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Novara: "Super mamma" sempre disponibile oppure una donna in carriera, perché le lavoratrici italiane devono prendere una decisione?

Il pedagogista Daniele Novara riflette sul ruolo delle madri nella società italiana e sulla mancanza di una rete di servizi capace di permettere alle donne di conciliare...

C’è chi crede ancora che il ruolo della donna si consumi una volta che quest’ultima diventi madre e chi invece pensa che pur lavorando possa riuscire a pensare alla famiglia senza alcun tipo di sostegno. Ed è proprio lì il problema ma anche la soluzione: negli aiuti e nei servizi che riescono a garantirle di continuare a lavorare in maniera serena.

Ad affrontare la tematica delicata quanto attuale è l’esperto di pedagogia Daniele Novara che afferma: “La cultura italiana si è a lungo crogiolata nel mito della madre mediterranea, della "super mamma" sempre disponibile. Un'immagine che ha una parte di verità, ma che diventa un peso nel momento in cui la donna, giustamente, vuole avere anche una vita propria e un lavoro”. Famiglia o lavoro? Arriva un momento nella vita delle donne italiane che le costringe a fare una scelta dolorosa quanto necessaria a volte. Nonostante anni di studio, gavetta e una carriera importante tanto quanto quella di un uomo, una donna viene messa quasi sempre alle strette e, soprattutto quando ci sono i figli, inevitabilmente, la sua scelta ricade sulla famiglia.

Eppure l’esperto riporta un esempio tangibile: “Nel Nord Europa hanno semplicemente costruito un sistema di servizi che consente alle madri di non essere ventiquattr'ore al giorno sui figli. Racconto un episodio. Nel 1991 organizzai a Rovereto un grande convegno sull'educazione alla pace e invitai un'importante psicologa finlandese, Riitta Wahlström. Al termine dei lavori pensavamo che sarebbe rientrata subito in Finlandia, dove aveva quattro figli. E invece ci disse, serenamente, che avrebbe trascorso una settimana a Venezia con il marito. I figli erano rimasti a casa, non certo abbandonati: dietro c'era un intero sistema di servizi”.

La differenza, secondo il pedagogista, sta in tutta quella rete di rapporti che gravita attorno ad una donna quando diventa madre. In questa rete non ci sono solo la famiglia e il marito, ma anche una serie di servizi ed agevolazioni che le permettono di staccarsi dai propri figli senza avere ansia o preoccupazioni. Parliamo, ad esempio, di sussidi economici, supporto psicologico, scuola, strutture ricreative, tempo di lavoro adeguato. Queste, continua Novara: “Sono società che hanno scelto di consentire alle donne di avere una vita, e non soltanto di fare le madri. È qui che si consuma il grande equivoco italiano”.

Ma su una cosa occorre riflettere. Sono scelte nelle quali deve essere considerato per primo il proprio benessere. Non esiste una decisione giusta o sbagliata, ma piuttosto una decisione sentita. Sono molteplici i fattori da considerare: ogni donna è diversa, ogni donna sceglierà come meglio crede per sé, per i figli e per la sua famiglia. Una scelta che dipende anche dalle proprie aspettative di vita, dagli obiettivi personali e professionali e dalla situazione economica. Probabilmente molte donne vorrebbero dedicarsi completamente alla famiglia, ma non possono permettersi di rinunciare al proprio stipendio; altre, invece, non vogliono abbandonare il lavoro e il percorso costruito nel corso degli anni. Non sempre, quindi, si tratta di scegliere tra la famiglia e la carriera: spesso sono le condizioni economiche, lavorative e sociali a decidere al posto delle donne.

Per te, lettore che ci segui, pensi che la società italiana sia improntata in modo tale da rendere sempre più difficoltoso l'accesso al mondo del lavoro alle donne madri-lavoratrici? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento. 



di Natalia Sessa

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