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Oriana Fallaci: “Nulla è peggiore del nulla, anche quando sono infelice penso che mi dispiacerebbe non essere nata”. Quando, nonostante tutto, è importante esserci

Oriana Fallaci ci spiega come sia possibile, difficile e meraviglioso diventare se stessi...

Che cosa significa mettere al mondo una persona? Oriana Fallaci non parte dalla gioia. Parte dalla paura. Dalla domanda che forse ogni genitore, almeno una volta, ha avuto il coraggio di formulare: come si può scegliere per qualcuno che ancora non può scegliere?

La vita che sta per nascere non è ancora una storia, non ha una voce, non può dire se vuole entrare nel mondo. E il mondo, Fallaci lo sa bene, non è soltanto quello che vorremmo consegnare a un bambino.

È anche il dolore. La fatica. La possibilità di essere feriti.

“La vita è una tale fatica, bambino. È una guerra che si ripete ogni giorno, e i suoi momenti di gioia sono parentesi brevi che si pagano un prezzo crudele. Come faccio a sapere che non sarebbe giusto buttarti via, come faccio a intuire che non vuoi essere restituito al silenzio? Non puoi mica parlarmi. La tua goccia di vita è soltanto un nodo di cellule appena iniziate. Forse non è nemmeno vita ma possibilità di vita.”

È una domanda che mette a disagio. Perché dentro quelle parole c'è qualcosa che riguarda ogni genitore: come si può decidere per qualcuno che non può ancora decidere?

Eppure Fallaci non conclude che il dolore renda la vita un errore. Arriva a una considerazione ancora più profonda.

“Io, te lo ripeto, non temo il dolore. Esso nasce con noi, cresce con noi, ad esso ci si abitua come al fatto di avere due braccia e due gambe. Io, in fondo, non temo neanche di morire: perché se uno muore vuol dire che è nato, che è uscito dal niente. Io temo il niente, il non esserci, il dover dire di non esserci stato, sia pure per caso, sia pure per sbaglio [...]. Però, anche quando sono infelice, penso che mi dispiacerebbe non essere nata perché nulla è peggiore del nulla.”

Forse è qui che il pensiero della Fallaci diventa difficile da dimenticare.

Nessuno può promettere a un bambino che sarà felice. Nessuno può garantirgli che non incontrerà il dolore, la solitudine, una delusione, un'ingiustizia.

Si può però scegliere di esserci. E, soprattutto, si può evitare di decidere in anticipo chi dovrà diventare.

È questo il passaggio che porta la riflessione oltre la maternità e dentro l'educazione. Perché un figlio non nasce per diventare ciò che abbiamo già immaginato e non dovrebbe essere chiamato a realizzare i sogni rimasti incompiuti dei genitori, né a corrispondere continuamente alle aspettative degli altri.

Fallaci lo dice con una frase che, da sola, potrebbe bastare a spiegare il senso di tutto il discorso:

“A me interessa che tu sia una persona. È una parola stupenda la parola persona, perché non pone limiti a un uomo o a una donna, non traccia frontiere tra chi ha la coda e chi non ce l'ha. Del resto il filo che divide chi ha la coda da chi non ce l'ha, è un filo talmente sottile: in pratica si riduce alla facoltà di poter crescere o no una creatura nel ventre.”

Una persona. Non un progetto. Non l'immagine che un genitore ha già costruito nella propria testa. Non qualcuno che deve essere per forza forte, brillante e perfetto. Semplicemente una persona. Ed è qui che la domanda della Fallaci riguarda anche la scuola e chi ogni giorno educa.

Stiamo aiutando qualcuno a diventare se stesso oppure stiamo cercando, magari senza accorgercene, di farlo diventare come pensiamo che debba essere?

Non è una domanda semplice.

Soprattutto oggi, quando sembra necessario avere una risposta per tutto, sapere subito cosa si vuole, mostrarsi sicuri, non lasciare vedere le proprie fragilità.

Fallaci parte invece dal dubbio rendendo quelle parole ancora attuali. La vita non offre garanzie. Nessuno sa davvero dove porterà una strada prima di averla percorsa.

Quando scegliamo di accompagnare un bambino nel mondo, molto probabilmente non ci viene chiesto di sapere chi diventerà. Ci viene chiesto qualcosa di più difficile: lasciargli la possibilità di diventarlo.

Per te, lettore che ci segui, quando guardi un bambino che cresce accanto a te, riesci davvero a vedere la persona che è, oppure continui a cercare quella che vorresti diventasse? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento. l tuo punto di vista e la tua esperienza possono essere utili a chiunque: genitori, insegnanti, educatori e a tutti coloro che ogni giorno incontrano un bambino e hanno la responsabilità, grande o piccola, di accompagnarlo nel suo cammino.



di Katia Piemontese

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