componente delle politiche pubbliche di tutela della vita e dell'integrità della persona. La responsabilità individuale resta fondamentale, ma deve incontrare infrastrutture adeguate, manutenzione, controlli efficaci, corretta pianificazione e capacità di individuare preventivamente le condizioni di rischio.

Una politica della sicurezza realmente efficace non può infatti presupporre l'assenza dell'errore umano. Deve piuttosto operare affinché un errore, un imprevisto o una situazione improvvisa non producano conseguenze irreversibili.



È questa la ragione per cui ogni grave incidente dovrebbe diventare anche occasione di verifica delle misure esistenti, senza anticipare responsabilità individuali e senza ricercare colpe generiche.

Esiste inoltre una dimensione economica che non può essere trascurata. Agli effetti umani, che restano incalcolabili, si aggiungono quelli sostenuti dai servizi sanitari e di emergenza, dal sistema assistenziale, dalle famiglie e dalla collettività. Investire nella sicurezza significa quindi utilizzare risorse pubbliche prima che il danno si produca. Manutenzione, adeguamento delle infrastrutture, tecnologie, formazione e controlli non rappresentano semplicemente costi di bilancio, ma investimenti sociali capaci di prevenire conseguenze assai più onerose.


La qualità dell'azione pubblica si misura anche nella capacità di programmare prima dell'emergenza. La prevenzione non dovrebbe dipendere dall'attenzione generata dall'ultima tragedia, ma fondarsi sulla conoscenza dei territori, sull'analisi dei dati e sull'individuazione delle situazioni nelle quali gli interventi possono produrre il maggiore beneficio per la sicurezza collettiva.

In tale prospettiva la scuola svolge una funzione essenziale. L'educazione stradale non dovrebbe ridursi all'apprendimento formale delle norme, ma concorrere alla costruzione di una cultura della responsabilità. Comprendere una regola significa comprendere il bene che essa protegge e acquisire consapevolezza delle conseguenze che il proprio comportamento può produrre sulla vita degli altri. La tutela dell'infanzia passa anche attraverso la formazione di cittadini capaci di riconoscere nella sicurezza un interesse condiviso.

Nel dolore di questa vicenda assume inoltre un significato profondamente umano la decisione dei genitori di Desiree di consentire la donazione degli organi della loro bambina. Una scelta tanto intima merita rispetto e discrezione, senza sovrapposizioni retoriche. Essa testimonia, nella condizione più difficile, il valore sociale della solidarietà e richiama l'importanza di una corretta educazione alla donazione, fondata sulla conoscenza e sulla libertà delle decisioni personali e familiari.

Il CNDDU richiama infine l'esigenza di tutelare la dignità della famiglia. L'interesse pubblico della notizia non può trasformare la sofferenza privata in uno spazio senza limiti. L'informazione conserva una funzione essenziale, ma deve evitare che particolari personali, immagini, supposizioni o ricostruzioni non accertate aggiungano ulteriore esposizione al dolore. La tutela dei minori e delle persone colpite da un lutto richiede un linguaggio responsabile, capace di informare senza spettacolarizzare.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica che la morte di Noemi e Desiree non venga consegnata rapidamente all'archivio della cronaca, ma contribuisca a rafforzare una cultura della prevenzione fondata sulla responsabilità individuale, sull'efficienza dell'azione pubblica e sulla consapevolezza educativa.

Una società non può eliminare ogni rischio, ma può e deve ridurlo attraverso conoscenze, risorse e strumenti adeguati. È in questa capacità di intervenire prima che il danno si produca che la sicurezza assume il significato più concreto di tutela della persona".

di La Redazione


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