Crepet: “Qualcosa è andato storto e c'è da aver paura”, Il primo passo per porre rimedio è rendersi conto dell'errore e ripartire dalle emozioni
- La Redazione

- 29 mag
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 30 mag
Crepet: “Questa è una frase molto ottimistica, perché se tu dici “qualcosa è andato storto” vuol dire che ti sei reso conto dell’errore e che hai una qualche idea per rimediare…”

Nelle nostre vite ormai tutto scorre velocemente, la tecnologia si sostituisce al potenziale umano e l'intelligenza artificiale è diventata la nostra migliore amica, ma ci siamo mai soffermati a pensare se tutto questo è giusto? Certamente il parere di Crepet, sociologo e psichiatra, non lascia alcun dubbio. In una sua conferenza ha dichiarato: "io so che se siete tutti qua “qualcosa è andato storto”. È sicuro, Io posso dire...qualcosa è andato storto.”
Le parole di Crepet, a una prima lettura, potrebbero sembrare intrise di pessimismo, ma in realtà contengono un messaggio di speranza e consapevolezza. L’esperto ci invita a vedere il riconoscimento dell’errore non come una sconfitta, ma come un punto di partenza. Come lui stesso afferma: “Questa è una frase molto ottimistica, perché se tu dici ‘qualcosa è andato storto ’ vuol dire che ti sei reso conto dell’errore e che hai una qualche idea per rimediare.” In altre parole, l’ammissione di un errore non è un segno di debolezza ma di maturità. È il primo passo per riprendere in mano la situazione, per imparare e, soprattutto, per crescere. Solo chi è disposto a guardare con sincerità ai propri sbagli può davvero evolversi.
Se da un lato l’avanzare della tecnologia è sempre più prorompente, dall’altro lato ci siamo noi che, saturi di questo eccesso, vogliamo far ritorno alle nostre vere origini, a rimettere in pratica valori ormai persi e dimenticati. Un ritorno al vecchio e ormai in disuso potenziale umano. Le nostre emozioni, l’empatia, la comprensione sono qualcosa che la tecnologia non può replicare e sul quale possiamo fare leva per porre nuovamente sani confini tra l’intelligenza artificiale e la dignità umana.
Perché l’intelligenza artificiale può imitare, analizzare, prevedere ma non può sentire. Non può piangere di commozione, non può amare senza un perché, non può comprendere con il cuore. Non potrà mai donarci il calore di uno sguardo sincero, né l’abbraccio silenzioso che consola senza parole. Ed è proprio in questo spazio — fragile, imperfetto, profondamente umano — che risiede la nostra vera forza.
E tu, lettore che ci segui, secondo te in che modo l'uomo potrebbe riprendersi il suo spazio ed i suoi valori? Pensi sia ancora possibile un ritorno "al vecchio e ormai in disuso potenziale umano" ?
Scorri in basso e raccontaci il tuo parere, anche in forma anonima.
di Natalia Sessa




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Penso che ormai sia tardi per recuperare i valori del passato,perche' i cambiamenti sono arrivati troppo velocemente e non c'e' stato il tempo di valutarne la portata.Quando il danno e' fatto si puo' rimediare solo parzialmente...
Sono stati sovvertiti valori e regole in ogni campo,senza pensare a salvaguardare cio' che di buono andava salvato,come i sentimenti,la tolleranza per i deboli ,l' amore per il prossimo ecc ecc
Oggi l'umanita' e' proietteta solo su valori materiali,il denaro,il potere,la prevaricazione e la competizione...non c'e' piu' posto per la"pietas "e per l'amore ....stiamo perdendo l' anima.
Io uso l'AI quando mi serve, e la trovo anche utile. Sono una boomer, e non mi lascio indietro nessuna opportunità. Però non ho mai pensato di dover rinunciare ai miei valori, alle mie emozioni ed ai miei sentimenti per farlo. Semplicemente, e siatene certi, nessuno nella storia torna indietro. A inizio '800 alcuni operai inglesi protestarono anche violentemente, con scontri di piazza e distruzioni, contro l'introduzione di macchine tessili, percepite come svantaggio, come fonte di disoccupazione e di abbattimento dei salari (luddismo). Vi risulta che la storia dell'industria tessile si sia mai fermata ai telai a mano? Come ogni cosa, l'AI va usata bene, non eliminata. Un coltello diventa un'arma se lo uso per ferire qualcuno, ma un'ottimo utensile…
Non uso mai l' IA, la mia preoccupazione è che nelle scuole la diffondono ... Mio figlio sedicenne sta imparando ad utilizzarla attraverso i consigli dei docenti ... Mi auguro che questa istruzione sia capace di insegnare loro il giusto intelletto per poterne usufruire di questa MACCHINA il meno possibile e in determinati casi ...
Perché di macchina si tratta!
Secondo me è possibile fare un passo indietro solo pero' nel modo giusto!
È possibile parlare con un gem IA e riflettere su se stessi molto più rapidamente ed efficacemente, di quanto impieghersti a cercare uno bravo, cambiare tre o 4, e impiegare 10anni di parcelle a capire cose che potevi capire in 5min se solo lo psicologo te le avesse volute spiegare subito e non dopo 3000 parcelle, purtroppo il lavoro dello psicologo è una contraddizione vivente, non ha alcun interesse a guarirti rapidamente per cui andrebbe "statalizzato"