Gratteri: "Molti ragazzi escono con il telefonino in una tasca e il coltello nell’altra". Ma sui temi che contano sono una "spugna"
- La Redazione

- 2 ore fa
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"Sono stati definiti fragili, insicuri e poco adeguati ma, probabilmente, sono solo più sensibili alle questioni che li riguardano da vicino. I giovani sono speranza, non fallimento..."

“Una situazione che è sfuggita di mano”, così viene definito il nuovo panorama giovanile dal procuratore Nicola Gratteri. Un contesto drammatico nel quale “escono di casa con il telefonino in una tasca e il coltello nell'altra”. Da cosa devono difendersi? Oppure a chi devono far paura?
Sono gli estremismi di questo scenario, da un lato una scarsa autostima che li costringe a girare armati per dimostrare di essere invincibili, dall’altro il timore di essere colpiti. Ma il Magistrato mette in evidenza un aspetto importante, secondo Gratteri, una parte di responsabilità in questo è da attribuire agli adulti, infatti afferma: “Dobbiamo chiederci cosa non ha funzionato nei modelli educativi”. Ma si può ripartire, educare è prima di tutto esserci.
Una presenza che rappresenta per loro una base solida e ben radicata, che faccia arrivare al giovane, che l’adulto di riferimento ha a cuore lui e la sua situazione: “Noi adulti abbiamo il dovere di non stancarci di ascoltarli. Solo facendoli parlare possiamo capire i loro bisogni e raddrizzare il tiro rispetto a modelli educativi che sono saltati” continua l'esperto.
Nonostante la complessità della situazione giovanile oggi, il messaggio del Procuratore ha voluto portare in evidenza anche l’altra faccia della medaglia. Al contrario di quanto si pensi, sono molti i giovani che hanno a cuore il loro futuro e lo hanno dimostrato in più occasioni: "Ho visto ragazzi rinunciare a tornare a casa per Natale pur di restare a votare. Forse abbiamo sottovalutato il loro interesse per la cosa pubblica". "I ragazzi sono una spugna: hanno dimostrato che se stimolati su temi che toccano il loro futuro, come la Costituzione e la Giustizia, sanno prendersi lo spazio che la politica spesso non concede loro". Forse è da qui che potrebbe iniziare la ripresa del nostro paese, restituendo coraggio e forza ai giovani e non etichette e giudizi. Sono stati definiti fragili, insicuri e poco adeguati ma, probabilmente, sono solo più sensibili alle questioni che li riguardano da vicino. I giovani sono speranza, non fallimento. Ma dichiarandoli “falliti” finiranno solo per crederci.
Per te, lettore che ci segui, pensi anche tu che ai giovani non venga dato sufficiente spazio ?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.
di NATALIA SESSA



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Buonasera, sono una insegnante scuola infanzia, il mio pensiero. I ragazzi che credono nel futuro sono delle mosche bianche. Gli altri non hanno più il senso dell'umano ma solo il senso di una vita che, nella crescita, non gli ha permesso di essere se stessi, in tutte le loro fragilità NON ASCOLTATE non solo dalle famiglie, che si trovano sole ad affrontare il compito dell'educare. Non sanno neppure più cosa voglia dire. Io personalmente esprimo il mio pensiero: chi sono i tecnici dell'educazione? Gli insegnanti, la scuola tutta. Detto ciò affermo che l'ignoranza non ha limiti, non c'è desiderio di conoscenza, la comodità al primo posto, non esiste un'alleanza autentica e voluta con le famiglie. Si alzano muri, la palla…