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Scalano il tetto della scuola e lanciano pietre: il CNDDU, "Una condotta irresponsabile che deve essere riconosciuta e condannata"

Un episodio che va oltre la cronaca e riporta al centro una domanda: dove si impara il rispetto dei limiti?

"Il Coordinamento Nazionale Docenti esprime ferma condanna per il grave episodio verificatosi ad Angri, in provincia di Salerno, dove, secondo quanto riportato dalla stampa, un gruppo di giovanissimi, poco più che dodicenni, dopo avere scavalcato i cancelli della palestra dell’Istituto “Don Enrico Smaldone”, si sarebbe introdotto nell’edificio raggiungendone il lastrico solare, dal quale avrebbe iniziato a scagliare pietre verso il basso.

Quanto accaduto non può essere liquidato come una bravata adolescenziale.

La giovane età dei protagonisti deve orientare la risposta educativa e istituzionale, ma non può attenuare la gravità di comportamenti che avrebbero potuto provocare conseguenze drammatiche. Quando il divertimento mette a rischio l’incolumità altrui non siamo più di fronte a un gioco, ma a una condotta irresponsabile che deve essere riconosciuta e condannata.

Particolarmente grave è che l’episodio abbia avuto come teatro una scuola. Scavalcarne i cancelli, violarne gli spazi e trasformare un edificio destinato alla formazione in uno scenario di azioni pericolose rappresenta un’offesa a un bene che appartiene all’intera collettività. La scuola è il luogo nel quale si impara a convivere, a riconoscere le regole e a comprendere che la libertà personale incontra il limite costituito dalla sicurezza e dal rispetto degli altri.


È proprio il rapporto con il limite a destare maggiore preoccupazione. A dodici o tredici anni non si è troppo giovani per comprendere che un gesto può ferire qualcuno e che un bene pubblico non può essere trattato come uno spazio privo di regole.

Per questo occorre evitare due atteggiamenti ugualmente inadeguati: minimizzare l’accaduto definendolo una "ragazzata" oppure affidarsi esclusivamente all’etichetta di "baby gang". Sono i comportamenti a dover essere giudicati con fermezza, mentre le cause che li rendono possibili devono essere comprese e affrontate con serietà.

La responsabilità dei ragazzi non esonera gli adulti dall’interrogarsi. Famiglie, scuola, istituzioni e realtà territoriali sono chiamate, ciascuna secondo il proprio ruolo, a chiedersi quale rapporto con le regole, con l’autorità e con il bene comune stiano costruendo alcuni giovanissimi.


La scuola non può essere considerata responsabile di ogni comportamento compiuto dai ragazzi fuori dall’attività didattica, né può essere lasciata sola ad affrontare fenomeni che hanno origini familiari, sociali e culturali complesse. Resta tuttavia il principale luogo istituzionale nel quale educare alla responsabilità, al rispetto delle regole e alla consapevolezza delle conseguenze.

Anche per questo sarebbe insufficiente rispondere all’episodio esclusivamente attraverso cancelli più alti o un maggiore ricorso alla videosorveglianza. La sicurezza degli edifici scolastici deve essere garantita, ma nessun dispositivo tecnologico può sostituire l’educazione al limite.


La necessaria fermezza non deve esaurirsi nella richiesta di una punizione esemplare. La sanzione stabilisce che una regola è stata violata; l’educazione deve condurre alla comprensione del perché quella regola esista. Per ragazzi così giovani è essenziale che alla responsabilità corrisponda un percorso capace di far comprendere il pericolo provocato, il valore del bene pubblico e la necessità di riparare, nelle forme appropriate e individuate dalle autorità competenti, alle conseguenze delle proprie azioni.

Il Coordinamento Nazionale Docenti ritiene quindi che l’episodio di Angri richieda una risposta rigorosa, ma non semplicemente repressiva. Occorre recuperare autorevolezza senza autoritarismo e capacità educativa senza indulgenza.


Affermare con chiarezza che un comportamento è grave non significa rinunciare al recupero di chi lo ha commesso. Quanto accaduto ad Angri non deve diventare né occasione per criminalizzare dei dodicenni né un episodio destinato a essere rapidamente dimenticato. Deve invece ricordarci che una comunità educante credibile sa pronunciare dei "no" netti e sa spiegarne le ragioni. Perché il problema non è soltanto impedire ai ragazzi di scavalcare un cancello, ma fare in modo che comprendano perché nessun gesto compiuto per gioco possa mettere in pericolo la sicurezza degli altri."

di La Redazione


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