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Tania Terrin, il CNDDU: “Il compito più difficile è riuscire ad ascoltare prima che il rumore diventi dolore”

La mobilitazione di Camponogara diventa per il CNDDU un’occasione per riflettere sulla prevenzione della violenza, sulla protezione delle donne e sul ruolo della scuola nell’educazione al rispetto.

La morte di Tania Terrin e la mobilitazione della comunità di Camponogara riportano l’attenzione sulla necessità di riconoscere i segnali della violenza prima che diventino irreversibili. È su questo punto che si concentra l’intervento del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che invita a trasformare il dolore per la tragedia in una riflessione più ampia.

Per il Coordinamento “la presenza di centinaia di persone nelle strade testimonia il bisogno di una comunità di non consegnare anche questa tragedia alla successione delle notizie di cronaca, ma di trasformare il dolore in una riflessione collettiva sulla violenza contro le donne e sulla responsabilità di prevenirla”.

Anche il rumore dei campanelli e dei fischietti utilizzati durante la mobilitazione assume, secondo il CNDDU, un significato preciso: “richiama tutti alla necessità di riconoscere i segnali della violenza prima che diventino irreversibili”.

Segnali che possono essere riconosciuti prima che una situazione diventi irreversibile. Ed è da qui che nasce una domanda considerata centrale per il Coordinamento: quanto è realmente efficace la capacità di proteggere una donna quando una situazione di pericolo è già emersa?

La denuncia deve aprire una risposta concreta

Il CNDDU sottolinea l’importanza della denuncia, ma invita a non considerarla come il punto conclusivo del percorso di tutela. Infatti, “l’invito a denunciare la violenza rimane fondamentale, ma deve corrispondere alla certezza che alla richiesta di aiuto seguano ascolto, valutazione del rischio e protezione”.

E aggiunge: “La denuncia non può essere considerata il punto di arrivo: deve attivare una risposta capace di accompagnare concretamente la persona che ha chiesto tutela”.


La prevenzione, secondo il Coordinamento, passa anche dalla capacità di riconoscere l’evoluzione di una situazione di violenza. Controllo, intimidazione, minacce, persecuzione e limitazione della libertà possono diventare segnali di un quadro progressivamente più pericoloso.“Riconoscere tempestivamente questa progressione costituisce una responsabilità decisiva”.

Il ruolo della scuola

Nel comunicato trova spazio anche il ruolo dell’educazione. Per il CNDDU, la scuola può contribuire a costruire una cultura del rispetto, aiutando gli studenti a comprendere che nessuna relazione può trasformarsi in possesso o limitazione della libertà dell’altra persona.

“Educare ai diritti umani significa insegnare che nessuna relazione attribuisce un diritto sulla libertà dell’altro e che ogni persona conserva il diritto di scegliere, cambiare idea e interrompere un rapporto”.

Un principio che, secondo il Coordinamento, deve essere accompagnato dalla capacità di riconoscere il rifiuto come espressione della libertà individuale: “Il rifiuto deve essere riconosciuto come espressione della libertà individuale, mai come un’offesa da punire”.

"La scuola, precisa il CNDDU,non può sostituirsi alle famiglie, alla magistratura, alle forze dell’ordine o ai servizi territoriali, ma può contribuire a impedire che affetto, controllo e possesso vengano confusi”.

Il messaggio finale del Coordinamento torna quindi al significato della mobilitazione di Camponogara e alla necessità di non lasciare che l’indignazione si esaurisca con il passare dei giorni. “Non possiamo abituarci a una successione di femminicidi, indignazione pubblica, manifestazioni e progressivo ritorno al silenzio”.

E proprio il rumore dei campanelli e dei fischietti diventa, nelle parole del CNDDU, il simbolo di una responsabilità che dovrebbe iniziare molto prima della tragedia: “Deve diventare capacità di ascoltare prima, di riconoscere i segnali e di intervenire quando esiste ancora il tempo per farlo”.

La conclusione affidata dal presidente del CNDDU, prof. Romano Pesavento, racchiude il senso dell’intero intervento: “Una società attenta ai diritti umani non può trovare la propria voce soltanto dopo una morte”.

E ancora: “Il compito più difficile è riuscire ad ascoltare prima che il rumore diventi dolore”.

di Katia Piemontese


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