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Schettini: "Di quante cose belle mi sto privando mentre sto guardando inutilmente uno schermo del telefono?" Anche la mente è una questione di fisica

1 ora fa
Tempo di lettura: 3 min

Schettini ci spiega come si può stare bene, partendo da quelle emozioni che cerchiamo di evitare e dagli spazi di noia che potrebbero…

“Fate una prova, immaginate, più o meno, quante volte prendete durante una giornata il telefono in mano e lo aprite senza un motivo, cioè senza una ragione particolare”. L'insegnante di fisica Vincenzo Schettini ci propone un esperimento diverso dal solito. “Quando ci guardiamo intorno, vediamo tutti sul telefono:  dal medico, in stazione, sul treno. E a un certo punto riteniamo che questo comportamento sia normale, cioè siccome lo fanno tutti, è normale”.

A tal proposito Schettini ci parla dei suggerimenti dello studioso di scienze sociali Arthur C. Brooks, che propone di: “prendere il telefono, metterlo in una stanza per un'ora, e lasciarlo là e contare quante volte ci viene l'istinto di andare a prenderlo per aprirlo. Se quell'impulso compare continuamente, allora voi avete una dipendenza da cellulare. E non è una cosa da sottovalutare. È una cosa importante,  in senso negativo”. Il punto più interessante della riflessione di Brooks, continua Schettini, “non è tanto il fatto di aprire il telefono continuamente, è il fatto che questo influenza le nostre emozioni. Ci sentiamo tristi? Apriamo il telefono. Ci sentiamo spaventati? Apriamo il telefono. Ci sentiamo annoiati? Apriamo il telefono. Stiamo aspettando tre minuti qualcuno? Apriamo il telefono. Ci sentiamo nervosi? Apriamo il telefono”. 

È come se quelle emozioni non dovessero far parte della nostra vita: “In realtà non è così. Paura, tristezza, rabbia, sono emozioni che noi dovremmo imparare a vivere, ad attraversarle. Ecco, molto spesso si dice attraversare le proprie emozioni, anche quelle negative, imparare a guardarle in faccia senza giudicarle”.

Un suggerimento di Schettini per ridurre l'uso del cellulare è ritrovare il nostro “stato di flow”, ovvero uno stato nel quale siamo pienamente assorbiti. Ritrovare tutte quelle azioni e attività che possono farci dire: “la mia mente è on the flow, my mind is on the flow, è nel flusso”. Infatti, afferma Schettini: È quell'intervallo di tempo nel quale siamo talmente assorbiti da un'attività che stiamo facendo che ci dimentichiamo del telefono”.  Sembrano tutti discorsi già fatti, però una verità c’è ed è quella che non riusciamo a goderci neanche le attività più semplici, come ascoltare un discorso di un nostro amico o fare un pranzo di famiglia senza essere distratti: “Anche per gustarsi un pranzo serve attenzione. Quante volte siamo a tavola col cellulare? Come ce lo gustiamo il cibo? Non ce ne accorgiamo neanche mentre mangiamo”.

Sempre riprendendo i suggerimenti di Brooks, Schettini ci propone quattro comportamenti che possiamo adottare per tenerci ad una giusta distanza dal cellulare: “Numero uno,  eliminiamo le notifiche, qualsiasi tipo di notifica. Numero due, impostare lo schermo in bianco e nero. Suggerimento numero tre, crearci dei momenti della giornata liberi dalla tecnologia dopo il risveglio, i pasti, durante l'ultima parte della giornata. L'ultimo suggerimento, trascorrere giorni completamente lontani dalla tecnologia. Una sorta di digiuno digitale”.

In definitiva, dobbiamo riprenderci in mano una vita più autentica, fatta di emozioni, di relazioni, di attività e di benessere personale. “La noia non è un problema da risolvere, anzi ci da la possibilità di far fiorire noi stessi”. Sarebbe interessante domandarsi sinceramente, conclude Schettini: “Di quali cose belle mi sto privando mentre sto guardando inutilmente uno schermo del telefono?”


E tu, lettore che ci segui, cosa non stai facendo mentre guardi il telefono? Di cosa ti stai privando? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento. 


di Natalia Sessa

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