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Pellai: "Lo smartphone? Solo quando avrai finito le scuole medie. Non è una regola negoziabile." Quando educare significa assumersi la responsabilità di una decisione impopolare

30 ago
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 1 set

Dire no quando tutti gli altri sembrano averlo è difficile. Ma educare significa anche assumersi la responsabilità di una decisione che ai figli non piace...

“Quando posso avere anch’io uno smartphone?” È una domanda che prima o poi arriva in quasi tutte le famiglie. Spesso accompagnata da una frase capace di mettere in difficoltà anche il genitore più convinto: “I miei compagni ce l’hanno già.” A quel punto entrano in gioco il timore di escludere il proprio figlio, la paura che possa rimanere indietro e la difficoltà di sostenere un no che, soprattutto durante la preadolescenza, può trasformarsi in una discussione continua.

Su questo tema interviene Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, invitando i genitori a stabilire un limite preciso: “Fino a quando non hai terminato le scuole medie inferiori (oggi secondarie di primo grado) non posso metterti in mano uno smartphone. Ti posso allenare ad usarlo bene, così che quando sarà il momento ti troverai preparato.” Pellai introduce subito una distinzione importante: rimandare lo smartphone personale non significa impedire a un figlio di conoscere la tecnologia. Il compito di un genitore è prepararlo gradualmente, permettendogli di acquisire gli strumenti necessari prima di consegnargli un dispositivo capace di accompagnarlo ovunque e in qualsiasi momento.

Continua Pellai: “Ma come adulto responsabile della tua vita so che l’allenamento alla vita che ti serve è quello che ti propongo nella vita reale e non quello che ti spinge ad esplorare il mondo virtuale. Tutte le cose che dovrai fare nei social, le potrai fare nel PC o nel Tablet di famiglia.”

Un computer o un tablet condiviso permettono infatti di studiare, comunicare ed esplorare il digitale in un ambiente nel quale l’adulto può essere presente. Lo smartphone personale cambia qualcosa di essenziale: entra nella camera da letto, interrompe lo studio, accompagna i pasti e riempie perfino i momenti di noia.

Non è soltanto uno strumento che il ragazzo utilizza. Può diventare una presenza continua che richiede consapevolezza, autonomia e capacità di controllarsi. L’indicazione dell'esperto trova oggi riscontro anche nelle raccomandazioni della Società Italiana di Pediatria, che invita a rinviare l’introduzione dello smartphone personale almeno fino ai 13 anni, a evitare prima di quell’età l’accesso a Internet senza supervisione e a ritardare il più possibile l’ingresso nei social. (Società Italiana di Pediatria)

Alberto Pellai pone quindi una regola chiara: “Ma per avere uno smartphone personale, la regola è ‘aspetta la fine delle scuole medie’ e non è una regola negoziabile.”

Il punto più difficile è proprio questo. Un limite può essere spiegato e accompagnato, ma perde ogni efficacia se viene rimesso continuamente in discussione. E spesso i genitori cedono non perché abbiano cambiato idea, ma perché temono il confronto, si sentono soli oppure non vogliono vedere il proprio figlio diverso dagli altri.

Per questo Pellai non si rivolge soltanto a una singola famiglia, ma invita i genitori a compiere una scelta comune. Quando quasi tutti i ragazzi di una classe possiedono già uno smartphone, aspettare diventa molto più difficile. Una decisione condivisa riduce la pressione sui figli e sugli stessi adulti. La sua riflessione si conclude riportando l’attenzione sul significato della responsabilità educativa: “So che questa mia decisione non ti fa piacere, ma non sempre i genitori devono fare le cose che piacciono ai figli. A volte essere genitori vuol dire prendersi la responsabilità di decidere per te anche quello che non ti piace”. Essere genitori non significa eliminare ogni dispiacere dalla vita di un figlio. Significa anche assumersi la responsabilità di una decisione impopolare quando si ritiene che quel limite possa proteggerlo.

Per te, genitore che ci segui, a quale età hai consegnato o consegneresti uno smartphone personale a tuo figlio?

Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento. La tua esperienza può aiutare altri genitori ad affrontare una scelta che oggi riguarda tante famiglie.



di Leandro Castagna

16 commenti


Ospite
01 set

Sono pienamente d'accordo con quanto riportato nell' articolo.

Personalmente abbiamo acquistato il cellulare ai nostri figli al primo anno di scuola superiore.

Hanno provato a replicare dicendo che tutti i compagni di classe delle scuole medie lo avevano ma non abbiamo ceduto.


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Ilaria
01 set

Sono controcorrente, impopolare e ostinata. Non mi sono fatta convincere per confronto. Abbiamo consapevolmente consegnato lo smartphone alle mie figlie quando ne abbiamo sentito la necessità, con la comparsa del registro elettronico. Una di loro faceva le elementari. Già prima di tutto questo caos mediatico insistevo perché imparassero a usare le mail, Google, siti di matematica per imparare le operazioni. L’informatica è la tecnica sono il mio lavoro e le mie passioni. Parlo loro di intelligenza artificiale da quando hanno iniziato a camminare e sono molto consapevoli di cosa hanno in mano. L’età giusta? Dipende dal contesto, dalle conoscenze, dalla fiducia che si può riporre in un figlio.

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Alexa
01 set

Ho tre figli di 18,15 e 13 anni; il cellulare l'hanno avuto ( e l'ultimo l'avrà) ad inizio superiori. Ho avuto le chat di classe sul mio telefono, con la clausola di poter leggere ma non scrivere. Questo mi ha permesso di verificare il tipo di messaggi che si scambiano i ragazzi e trarre spunto per discuterne insieme, (vennero pubblicati meme indecenti e spezzoni di film porno). In classe erano gli unici a non avere il cellulare. Siamo stati e lo siamo ancora,tra le poche famiglie che al ristorante non usavano intrattenere i figli con dei dispositivi, ma ci armavamo di giochi, in base all'età, e di tanta pazienza per coinvolgere i bambini, ora ragazzi, in conversazioni adatte alla loro…

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Carlotta
31 ago

Mia figlia maggiore ha 13 anni, deve fare la terza media e avrà il cellulare in prima liceo. È molto dura perché in classe sono solo in due a non averlo, e ovunque tra i suoi amici scout o altrove. Cerchiamo di resistere, è faticoso ma credo fermamente che ne valga la pena, anche farle gestire dal mio telefono le sue chat con le amiche o quelle di scuola.

Se fosse per me lo ritarderei anche ai 16 anni ma il problema è la mentalità che impone di averlo già in prima media. Dovremmo cambiare prima di tutto noi genitori, ed essere supportati dalle istituzioni, in primissima la scuola. E invece tutti comprano le schede per i figli a lor…

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Lotty
31 ago

Hi due figli ormai adulti, e hanno preso il cellulare a fine terza media dopo l'esame, sono cresciuti bene egualmente,sono felici, l' altro giorno il più piccolo 25 anni mentre dicevo che sapevo di non essere stata una mamma burro e marmellata,ma che tante cose costavano più a me che a loro,dire no è complicato,molto più che dire si,mio figlio mi ha detto, mamma se tu non fossi stata così io non sarei il ragazzo che sono ora,e in cuore mio so che tutto ciò che hai fatto lo hai fatto con amore e per amore queste sono soddisfazioni!!!

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