Crepet: "Si preferisce l’insulto al confronto e i like alla libertà". Sta già accadendo
- La Redazione

- 29 apr
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 30 apr
Paolo Crepet analizza una società in cui i like contano più della libertà e il confronto lascia spazio all’insulto...

“Ma dove è finita la libertà? Sembrava l’avessimo acciuffata, catturata, addomesticata come un pensiero selvatico. Una falena stupenda e ribelle nella rete di un sognatore. Una parte dell’umanità si era illusa di poter ormai considerarla come un elettrodomestico cui non fare neanche più caso, semplice pezzo d’arredamento un po’ vintage abbandonato per distrazione nel tinello”, con tale interrogativo il sociologo e psichiatra Paolo Crepet inizia la sua disamina nel suo nuovo libro “Riprendersi l’anima”.
La libertà è diventata quasi scontata, noiosa, e paradossalmente “si preferisce l’insulto al confronto, facendo finta di non sapere che l’offesa non ha nulla a che vedere con il libero arbitrio, ma in un’epoca in cui i like sembrano gli unici segnali di popolarità, la battuta più scurrile e becera viene contrabbandata come esigenza espressiva libertaria generando consenso e garantendo follower”.
La continua ricerca di consenso ed approvazione ha indotto all’omologazione, così condizionando anche il nostro modo di pensare e di relazionarci con le altre persone.
Stranamente non si lotta più per la libertà di pensiero, non ci si confronta esprimendo apertamente la propria opinione, ma anzi si preferisce insultare più che confrontarsi perché ciò che conta non è preservare il libero arbitrio ma solo ricevere più like sui social, dimenticando il labile confine tra mondo virtuale e mondo reale.
Ed è proprio per tale ragione che “le libere opinioni sono diventate barattabili”: pur di essere accettati si rinuncia alla propria identità, indossando una maschera, sopravvivendo in un mondo che ci ha reso schiavi, privandoci di un futuro dei quali essere fautori, così da trasformarci in meri spettatori di una vita che non ci appartiene e che non siamo capaci di rendere degna di essere vissuta. “Venderemo la nostra anima al diavolo per un pugno di like? E la libertà – e il suo campo di applicazione, la democrazia – è davvero merce logora?”, queste le domande che lo psichiatra si pone insistentemente alla luce di un decadimento ed un sovvertimento di valori e di principi al quale assistiamo giorno dopo giorno.
D’altronde non bisogna mai dimenticare che “la libertà, vista da vicino, effettivamente fa paura, attiva troppo la mente, mette in discussione diritti più recentemente acquisiti (da parte delle donne, dei giovani, dei neri, dei malati), necessita coerenza, intelligenza, coraggio. Come accade per tutte le cose faticose, temo possa diventare fatalmente negoziabile in nome dell’eccessivo impegno che richiede”, così come spiegatoci molto accuratamente da Paolo Crepet. Dunque, solo le persone coerenti, intelligenti e coraggiose possono dirsi veramente libere e prive di condizionamenti: occorre, pertanto, riscoprire la bellezza delle passioni travolgenti, delle emozioni coinvolgenti, valorizzando le proprie ambizioni, lottando per esaudire i propri sogni, senza aver paura di essere giudicati ad ogni inciampo ma anzi essendo fieri di averci riprovato dopo ogni caduta.
E tu, lettore che ci segui, pensi che la libertà necessiti di coerenza, intelligenza e coraggio? Pur di ricevere consenso ed approvazione, like sui social, siamo disposti ad omologarci ed uniformarci, rinunciando alla nostra vera identità?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.
di VALENTINA TROPEA




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E .. Sì è proprio come canta Francesco Guccini: "pensare è sconsigliato per chi è abituato". Se come è noto che usiamo solo il 10% della nostra mente, ho ancora parecchio spazio per migliorare