Caldo nelle scuole, stanziati 20 milioni ma il CNDDU rilancia il piano da 1,5 miliardi
- La Redazione

- 1 ora fa
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Il finanziamento per il raffrescamento rappresenta un primo passo. Ora servono interventi coordinati su impianti, isolamento ed efficienza energetica.

Venti milioni di euro per acquistare apparecchi e dispositivi destinati al raffrescamento degli ambienti scolastici. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani valuta positivamente la decisione assunta dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, ma invita a guardare oltre la risposta immediata.
Le temperature elevate non possono più essere considerate un fenomeno eccezionale circoscritto a poche settimane. La loro crescente frequenza e durata impongono di inserire l’adattamento climatico delle scuole nella programmazione ordinaria dell’edilizia scolastica.
I 20 milioni rappresentano dunque un primo intervento concreto. Per il CNDDU, tuttavia, dovrebbero aprire un percorso più ampio, capace di superare la logica dell’emergenza stagionale.
Acquistare i dispositivi potrebbe non bastare
Il problema non riguarda soltanto la quantità di apparecchi che potranno essere acquistati, ma le condizioni degli edifici nei quali dovranno essere installati. Una scuola scarsamente isolata, con infissi inefficienti, una forte esposizione al sole o impianti elettrici inadeguati potrebbe richiedere lavori aggiuntivi e sostenere consumi particolarmente elevati.
“Il valore economico dell’intervento non dovrebbe pertanto essere misurato soltanto sul costo di acquisto, ma sul costo complessivo del ciclo di vita, comprendendo installazione, adeguamenti tecnici, consumi e manutenzione”.
Il rischio è che una misura destinata a risolvere una criticità immediata finisca per trasferire una parte consistente dei costi sulla spesa corrente degli anni successivi. Un dispositivo acquistato, infatti, non è necessariamente un dispositivo che può essere installato e utilizzato in modo economicamente sostenibile.
Il nodo delle competenze tra scuole ed enti locali
C’è poi una questione giuridica e amministrativa. Le istituzioni scolastiche possono acquistare gli apparecchi, ma non hanno competenza su tutti gli interventi strutturali eventualmente necessari per installarli.
La Legge 11 gennaio 1996, n. 23 attribuisce agli enti territoriali specifiche responsabilità in materia di edilizia scolastica. Quando occorre intervenire sugli impianti o sugli immobili, diventa quindi indispensabile un coordinamento effettivo tra scuole, Comuni, Province e Città metropolitane. Anche il D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 include il microclima tra gli agenti fisici da considerare nella valutazione dei rischi. Il CNDDU richiama però la necessità di non sovrapporre le responsabilità: gli obblighi relativi alla valutazione e alla gestione del rischio devono restare distinti dalle competenze sugli interventi strutturali e manutentivi.
Non una semplice somma di acquisti
Per il Coordinamento, i 20 milioni potrebbero diventare anche uno strumento per conoscere le condizioni reali del patrimonio edilizio scolastico.
La loro utilizzazione dovrebbe consentire di rilevare i fabbisogni delle scuole, verificare l’adeguatezza degli impianti e calcolare i costi complessivi degli interventi. Le informazioni raccolte potrebbero poi aiutare a definire le priorità e a stabilire l’entità delle risorse future. “Il punto decisivo è quindi evitare che i 20 milioni producano una semplice sommatoria di acquisti. Lo stanziamento può avere un valore maggiore se diventa anche l’occasione per conoscere i fabbisogni reali, verificare le condizioni tecniche degli immobili e misurare i costi effettivi degli interventi”.
L’efficacia della misura non potrà essere valutata soltanto contando i dispositivi acquistati. Bisognerà verificare quanti saranno realmente utilizzabili, quali costi produrranno nel tempo e in quale misura contribuiranno a migliorare le prestazioni energetiche degli edifici.
La proposta del CNDDU: 1,5 miliardi in tre anni
In questa prospettiva si inserisce il programma nazionale triennale da 1,5 miliardi di euro già proposto dal CNDDU al ministro Giuseppe Valditara.
La somma non rappresenta una stima del costo necessario per climatizzare tutte le scuole italiane. Costituirebbe una dotazione iniziale con cui individuare gli edifici più fragili e programmare gli interventi prioritari, integrando raffrescamento, adeguamento degli impianti ed efficientamento energetico.
“I 20 milioni rispondono a esigenze immediate, mentre la proposta del Coordinamento individua una prospettiva finanziaria di medio periodo nella quale integrare raffrescamento, adeguamento impiantistico ed efficientamento energetico”.
Un programma nazionale permetterebbe inoltre di ridurre le disparità tra i territori. La diversa capacità finanziaria degli enti proprietari non dovrebbe tradursi in differenti possibilità di rendere sicuri e vivibili gli edifici scolastici.
Le risorse future dovrebbero essere distribuite considerando contemporaneamente la gravità delle criticità tecniche e la situazione economica dei territori interessati.
I 20 milioni segnano dunque un primo passaggio importante. La sfida, adesso, è trasformare una risposta finanziaria immediata in una politica di investimento capace di produrre risultati duraturi: non soltanto acquistare apparecchi, ma utilizzare ogni risorsa per avviare la progressiva riqualificazione delle scuole italiane.
di La Redazione
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