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Papa Leone XIV: “Chi prega non uccide”. L’appello per la pace: “Fermatevi, è il tempo della pace” ( VIDEO )

Parole durissime contro guerra e violenza: responsabilità dei governanti e invito a scegliere il dialogo

Un appello forte, diretto, senza mediazioni. Papa Leone XIV, al termine del Rosario per la pace nella Basilica di San Pietro, ha lanciato parole durissime contro la guerra, richiamando governanti e coscienze alle proprie responsabilità.

“Fratelli e sorelle, chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte.” Un richiamo netto, che contrappone la fede alla violenza e smaschera ogni forma di sopraffazione e dominio.

“Niente ci può chiudere in un destino già scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri.” In un tempo segnato da conflitti e distruzione, il Papa invita a non cedere alla rassegnazione, ma a riscoprire la forza della speranza.

“La guerra divide, la speranza unisce. La prepotenza calpesta, l’amore solleva.” Parole che sintetizzano il cuore del messaggio: la pace non è un’utopia, ma una responsabilità concreta che riguarda tutti.

“La preghiera non è un rifugio per scappare dalle responsabilità, ma una risposta alla morte.” Non evasione, dunque, ma impegno. La preghiera diventa azione, scelta consapevole, capacità di guardare oltre il male.


“Cari fratelli e sorelle, vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni.” Un passaggio centrale, che chiama direttamente in causa chi detiene il potere decisionale.

“A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace!” Un appello forte, che rompe ogni ambiguità e invita a interrompere la spirale di violenza.

“Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!” Un’accusa chiara contro un sistema che mette al centro potere e profitto, dimenticando la dignità umana.

“Torniamo a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica.” Un invito a ricostruire, partendo dai valori fondamentali che tengono insieme la società. “Siamo una sola famiglia che piange, che spera e che si rialza.” Una visione che supera confini, divisioni e interessi, riportando tutto all’essenziale: l’umanità condivisa.




di LA REDAZIONE

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