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Gesù: “Ma voi, chi dite che io sia?”. Il Signore non cerca le opinioni degli altri, attende la risposta della nostra vita (Omelia del 23 agosto 2026)

Non bastano le opinioni degli altri né le formule imparate a memoria: Gesù chiede a ciascuno quale posto occupi davvero nelle sue scelte e nella sua vita...

Di Don Vincenzo Carnevale

Ma voi, chi dite che io sia? È la domanda della vita che Gesù, il Figlio di Dio, pone a tutti, Sua Chiesa, e, direttamente a ciascuno di Noi che ci crediamo Cristiani, Suoi seguaci e Suoi discepoli! Non possiamo più rimandare e non possiamo più sfuggire a questo quotidiano interrogativo: “Io che cosa e chi sono per te?” Quanto incido nelle tue scelte?” “A che posto mi hai messo nella tua vita?” Non possiamo più rispondere con le opinioni degli altri e con le opinioni dei teologi, con le frasi del Catechismo, imparate a memoria! Dobbiamo dare la nostra risposta individuale e comunitaria!

Gesù vuole la mia, la tua e la nostra personale risposta! Qual è effettivamente la mia, la tua e la nostra adesione al Suo Vangelo e la mia, la tua e la nostra relazione con la Sua Persona! Anche se Gesù pone la domanda ai Suoi “Cosa dice la gente di me?”, a Lui per niente piacciono i sondaggi e le opinioni “della gente” (lett. “degli uomini”) sulla Sua persona! Non gli interessa per niente sapere opinioni e dicerie su di Lui! Nella Sua divina pedagogia, parte da lontano, dall’esterno per concentrarsi sulla domanda fondamentale della vita per i Suoi di allora e per i Suoi di tutti i tempi! “Ma voi, chi dite che io sia?”

Ciascuno di noi deve dare la propria personale risposta a questa domanda fondamentale della nostra fede e della nostra relazione con Gesù Cristo, il Figlio del Dio vivente. Io devo esaminarmi e discernere, con verità e onestà, che tipo di relazione personale ho con Lui? Perché e come continuo a seguirLo? Chi cerco? Che cosa mi attendo da Lui? Gesù, con il suo duplice interrogativo, prima intrigante e, poi, stringente, vuole che io conosca la Sua vera Identità di Figlio di Dio, mandato e venuto a salvarmi e, finalmente, mi decida a seguirlo per diventare ed essere, finalmente, Suo vero e fedele discepolo.

Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Che Simon Pietro risponda a nome di tutti gli altri discepoli si fonda sul fatto che questa professione di fede estata anticipata, anche se non del tutto completa, da questi a Gesù nella conclusione tormentata traversata del lago agitato dal “vento contrario” (Mt 14,33) e anche dal fatto che il Maestro la pone a tutti i Suoi: “Ma voi, chi dite che io sia?”

Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”. È sul fondamento diquesta fede, dono del Padre, che Cristo Risorto “edificherà” la Sua Chiesa, garantendone la stabilità contro ogni forza del male. Non dimentichiamo che è Gesù che fonda ed edifica la Sua Chiesa sul basamento - fondamento è la fede che Pietro, insieme con gli altri discepoli, ha professato e che “né carne né sangue glielo hanno rivelato, ma il Padre suo che è nei cieli”. Simone, per questa sua fede, dono del Padre, è stato scelto ad essere laprima pietra sulla Roccia - angolare, che è solo Cristo! Cristo la fonda su Pietro la Sua Chiesa, perciò, non è Pietro la Chiesa!

A Pietro e ai Dodici è affidato l’inizio della costruzione della Chiesa: sono le sue prime pietre fondamentali che devono cementarsi con la Roccia angolare che è Cristo ed essere pietre vive e “fondamentali” perché poggiano direttamente sulla Pietra angolare che è Cristo. Devono stare al loro posto, poggiati e cementati saldamente sul Fondamento che è il Risorto (1 Cor 3,10-12), se non vogliono che questa costruzione crolli (cfr. la prima Lettura). Pietro e gli altri Apostoli, dunque, sono segno e fondamento visibile poggiati saldamente sull’unico Fondamento invisibile che è Cristo, il Risorto!

Nella prima Lettura, Sebna, sovrintendente - maggiordomo - del palazzo di Ezechia (721-693 a.C.) esercita la sua autorità come potere per sé e non a servizio della casa e del popolo. Per questo, sarà sostituito da Dio con Eliakim, il quale, prima sarà come “un padre per gli abitanti di Gerusalemme e per il casato di Giuda”, eserciterà con giustizia e rettitudine il suo compito di amministratore, saggio e fedele, del palazzo, ma, poi, anche egli cadrà nella trappola dell’infedeltà al mandato affidatogli dal Signore!

Anche egli si lascia corrompere e usa il suo “potere” in favore di pochi, per i parenti, gli amici e, quindi, anche per se stesso! Per questa sua infedeltà, anche Eliakim viene destituito dalla sua carica! Sarà la rovina sua e il crollo di tutta la casa!

Paolo, nella Seconda Lettura, a conclusione di quanto, nei capitoli 9-11 della sua Lettera ai Romani, ha cercato di dimostrare, afferma e dichiara la universalità della salvezza di Dio, il Quale, nella Sua fedeltà e nel Suo misterioso e provvidenziale Disegno, ha voluto servirsi della disobbedienza di una parte del Suo popolo per farne, nel Suo agire misterioso, ”insondabile” e “inaccessibile”, kairòs, grazia e occasione propizia e favorevole a che il Vangelo della Sua salvezza raggiungesse tutte le genti.

Nel Salmo, l’Orante ringrazia, “con tutto il cuore”, Dio che, nella sua grande misericordia e “per il suo amore e per a sua fedeltà”, che sono “per sempre”, ha esaudito la sua preghiera e lo ha reso più forte di fronte ai suoi nemici, dimostrando che Egli esalta “gli umili” e abbassa “i superbi”.




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