Maria Rita Parsi: “Tutto può cambiare nella vita, ma non l’amore per un figlio. Non sentirsi accettati e amati da chi rappresenta il nostro punto di riferimento conduce ad una notevole fragilità"
- La Redazione

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“Non sentirsi accettati, apprezzati e amati, o anche percepire un implicito divieto all’espressione spontanea di sé, da chi rappresenta il nostro punto di riferimento, soprattutto quando si è ancora bambini, conduce a una notevole fragilità…”

“I genitori, a volte, sono i primi a essere spaventati dalle loro emozioni, considerate come qualcosa di destabilizzante, da tenere a distanza magari per evitare conflitti e/o per avere la sensazione rassicurante di tenere tutto sotto-controllo, e non dimostrano apertamente l’amore verso il bambino.
Così facendo, però, si disabitua il bambino alle coccole e all’espressione affettiva ed emotiva in generale, mentre la gioia, l’allegria, la rabbia, la paura, la gelosia, l’invidia, l’orgoglio e tutte le altre emozioni costituiscono una fonte necessaria di sperimentazione, cambiamento e crescita”, queste le significative parole che la psicologa e psicoterapeuta italiana Maria Rita Parsi, venuta a mancare inaspettatamente qualche mese fa, utilizza per evidenziare quanto sia importante consentire ad ogni bambino di esprimere liberamente le proprie emozioni così da poter diventare ben presto un adulto maturo e consapevole, capace di dare e ricevere amore.
“Non sentirsi accettati, apprezzati e amati, o anche percepire un implicito divieto all’espressione spontanea di sé, da chi rappresenta il nostro punto di riferimento, soprattutto quando si è ancora bambini conduce a una notevole fragilità psicologica. Se non sono i genitori stessi a educare i figli all’espressione, a insegnare loro a dare un nome ai vissuti interni, questi si porteranno dietro per tutta la vita inibizioni che potranno causare ferite interne profonde e dolorose”, in tal modo la psicologa continua la sua disamina, offrendo ottimi spunti di riflessione e sottolineando come l’amore genitoriale rappresenti il perno intorno al quale ruota la vita di ogni figlio, perché solo quell’amore potrà permettere al bambino di crescere armoniosamente e serenamente.
Si ricordi, infatti, che ogni genitore deve essere capace di trasmettere al figlio la consapevolezza che “tutto può cambiare nella vita, ma non l’amore per lui”: solo in tal modo il bambino si sentirà libero di raccontare ogni sua emozione senza alcun timore e potrà essere educato all’amore e alla vita.
In tale prospettiva appare di fondamentale importanza richiamare alla memoria la storia, raccontataci dalla psicoterapeuta italiana Maria Rita Parsi, riguardante Giulio, bambino di 6 anni, la cui nascita è stata fortemente voluta dalla madre nonostante i ripensamenti del marito, brillante medico che vive la paternità come un ostacolo alla sua carriera di chirurgo.
Giulio nasce settimino e pesa a stento un paio di chili: per circa un mese il papà non lavora e trascorre il tempo dinanzi al vetro dell’incubatrice, accanto alla moglie, ma senza mai pronunciare una parola.
Una volta tornato a casa, Giulio viene iperprotetto e cresciuto dalla madre Agnese e dalle non più giovani zie materne; il padre, anche se vuole bene a suo figlio, gli rimprovera di essere troppo attaccato alla madre ed alle zie, lo critica e non gli risparmia rimproveri in nessuna occasione. Rimprovera nello stesso modo anche la moglie, ma mai apertamente.
Giulio, pertanto, non si ritrova mai a trascorrere del tempo con entrambi i genitori così da condividere con loro giochi e carezze e con il tempo si comporta in maniera strana ed incomprensibile: tutti i giocattoli rimangono inutilizzati e in perfetto ordine e a nessuno, né agli amichetti né alle amatissime zie, è permesso di toccarli, neppure per spolverarli. Ogni pezzo è numerato. Giulio entra nel panico quando un suo oggetto cade e si rovina o si rompe. Non accetta acquisti e comincia a raccogliere da terra le cose buttate dagli altri bambini (carte di caramelle, le palline vuote delle sorprese) e pretende di portarle a casa sua.
A scuola viene isolato perché considerato un bambino «strano».
La madre si allarma e, nell’album di disegni del figlio, ne scorge uno in cui sotto a due figure abbracciate c’è un quadrato con dentro un bambino piccolissimo. Ad Agnese appare chiaro il significato profondo di quelle figurine abbracciate sopra al figlio: sono lei e il padre, nell’unico periodo in cui sono stati vicini emotivamente, ovvero quando il piccolo era ricoverato in ospedale all’interno di un’incubatrice.
Da tale racconto si desume come ogni bambino, per crescere armoniosamente, abbia bisogno di sentirsi voluto, desiderato, amato dai suoi genitori e non un ostacolo. L’amore genitoriale, infatti, permette al bambino di crescere circondato dall’affetto delle persone a cui è più legato e ciò avrà delle ripercussioni positive in futuro, quando riuscirà a relazionarsi serenamente anche con gli altri.
E tu, lettore che ci segui, pensi che tutto possa cambiare nella vita ma non l’amore per un figlio? Ti sei sentito amato, apprezzato ed accettato dai tuoi genitori così da crescere serenamente oppure hai sofferto la mancanza di affetto e non sei riuscito a riempire tale vuoto neppure da adulto?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.
di Valentina Tropea




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