Crepet: "Il pigiama è il primo mattone dell’amor proprio". Il gesto che può cambiare il futuro dei figli
- La Redazione

- 24 apr
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 25 apr
Crepet spiega perché per essere felici bisogna essere unici e quale errore dei genitori può bloccare l’autostima dei figli...

“Per essere felici occorre una buona dose di autostima, suggerisce il buon senso. Può sembrare un sillogismo elementare, non fosse che la maggior parte della popolazione è priva di amor proprio, e il peggio è che non ha idea di come costruirlo”, queste le parole pronunciate dal sociologo e psichiatra Paolo Crepet per iniziare la sua riflessione.
Dunque, occorre coltivare la propria autostima e l’unico modo per accrescerla è l’esperienza: essa necessita di caparbietà, volontà, disciplina e la si rinviene in chi ha raggiunto gli scopi che si era preposto, consapevole di aver fatto tutto ciò che era nelle proprie possibilità.
Ed è qui che entra in gioco il ruolo di genitori ed educatori.
Immaginiamo, ad esempio, “una mamma che stia per mettere a letto la figlioletta di cinque anni. Di solito la sveste e, dopo averla lavata, le infila il pigiama: non è un buon metodo per educare all’autostima. Così facendo insegna alla bambina a non essere autonoma, a non provarci, bensì ad aspettare di essere aiutata, servita, a non avere iniziativa.
Se quella mamma appoggiasse il pigiamino sulla sedia accanto al letto e spiegasse come si deve indossare, per poi andarsene concedendo alla piccola di sperimentare, le offrirebbe di imparare a fare qualcosa da sola, di provare a se stessa di saper svolgere un compito commisurato alle proprie capacità. In altre parole, quella bambina assaporerebbe felicemente cosa significa avere fiducia in se stessa. Il pigiama sarebbe il primo mattone della costruzione più strategica e importante della vita: l’amor proprio”, in tal modo Paolo Crepet continua la sua profonda riflessione.
Ogni bambino, infatti, dovrà imparare a cavarsela da solo, rialzandosi dopo ogni caduta, affrontando le difficoltà senza agevolazioni o facilitazioni.
“Occorre, tuttavia, almeno un’altra qualità dell’educatore per accrescere l’autostima dell’allievo: la capacità di galvanizzarlo. Non si tratta di sommergere il bambino di lodi, incensandolo anche se non lo merita. Un bravo cavaliere offre al cavallo uno zuccherino solo se l’animale ha ben eseguito un salto, e sarebbe un guaio se si scordasse di quel premio. Così un genitore deve saper «premiare» il figlio, e non in forma materiale; il vero premio è una parola di conforto, di appoggio, di sprone, e ciò deve avvenire quando ci si accorge che il bambino ne ha bisogno”, così come spiegatoci molto accuratamente e dettagliatamente dallo psichiatra.
L’adulto di riferimento, pertanto, quando il piccolo è in difficoltà, dovrà essere bravo ad incoraggiarlo, a supportarlo, attraverso un rinforzo positivo che è fondamentale per la sua crescita emotiva.
Non bisogna mai dimenticare, infatti, che un bambino cresciuto senza autostima diventerà ben presto un adulto che teme di esprimersi, ritenendo che la sua opinione non valga nulla e possa essere criticata, capace di adattarsi ma non di imporsi, alla ricerca del consenso e dell’approvazione altrui, sviluppando così una notevole capacità di mimetizzazione, cioè imparando precocemente a nascondersi, a non farsi notare, a svalutarsi.
Eppure “la strada della libertà è l’unica a condurre verso la felicità. La felicità viene dalla consapevolezza di essere unici. L’uomo è come una nuvola nel cielo: irripetibile”, in tal modo Paolo Crepet culmina la sua profonda riflessione.
Il messaggio dello psichiatra appare nitido e cristallino: la felicità richiede la consapevolezza di essere unici, il coraggio di dire di no, perché “chi accetta passivamente le opinioni altrui trasformandole nel proprio verbo non comprenderà se stesso, né cosa desidera davvero”. I giovani, pertanto, devono osare, comprendendo fino in fondo che i limiti vanno conosciuti per essere superati, così lottando sempre per esaudire i propri sogni. D’altronde “la vita rappresenta una gioiosa sfida per migliorarsi, senza lasciarsi schiacciare dal giudizio degli altri”.
E tu, lettore che ci segui, pensi che un bambino debba avere al suo fianco un genitore capace di accrescere la sua autostima? Come si può essere davvero felici, valorizzando se stessi, e non lasciandosi schiacciare dal giudizio altrui?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.
di VALENTINA TROPEA




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Alimentare l'autostima in un figlio è uno dei punti più importanti nel processo educativo...per essere vera autostima bisogna lasciarli liberi di decidere. Nel senso di piena libertà e non libertinaggio