Madre Teresa: "Si prendono più cura dei cani e dei gatti che degli uomini. Non avrebbero permesso che una cosa del genere succedesse alle loro bestiole"
- La Redazione

- 58 minuti fa
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"Dietro quelle parole durissime di Madre Teresa c’erano un uomo lasciato morire su un marciapiede e una decisione destinata a trasformare l’indignazione in carità..."

"Si prendono più cura dei cani e dei gatti che degli uomini. Non avrebbero permesso che una cosa del genere succedesse alle loro bestiole." Frase durissima pronunciata da Madre Teresa. Letta da sola, può sembrare un attacco a chi ama gli animali. Non lo è. È un paragone, usato per denunciare un'ingiustizia, il ragionamento è semplice: se una società si mobilita per un animale sofferente, a maggior ragione dovrebbe farlo per un essere umano lasciato per strada in fin di vita.
Non è disprezzo verso gli animali, ma un grido contro l'indifferenza verso la dignità umana. Quale fu l’evento scatenante?
Siamo nei primi anni dell'attività delle Missionarie della Carità, quando le suore vivevano ancora al numero 14 di Creek Lane, a Calcutta. Un giorno Madre Teresa e Michael Gomes videro un uomo moribondo sul marciapiede davanti al Campbell Hospital. Lei si informò subito, ma l'ospedale non poteva ricoverarlo. Corsero a comprare delle medicine in farmacia, ma quando tornarono l'uomo era già morto, solo, per strada.
Fu in quel momento che pronunciò quella frase. E subito dopo si rivolse alle autorità municipali di Calcutta per protestare.
Da quella protesta nacque un'idea: dare un posto dove morire con dignità a chi non ce l'aveva. Madre Teresa non aveva fondi né una struttura, ma chiese aiuto al direttore dei servizi sanitari: "Datemi perlomeno una stanza". Alla fine ottenne l’uso provvisorio di alcuni locali di un ricovero per pellegrini, accanto al tempio della dea Kalì, nella Calcutta meridionale.
Nacque così il "Cuore Immacolato di Maria": sessanta posti per uomini e sessanta per donne. Nel tempo vi sono state accolte oltre trentamila persone abbandonate, circa la metà delle quali vi è morta — ma lavate, nutrite, consolate, accompagnate, non più sole su un marciapiede.
Ci furono resistenze iniziali, legate al fatto che la casa sorgeva su un terreno sacro induista. Ma bastò che chi andò a controllare vedesse con i propri occhi le suore curare quei corpi con delicatezza, perché ogni opposizione cadesse.
Madre Teresa amava definirsi “una matita nelle mani di Dio”. Una matita piccola, fragile, apparentemente insignificante, con la quale furono scritte pagine capaci di attraversare il tempo.
Su quel marciapiede non riuscì a salvare la vita di un uomo, ma decise che l’abbandono non avrebbe più avuto l’ultima parola. Da una morte avvenuta nel silenzio nacque una casa; da una protesta nacque un’opera; dall’indifferenza degli uomini prese forma la carità.
La fede e la speranza accompagnano il cammino dell’uomo, ma la carità è la più grande di tutte. Perché, come scrive San Paolo, “la carità non avrà mai fine”.
E tu, lettore che ci segui, pensi che ancora oggi ci siano persone lasciate sole proprio nel momento in cui avrebbero maggiore bisogno di aiuto? Ti è mai capitato di assistere a un gesto di carità capace di restituire dignità e speranza a qualcuno?
Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e raccontaci la tua esperienza nei commenti. A volte non occorrono mezzi straordinari per cambiare la vita di una persona: può bastare scegliere di non voltarsi dall’altra parte.
di Leandro Castagna




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