Crepet: “Il conflitto significa essere vivi”. Una famiglia che non comunica smette di conoscersi davvero
- La Redazione

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Paolo Crepet riflette sul valore del conflitto: senza dialogo e confronto, una famiglia rischia di smettere di conoscersi davvero e di crescere insieme...

Siamo sicuri che una famiglia che non litiga mai funziona nel modo giusto? Per Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, non cercare lo scontro, non litigare mai vuol dire che: “in quella famiglia non si parla, non ci si confronta, non si comunica; vuol dire che l'unica frase che si pronuncia a tavola è: «Passami l'oliera» o poco più, che quella famiglia è in un perenne stato di coma comunicativo”.
Una famiglia che non comunica è una famiglia che perde ogni giorno l’occasione di conoscersi un po’ di più. Diamo spesso per scontato di conoscere perfettamente le persone con le quali quotidianamente viviamo eppure non esiste modo migliore per apprendere e comprendere meglio chi abbiamo davanti se non attraverso il confronto. Queste dinamiche, secondo l’esperto, sono benefiche, ripristinano i confini, permettono di dar voce alle opinioni di ognuno e soprattutto permettono di far capire ai genitori che quel figlio che sembrava loro tanto conosciuto ora è un perfetto sconosciuto che si sta autodeterminando attraverso l’essere ribelle.
Infatti, afferma Crepet: “Come può un padre di mezza età andare d'accordo con un figlio adolescente? Significa che suo figlio gli assomiglia o, ancor peggio, che lui assomiglia a suo figlio”.
Gli adolescenti sono per natura ribelli, sono per natura scontrosi: “Il conflitto significa essere vivi, non rassegnarsi al silenzio; vuol dire confronto, sano conflitto che a volte può arrivare a essere aspro, una virtuosa contaminazione tra persone che si stimano proprio perché differenti e non hanno paura di dirselo. Aver voglia di comunicare e confrontarsi implica aver fiducia nell’altro, considerarlo come degno interlocutore” afferma Crepet. “Una virtuosa contaminazione” di idee, di caratteri, di personalità che danno vita ad un mondo che vive, che si agita e che si muove. I giovani non subiscono passivamente neanche le opinioni dei loro genitori ed è questo che li rende veri. Scomodi, per gli adulti, ma autentici.
La famiglia è un sistema in continuo movimento, nel corso del tempo subisce diversi cambiamenti e, senz'altro, la crescita di un adolescente in casa è uno dei più importanti. Da una parte abbiamo i genitori con consigli e suggerimenti dall'altra i figli che ardono dal desiderio di seguire solo i propri sogni. Ma la forza di una famiglia si determina proprio in quel momento, quando resiste alle tempeste emotive di adulti e giovani, quando dopo diversi adeguamenti e compromessi tutti si ritrovano a tavola a guardarsi negli occhi con la speranza di essere finalmente compresi.
E tu, lettore che ci segui, dalla tua esperienza di figlio o genitore, ti sei mai ritrovato nella condizione di dover sopprimere un'opinione per non creare un conflitto in famiglia? Pensi che questo sia un comportamento da evitare?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima.
di NATALIA SESSA



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Quando manca il sano conflitto è un segnale da cogliere, in una famiglia bisogna parlare. Il dialogo è il cuore di una famiglia. Condivido in pieno l'analisi di Crepet, solo se consideriamo tutti i membri della famiglia "degni interlocutori" si potrà avere relazioni autentiche.