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Tupini: “Un genitore che tenta di accontentare un figlio lo vizia? No”. I bambini chiedono cose in continuazione quando manca l’affetto

La psicologa Gabriella Tupini ribalta il luogo comune del “bambino viziato”: dietro le richieste continue si nasconde spesso un bisogno d’amore...

I bambini chiedono cose in continuazione solo se non ricevono affetto”. È da questa frase che parte la riflessione della psicologa Gabriella Tupini, che mette in discussione una convinzione che molti genitori danno per scontata. Quante volte si sente dire di un bambino che chiede sempre qualcosa: “è viziato”.

L’etichetta arriva veloce, quasi automatica. Ma Tupini invita a guardare più a fondo: “E allora si sentono infelici perché gli manca qualcosa e cominciano a chiedere le cose pensando di potersi saziare in questo modo”. Un oggetto nuovo, un giocattolo, uno schermo acceso: nessuna di queste cose può davvero colmare un vuoto che ha un’altra natura. Il bambino, quando ottiene ciò che chiede, invece di calmarsi, si arrabbia ancora di più. “Quando gli vengono date le cose si arrabbia perché non era quello che voleva, ma non sa cosa vuole”, spiega Tupini. “Si arrabbia, maltratta gli oggetti che gli sono stati dati perché non è di quello di cui ha bisogno, perché in realtà voleva un affetto”. Nella lettura della psicologa, non è capriccio, ma delusione: la delusione di chi riceve una risposta sbagliata a una domanda che nemmeno lui sa formulare con chiarezza.

Ma cosa significa davvero viziare un figlio? La risposta comune, quella che si sente ripetere ovunque, per Tupini non regge. “Ho chiesto a più persone che cosa voglia dire viziare un bambino. Normalmente mi rispondono: Quando il genitore fa tutto quello che vuole il figlio. Dà al bambino tutto quello che lui vuole". E un genitore che tenta di accontentare un figlio lo vizia? No.”

Tentare di accontentare un figlio non significa necessariamente viziarlo. Può essere, semmai, una delle tante forme in cui si esprime l’amore verso di lui. Il problema, allora, non sta nel dare troppo, ma nel dare la cosa sbagliata al posto di quella giusta:Quindi i bambini viziati sono quelli a cui si danno tante cose per levarseli di torno. Allora lo metti davanti alla televisione, lo metti davanti al computer, lo metti…”.

Non è l’oggetto in sé il problema, ma la funzione che gli viene assegnata: tenere occupato un bambino invece di stargli vicino. E proprio per questo motivo Tupini precisa: “Intendiamoci: non è che i bambini non debbano stare davanti alla televisione o davanti al computer”.

Quando un bambino cresce in un ambiente familiare sereno, “cerca anche di uscire, di andare con gli amici, eccetera, perché ha facilità di rapporti”. “Perché se ha facilità di rapporti con la gente, con i genitori, ha facilità di rapporti con tutti gli altri. Si aspetta che gli altri lo trattino bene”.

La riflessione di Tupini conduce così a una domanda: prima di chiedersi quanto dare a un figlio, bisognerebbe chiedersi quanto affetto gli si sta offrendo. E tu, lettore che ci segui, ti capita mai di avvertire questo sottile contrasto tra le stanze straripanti di giochi e un bisogno che va oltre le cose materiali? Pensi che sia ancora possibile rimettere la relazione al centro della nostra vita quotidiana? Scrivici la tua opinione nei commenti, anche in forma anonima.



di Leandro Castagna

1 commento


Ospite
un'ora fa

Io credo di si ma se non si trova il tempo da dedicare ai figli presenza , importanza e affetto, non impareranno certamente dalle cose materiali lasciandoli poi da soli.

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