Crepet: "La grandezza di una persona non si misura solo su ciò che costruisce, ma anche sulla sua capacità di ricominciare; la vita insegna che si cade sette volte per rialzarsi otto”
Aggiornamento: 24 ago
“La vita è l’opposto del «chilometro zero»: i ragazzi dovrebbero imparare a contare le persone conosciute, le situazioni vissute e i luoghi visti, le discussioni fatte e le novità…”

In una società come la nostra, nella quale l’efficienza e la produttività appaiono quali valori guida, le nuove generazioni sembrano ricercare, nella maggior parte dei casi, sicurezza, comodità, agio, risultati eccellenti ma da conseguire facilmente e velocemente senza alcuno sforzo, privandosi di quello slancio, di quella passione, che invece dovrebbe contraddistinguere la loro esistenza, senza quindi far prevalere la propria ambizione, il proprio talento, ma soprattutto la propria inclinazione al cambiamento ed al miglioramento.
Invero i giovanissimi dovrebbe essere affascinati da tutto ciò che è inedito, straordinario, rivoluzionario, seguendo le proprie emozioni, non temendo alcun pericolo ma anzi avendo sempre il coraggio di osare, esponendosi al rischio, incamminandosi lungo strade non battute con pazienza e cocciutaggine senza mai desistere o tirarsi indietro.
“La vita è l’opposto del «chilometro zero»: i ragazzi dovrebbero imparare a contare le persone conosciute, le situazioni vissute e i luoghi visti, le discussioni fatte e le novità scoperte. E questo è un giro che non finisce mai, ma deve iniziare dalla spinta di voler pretendere qualcosa per sé, pensato da sé, progettato da sé”, in tal modo inizia la sua considerevole riflessione il sociologo e psichiatra Paolo Crepet.
Ad oggi, invece, appare per molti giovani più facile rinunciare ad una vita piena di emozioni e di scoperte piuttosto che vivere la propria esistenza intensamente. In realtà si tratta di una questione di umiltà, così come ci spiega lo psichiatra, e non si può mai sapere che cosa accadrà finché non lo hai ancora fatto.
“Se si ascolta la fatica ancor prima di averla misurata, si rischia la bonaccia esistenziale, che per un giovane è il peggio che si possa augurare, e si ricompone un filo che si riavvolge sempre allo stesso modo, quasi fosse un automatismo: inseguire le proprie zone di confort”, queste le parole sempre pregne di significato di Paolo Crepet. Eppure ci sono genitori che educano i loro figli alla certezza, un po’come se tutto fosse sempre a portata di mano e continuerà ad essere offerto, regalato, senza alcuno sforzo o fatica, ma il bello della sfida sta nel difficile, nell’impervio e nell’incerto e non nella facilitazione di ogni scelta.
“Compito di un genitore non è quello di tenere sempre abbassato il ponte levatoio di casa nella speranza di veder ricomparire i figli delusi da un tentativo che non è andato bene”, così come ci spiega lo psichiatra. Ma ciò che occorre insegnare ai giovani è che nulla deve essere scontato, nulla è dato per sempre, ma tutto porta a un tentativo, a un impegno capace di sollecitare creatività e progettualità.
“Ovunque un giovane scelga di vivere, qualsiasi cosa provi a fare, il suo agire deve essere valutato: più grande è la propensione al nuovo, meno scontato è l’esito, più profonda sarà la soddisfazione. La grandezza di una persona non si misura soltanto su ciò che costruisce, ma anche sulla sua capacità di ricominciare; per questo i tentativi, e gli errori connessi, sono fondamentali: la vita insegna che si cade sette volte per rialzarsi otto”, in tal modo conclude la sua disamina Paolo Crepet.
E tu, lettore che ci segui, pensi che oggi i giovani abbiano ancora il coraggio di rischiare, sbagliare e ricominciare? Quanto conta, secondo te, educare i ragazzi alla fatica e non solo alla comodità?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza.
di VALENTINA TROPEA




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Condivido pienamente il suo modo di vedere la vita e di come andrebbero educati i giovani...la vita non è sempre facile e niente è scontato e tanto meno dovuto...penso che per avere una vita soddisfacente bisogna sempre lottare con le proprie forze ...saper sognare ma anche essere realistici...questo è un discorso che potrebbe chiamare in causa tanti aspetti della vita come le emozioni..l'umiltà...l'empatia che a volte oggi vengono sostituìti da altro...GRAZIE infinite dottore
Condivido tutto ciò che ho letto perché io ho seguito esattamente questo percorso nella mia esperienza lavorativa e quando è capitato di cadere ho cercato sempre un’altro obbiettivo per rialzarmi facendomi uscire dal contesto negativo che ero avvolto in quel periodo. Preciso che io nella mia vita ho fatto sempre l’imprenditore pur di piccole dimensioni e di questi eventi ne sono capitati il metodo si è rivelato sempre vincente. E continuerei a farlo se non avrei un’età di 73 anni.
Mio padre e' stato un grande padre. Mi ha insegnato l'amore per il prossimo la condivisione il rispetto per il prossimo. Non vivo molto bene il momento che viviamo. E' pieno di violenza prepotenza e mancanza di rispetto. Per fortuna non ho figli. Non li vorrei lasciare in questo mondo in rovina. Grazie Crepet
Che dire ricevere consigli da un figlio di papà è sempre utile
Per fortuna che c è Crepet, lo si trova dappertutto....