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Maria Rita Parsi: “Un bambino che non gioca è un piccolo schiavo”. Ecco perché molti bambini oggi sono più tristi

“Giocare è un’attività indispensabile per la vita di ogni bambino, come l’acqua, il cibo, il sonno: crescere è impossibile se non si gioca. Il gioco riveste un ruolo fondamentale…”

La spensieratezza e la spontaneità dei bambini è disarmante ed ineguagliabile: con gioia ed allegria sono in grado di portarci nel loro mondo, dispensando amore senza chiedere mai nulla in cambio perché la loro dolcezza è avvolgente ed il loro calore è in grado di scaldare il cuore.

È per tale ragione che la funzione svolta dagli adulti di riferimento, in qualità di educatori, appare di notevole importanza: solo un bambino cresciuto serenamente ed amorevolmente potrà guardare il mondo con occhi luminosi e curiosi, diventando ben presto un adulto maturo e consapevole.

Non bisogna mai dimenticare, in tale prospettiva, che ogni bambino ha diritto al gioco così da crescere e affrontare la vita con gradualità, armonia, libertà e sempre maggiore autenticità.

Ecco allora che riaffiorano amabilmente le parole pronunciate dalla psicologa e psicoterapeuta italiana Maria Rita Parsi che esprimeva il suo pensiero in tal modo:

“Giocare è un’attività indispensabile per la vita di ogni bambino, come l’acqua, il cibo, il sonno: crescere è impossibile se non si gioca.

Il gioco riveste un ruolo fondamentale all’interno degli stessi processi di apprendimento, di conoscenza del mondo, degli altri e di se stessi, nello sviluppo delle capacità motorie, comunicative e di adattamento sociale. Il gioco aiuta a sviluppare armonicamente il corpo e la mente e insegna a stare insieme, a competere e a collaborare con gli altri. La Dichiarazione dei diritti del bambino, elaborata il 20 novembre 1959 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, afferma che: «Il bambino deve avere tutte le possibilità di dedicarsi a giochi e ad attività ricreative che devono essere orientate a fini educativi; la società e i poteri pubblici devono fare ogni sforzo per favorire la realizzazione di tale diritto». Se non gioca, il bambino non può effettuare una sana esplorazione di se stesso e dell’ambiente che lo circonda”.

Dunque, solo attraverso il gioco il bambino potrà imparare gradualmente a relazionarsi con gli altri, sviluppando congruamente le proprie capacità cognitive, motorie, comunicative e di adattamento sociale. Giocando, infatti, il bambino sperimenta la sua creatività, fantasia, conoscendo meglio non solo se stesso ma anche chi lo circonda.

Un bambino che non vuole o non sa giocare è un bambino triste, solo, in difficoltà; un bambino che non gioca perché non può è un piccolo schiavo, cui hanno rubato l’infanzia. Giocando, infatti, il bambino può costruire con la fantasia una realtà in cui mettere in scena le cose importanti, può fare finta di essere un astronauta, un papà o una mamma, può fingere di ridere e piangere e mettere alla prova tutte le proprie diverse emozioni e parti di sé”, questo quanto dichiarato con forza e determinazione e senza alcuna esitazione dalla psicologa e psicoterapeuta italiana che ha sempre lottato per la tutela dei diritti dei minori. Pertanto, un bambino che sin da piccolo è stato privato della possibilità di giocare è un bambino al quale è stata rubata un’infanzia felice e serena: solo attraverso il gioco, infatti, potrà crescere armoniosamente, esprimendo al meglio se stesso, diventando ben presto un adulto maturo e consapevole in grado di relazionarsi adeguatamente con gli altri.

E tu, lettore che ci segui, pensi che ogni bambino abbia il diritto di giocare così da crescere serenamente ed armoniosamente diventando ben presto un adulto sereno, maturo e consapevole? Occorre preservare la spensieratezza dei bambini, lasciandoli giocare e non privandoli di un’infanzia felice e gioiosa?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.


di VALENTINA TROPEA

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