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Hermann Hesse: "La vera vocazione di ognuno è una sola, quella di conoscere se stessi". Non è troppo tardi per tornare a credere in noi

13 minuti fa
Tempo di lettura: 2 min

Ci sono desideri dei quali abbiamo smesso di parlare. Poi qualcosa ce li ricorda e scopriamo che ci teniamo ancora.

"La vera vocazione di ognuno è una sola, quella di conoscere se stessi". Le parole di Hermann Hesse ci riportano a una domanda che spesso rimandiamo. Sappiamo che cosa serve ai nostri figli, che cosa preoccupa la persona che amiamo, quali impegni ci aspettano domani. Ma quando qualcuno ci chiede che cosa vorremmo per noi, può capitare di non trovare una risposta. Abbiamo imparato a dire “non importa”, “ci penserò”, “adesso non è il momento”. E intanto sono passati gli anni.

A volte rispondiamo pensando subito a ciò che renderebbe contenti gli altri. Scegliamo una vacanza perché piace alla famiglia, accettiamo un impegno per non deludere un amico, diciamo di sì anche quando avremmo bisogno di fermarci. Sono gesti che possono nascere dall’affetto. Ma se accade ogni volta, finiamo per non chiederci più quale sarebbe stata la nostra risposta. Le ragioni per aver messo da parte qualcosa di noi possono essere state serie. Il bisogno di lavorare, una persona da assistere, i soldi che non bastavano. Possiamo riconoscere il valore di quelle scelte e accorgerci, nello stesso tempo, che non raccontano tutto ciò che siamo. Essere stati presenti per qualcuno non significa aver smesso di avere desideri, dubbi o necessità nostre.

Hermann Hesse dà voce a questa difficoltà: "volevo solo cercare di vivere ciò che spontaneamente veniva da me. Perché fu tanto difficile?". Conoscersi significa anche tornare su ciò che abbiamo deciso di noi in un momento doloroso. Qualcuno ci ha definiti egoisti perché abbiamo detto di no. Oppure ci ha apprezzati soprattutto quando eravamo disponibili, capaci di risolvere tutto senza chiedere niente. Così possiamo aver imparato a nascondere la stanchezza, persino alle persone con cui potremmo condividerla.

Ci sono domande semplici che possono metterci in difficoltà: “Ti piace davvero?”, “Hai voglia di venire?”, “Che cosa ne pensi?”. Prima di rispondere possiamo prenderci un momento. Anche i nostri figli possono imparare qualcosa conoscendoci oltre il ruolo di genitori. Ci hanno conosciuti soprattutto attraverso le cose che sappiamo fare. Possono scoprire che abbiamo paura di sbagliare, che qualche volta cambiamo idea, che abbiamo bisogno di stare soli o di essere ascoltati. Negli anni possiamo essere cambiati senza aver trovato il tempo di accorgercene.

Qualcosa che un tempo ci bastava oggi ci sta stretto, come una compagnia che non ci fa più stare bene. Ascoltare questi cambiamenti può portarci a parlarne, anche con il timore di sentirci chiedere: “Ma da quando?”. Forse da molto. Soltanto che non lo avevamo detto neppure a noi stessi. Conoscersi può cominciare anche così: trovare finalmente le parole per raccontare qualcosa di noi che gli altri non sanno ancora. E permettere a chi ci vuole bene di ascoltare una risposta diversa da quella che si aspettava.

Lettore che ci segui, ti è mai capitato di dire “per me va bene” quando avresti voluto qualcosa di diverso? Quando sei riuscito a esprimere ciò che desideravi senza sentirti in colpa?

Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e raccontacelo nei commenti, anche in forma anonima. La tua esperienza può aiutare qualcuno a trovare le parole per farsi conoscere.


di Katia Piemontese

1 commento


Brigitte
qualche secondo fa

Effettivamente è così,oggi non saprei dire di cosa ho veramente bisogno,e non riesco più a fidarmi ed a chiedere anche solo un consiglio,un abbraccio o un po' di attenzione.Sono molto cambiata con gli anni,ma sotto sotto sono positiva e affronto la vita con tutto ciò che comporta

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