Recalcati: “La cura di mio padre per le piante malate è divenuta in me la cura per la fragilità dell’essere umano”
Aggiornamento: 22 ago
Lo psicoanalista racconta ciò che ha ereditato dal padre floricoltore e il filo invisibile che unisce la cura delle piante, degli esseri umani e dei libri: “I fiori come gli umani sono fatti di luce e di polvere...”

“La cura di mio padre per le piante malate è divenuta in me la cura per la fragilità dell’essere umano.” Massimo Recalcati con queste parole descrive un legame potente quanto originale che lo lega al padre. Un legame quasi simbiotico, almeno sul piano simbolico: anche se non è diventato floricoltore, Recalcati ha portato con sé ciò che aveva osservato da bambino: l’attenzione verso quanto appare fragile e la capacità di riconoscere un dolore che non può esprimersi attraverso le parole.
Lo psicoanalista racconta: “Sono cresciuto in un mondo di cultura contadina. L’intraprendenza di mio padre ha dato vita a un’azienda di floricoltura. Il lavoro era nella sua vita una vocazione. Racconto ne ‘Il complesso di Telemaco’ di avere appreso da lui l’interesse per il dolore delle foglie che in me si è trasformato nell’interesse per il dolore degli uomini…” Non tutte le eredità sono costituite da beni o proprietà. Alcune passano da una generazione all’altra attraverso un gesto ripetuto ogni giorno, il modo in cui un padre svolge il proprio lavoro o si prende cura di ciò che dipende dalle sue mani.
Recalcati non ha seguito la strada immaginata per lui, ma ha ereditato il modo di guardare del padre. Quell’attenzione si è trasferita dalle piante agli esseri umani e anche ai libri: “Sono cresciuto in mezzo ai fiori e alle piante. Poi tra i libri. Ho da sempre trattato, in effetti, i miei libri come mio padre trattava le sue piante… Con la massima cura.”
Cambia l’oggetto della cura, ma non la sua intensità. Il gesto del padre continua in quello del figlio, passando dalle serre alla scrittura.
Nei fiori, però, Recalcati riconosce anche la fragilità della vita e il destino di tutto ciò che, dopo avere raggiunto il proprio splendore, è destinato ad appassire: “Nei fiori recisi ho sempre visto quello che ho incontrato negli esseri umani: la bellezza, lo splendore, la luce della vita e l’inesorabilità della morte, il loro appassimento inevitabile, l’odore inconfondibile dell’acqua putrida nei vasi, il loro destino di rifiuti, il loro essere fatti di polvere. I fiori come gli umani sono fatti di questo: di luce e di polvere.” La fragilità non rende meno preziosa la vita. Al contrario, ciò che è destinato a finire può apparirci ancora più luminoso proprio perché non potrà durare per sempre.
Per te, lettore che ci segui, qual è l’insegnamento più importante che hai ricevuto osservando tuo padre o tua madre?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza.
di Katia Piemontese




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