Pellai: “Siamo le parole che ci vengono dette quando siamo bambini. Quelle che si radicano nel cuore e da lì non si spostano più”
- La Redazione

- 57 minuti fa
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Le parole che riceviamo, ascoltiamo e pronunciamo diventano, nel tempo, la trama della nostra vita. E alcune di quelle ricevute da bambini continuano ad accompagnarci anche da adulti.

C'è una parola che ti hanno detto da bambino e che ancora oggi, quando ci pensi, ti fa qualcosa?
Non serve cercare troppo lontano. Potrebbe essere una parola detta da una madre o da un padre, da un insegnante, da un nonno, da un amico; una parola arrivata in un giorno qualunque, magari pronunciata senza pensarci troppo, e che invece ha trovato dentro di noi un posto preciso, quello da cui non è più uscita.
Alcune passano mentre le ascoltiamo e scompaiono quasi subito, altre restano con noi per anni, riaffiorano nei momenti più inattesi e tornano a farci compagnia proprio quando stiamo cercando di capire qualcosa di noi stessi.
“Siamo le parole che ci vengono dette quando siamo bambini. Quelle che si radicano nel cuore e da lì non si spostano più.” Con queste parole, il medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva, Alberto Pellai ci mostra come da bambini le parole degli altri abbiano un peso che spesso comprendiamo soltanto dopo essere diventati grandi. Sono le parole attraverso le quali impariamo a guardarci, a riconoscerci, a capire se possiamo fidarci di noi stessi e del mondo che abbiamo intorno. Una frase può farci sentire capaci, una parola può restituirci coraggio, un'altra può insinuare un dubbio che continueremo a portarci dentro senza nemmeno ricordare più da dove sia arrivato.
Ma non siamo soltanto le parole che gli altri ci hanno rivolto. Siamo anche quelle che, crescendo, abbiamo imparato a rivolgere a noi stessi, soprattutto nei momenti in cui ci sentiamo persi e facciamo fatica a riconoscerci. Ci sono giorni in cui ci raccontiamo di essere abbastanza e altri in cui diventiamo i giudici più severi di noi stessi; anche quelle parole, lentamente, costruiscono il modo in cui impariamo a stare al mondo.
Poi ci sono tutte le parole che entrano nella nostra vita quasi senza chiedere permesso: quelle dei "libri che leggiamo, delle canzoni che ascoltiamo, delle vite degli altri che ascoltiamo viaggiando in treno, comprando il pane, facendo la coda all'ufficio postale." Parole che, come ci ricorda Pellai, in quel momento sembrano non avere alcuna importanza ma che con il tempo, mesi o anche anni dopo, tornano alla memoria proprio quando non le stavamo cercando. È questo che rende così grande il mondo delle parole: non sappiamo mai davvero quali resteranno e non sappiamo nemmeno cosa faranno una volta entrate nella vita di qualcun altro.
Ciò che possiamo asserire con fermezza è che le parole possono accarezzare e possono ferire, possono costruire un legame o consumarlo, possono dare valore a una persona oppure farla sentire invisibile.
“Siamo le parole con cui riceviamo carezze e diamo ceffoni.” Con queste parole Pellai richiama alla responsabilità chi parla, soprattutto quando dall'altra parte c'è qualcuno che si sta ancora costruendo. Un bambino, un ragazzo, ma anche un adulto che in quel momento è fragile e non ha bisogno di una sentenza, bensì di una parola capace di ricordargli che non è solo.
Proprio per questo le parole di chi educa hanno un peso particolare. Un insegnante può pronunciare decine di frasi durante una giornata e dimenticarne molte appena uscito dall'aula. Un ragazzo, invece, può conservarne una per anni. Una parola detta nel momento giusto può diventare un incoraggiamento a cui tornare quando arriva una difficoltà; una parola sbagliata può lasciare una traccia che non era stata prevista da chi l'ha pronunciata. Dunque, una parola può diventare una carezza senza che ce ne accorgiamo, così come può diventare un ceffone che continua a fare male molto tempo dopo che la conversazione è finita.
Per il medico e psicoterapeuta, “noi siamo il mondo di parole che diciamo, che scriviamo, che ascoltiamo. Che si trasformano in storie che, quando vengono narrate, ci fanno diventare non più semplici parole, ma la trama che la vita scrive con le nostre parole.”
La nostra vita non è fatta soltanto di ciò che ci è accaduto, ma anche delle parole con cui abbiamo imparato a raccontarlo, delle parole che qualcuno ci ha consegnato quando eravamo bambini e di quelle che, diventando grandi, abbiamo scelto di fare nostre.
Per questo ogni parola conta. Ogni parola non è mai soltanto una parola quando incontra una persona, ma può diventare un ricordo, una ferita, una carezza, una certezza, una possibilità.
Ed è lì che comprendiamo davvero quanto sia grande il potere delle parole. Noi siamo anche le parole che abbiamo scelto di conservare.
Per te, lettore che ci segui, c'è una parola che ti hanno detto da bambino e che ancora oggi, quando ci pensi, ti fa qualcosa? Non importa se è una parola che hai ricevuto ieri o quarant'anni fa. Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, puoi lasciare un commento. La tua esperienza può diventare una parola importante anche per qualcun altro.
di Katia Piemontese




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