Maria Rita Parsi: “Il pianto di un bambino è un richiamo, non un capriccio”. Quando il modo in cui lo cresciamo segna il suo futuro
- La Redazione

- 3 ore fa
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L’amore che il bambino riceve sin da piccolo condiziona particolarmente il suo percorso di crescita e solo quel legame affettivo così armonioso gli consentirà di diventare ben presto…

Ogni bambino, attraverso la sua grazia e semplicità disarmante, è in grado di relazionarsi fin da subito con il mondo esterno, ricercando l’amore delle persone che si prenderanno cura di lui: “a poche settimane dalla nascita ha già imparato a sorriderci. Se lo lasciamo solo, affamato, sporco, il bambino piange; non a caso, il suo pianto ci procura una sgradevole sensazione di disagio, cosicché ci troviamo fortemente motivati a intervenire subito. Accorriamo verso quella piccola vita e ce l’appoggiamo sul cuore. Abbracciato, il bambino si calma”, così come spiegatoci molto accuratamente dalla psicologa e psicoterapeuta italiana Maria Rita Parsi.
L’amore che il bambino riceve sin da piccolo condiziona particolarmente il suo percorso di crescita e solo quel legame affettivo così armonioso gli consentirà di diventare ben presto un adulto maturo e consapevole.
“Le emozioni che si provano nel chiedere la vicinanza dei genitori sono, probabilmente, la forma più antica di amore che ci è capitato di sentire, quando eravamo piccolissimi: per tutta la vita, magari in forme meno istintive e più mature, continueremo spesso a sentire dentro di noi il bisogno di avere accanto qualcuno che ci dia sicurezza.
Nel caso del bambino, il suo pianto non è affatto un segno di debolezza o di un carattere «viziato», ma un vero e proprio richiamo, diretto di solito verso la madre, o verso il padre, comunque verso una persona che accetti di rispondere e si prenda cura di lui permettendone, di fatto, la sopravvivenza”, queste le significative parole pronunciate dalla psicologa e psicoterapeuta italiana che richiamiamo alla memoria per non dimenticare chi ha lottato l’intera vita per difendere i diritti dei minori. Un neonato, pertanto, ha necessità di essere accudito: se si sveglia da solo, al buio, piange; al contempo, però, se sente il battito del cuore della madre ed il suo calore, riposa beatamente.
Si pensi, ad esempio, allo zoologo ed etologo Desmond Morris, il quale dedicò uno dei suoi ultimi libri ai primi dodici mesi di vita del bambino e ai suoi comportamenti istintivi: fu proprio quest’ultimo ad affermare che “non esiste un organismo altrettanto affascinante e «programmato» proprio per essere amato incondizionatamente”.
Le parole di tale scienziato, dunque, dovrebbero illuminare il cammino di tutti qui genitori che temono che consolare un figlio di pochi mesi, quando piange, o assecondarlo nei suoi bisogni, possa farne un figlio viziato.
Non possiamo dimenticare, infatti, che la severità nel primo anno di vita mina la fiducia di base di ogni bambino, la fede che quando sente disagio ci sarà qualcuno che pensa a lui. “Impara troppo presto che la vita sa essere veramente crudele e cresce spaventato, arrabbiato, insicuro. La severità verso i bambini molto piccoli è, inoltre, profondamente innaturale anche per i genitori, che soffrono se sono costretti ad ascoltare il pianto del figlio senza poter intervenire”, così come dichiarato espressamente dalla psicologa italiana Maria Rita Parsi.
Ecco perché “se il bambino vive in un mondo rassicurante, dove si sente amato, ascoltato, rispettato nelle proprie emozioni, compreso nei comportamenti, trattato come persona, accudito, curato, soccorso, il suo sistema limbico avrà una formazione ottimale”: ricevere un’«alfabetizzazione emotiva» gli consentirà di diventare ben presto un adulto non suggestionabile o condizionabile ma anzi padrone di se stesso, mai in balia degli eventi e degli altri.
E tu, lettore che ci segui, pensi che un bambino debba essere amato, ascoltato, rispettato nelle proprie emozioni, perché solo in tal modo potrà diventare ben presto un adulto padrone di se stesso e non condizionabile dagli altri? Sei stato un bambino amato oppure l’affetto che non hai ricevuto sin da piccolo ha influito particolarmente nella tua vita?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.
di VALENTINA TROPEA



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