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Maria Rita Parsi: “L’amore non si compra e non si vende ma si riceve gratuitamente. I bambini devono ricevere amore senza che si insinui in loro il dubbio di dover fare qualcosa per meritarlo”

La radice della vita è l’amore ed i genitori, quali punti di riferimento affettivo, si trasformano in una fonte inesauribile di sostegno per i propri figli che così si sentiranno amati e protetti…

Ci si chiede spesso cosa possano offrire i genitori, in qualità di educatori, ai propri figli per «onorarli», rispettarli, amarli, così da garantir loro una crescita sana e consapevole.

Non possiamo dimenticare, infatti, che i bambini sono «porte aperte sull’esistenza»: si contraddistinguono per una spontaneità disarmante ed una purezza unica ed ineguagliabile.

In tale prospettiva appare importante richiamare alla mente il pensiero della psicologa e psicoterapeuta italiana Maria Rita Parsi che ci ha lasciati ormai da qualche mese ma il cui ricordo rimane ancora vivo nei nostri cuori.

“Quello che possiamo dare ai figli consiste soltanto in due cose: radici e ali, come dice un antico proverbio canadese del Québec. Radici per trarre l’energia necessaria a vivere e a crescere, per poter essere stabili, forti, integrati nell’ambito familiare e sociale che li circonda. Ali per essere autonomi, liberi, per volare in alto, attirati dalla luce del sole, nel cielo della piena autonomia e della realizzazione personale, dell’incontro con gli altri, del confronto, della spiritualità e del futuro che doneranno a loro stessi e al mondo.

Poiché il loro futuro è il futuro del mondo”, queste le splendide parole utilizzate dalla psicologa e psicoterapeuta italiana che ha speso l’intera vita per la cura e la tutela dei minori. Dunque, dalle radici il bambino potrà trarre la sua energia, la sua forza, la sua stabilità: le persone che lo circondano, e che si prendono cura della sua crescita, si trasformeranno, ben presto, in una fonte inesauribile di sostegno così da sentirsi amato e nutrito.

La radice della vita è l’amore ed essere bravi genitori significa in primis far germogliare la consapevolezza che “la maternità e la paternità non sono soltanto eventi biologici, ma un’esperienza dell’anima e un’importante possibilità di amore, di crescita, di generosità. Madre e padre sono, infatti, persone che si prendono cura della crescita di un bambino e lo amano, lo rispettano, lo tutelano, sono per lui un punto di riferimento affettivo, una guida amorosa, trovano le giuste alleanze e si preparano con la dovuta competenza ad assolvere a questo compito che è insieme un compito d’amore e di formazione”, così come spiegatoci molto accuratamente da Maria Rita Parsi.

Ecco allora che i genitori, quali punti di riferimento affettivo, impareranno a modulare correttamente la loro autorevolezza così da diventare guide amorose, garantendo al proprio bambino la giusta attenzione.

D’altronde “l’amore non si compra e non si vende: si riceve gratuitamente. Per radicare in modo efficace la sicurezza di un bambino in se stesso, è necessario evitare un errore di base: non bisogna mai comunicare, anche in modo inconsapevole, che egli sarà amato «a condizione che» faccia qualcosa, si comporti nel modo che vogliamo, risponda alle nostre aspettative.


Nelle attività di ogni giorno, in modo equilibrato, dentro rituali di vita pratica i bambini devono ricevere amore senza che si insinui in loro il dubbio di dover fare qualcosa per meritarlo, per acquistarlo, quasi fosse un bene di consumo, qualcosa che si può comprare comportandosi in un certo modo”, queste le parole utilizzate dalla psicologa e psicoterapeuta italiana per culminare la sua ragguardevole disamina.

Ogni bambino merita di essere amato incondizionatamente, senza dover conformarsi alle aspettative dei genitori, senza dover “meritare” quell’amore, senza dover comportarsi in una certa maniera, perché l’amore puro non chiede nulla in cambio.

E tu, lettore che ci segui, pensi che ogni bambino meriti di essere amato senza dover conformarsi alle aspettative dei genitori, senza che si insinui in lui il dubbio di dover “meritare” quell’amore? Un genitore, in qualità di educatore, come può amare veramente suo figlio?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.


di VALENTINA TROPEA

8 commenti


Ospite
10 apr

Bisognerebbe essere educatori, troppo amore a volte rende deboli. Intelligenza emotiva. Amare con criterio, purtroppo i genitori a loro volta non sono stati amati con equilibrio. È il "mestiere" più difficile del mondo quello di genitore. Non ricordo che pediatra lo abbia detto. Si fa del prorio meglio.

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Pam
10 apr

Perfettamente d'accordo con questo angelo di donna. L'amore è la radice della vita, senza amore si può vivere, certo, ma è come avere un buco nell'anima e sentire un vuoto incolmabile sempre. Amare incondizionatamente il prossimo come insegnamento di vita autentica.


Pam

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Ospite
10 apr

Essere madre di due splendidi figli mi ha riempito la vita, la loro crescita sana mi ha reso una persona felice. La loro autonomia professionale ( la ragazza ricercatrice, il ragazzo avvocato) mi ha meravigliata poiché la nostra famiglia ha origini semplici e l' unica ad aver conseguito un diploma è stata la sottoscritta, in casa non eravamo abituati a titoli accademici...

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Cesare Cocchi
10 apr

Secondo me l’amore incondizionato di un genitore ha un effetto taumaturgico per il bambino.

Lo sguardo amorevole del genitore plasma la natura del bambino, come i raggi del sole per una pianta. È’ un nutrimento necessario per la sua crescita.

La sua mancanza inaridisce l’anima del bambino e lo destina, secondo me, ad un percorso lungo e difficile per riconquistare le sue certezze.


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Ospite
09 apr

Figlio cresciuto come descritto dalla dottoressa Parsi ma causa sua indole debole ,con compagnie sbagliate è entrato nel mondo droga alcol,dopo comunità ecc,anni pulito e sobrio a 42 anni è ricaduto in un vortice...allora l'educazione data di è dispersa come neve al sole


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