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Schettini ai genitori: "Ascoltateli questi figli, sono figli vostri. Non esiste provare vergogna per un figlio". Ai ragazzi: "Abbiate il coraggio di raccontarvi"

Il professore Schettini invita le famiglie a coltivare il dialogo anche davanti alle rivelazioni più difficili: "Aspettate, riparlatene, cercate il confronto..."

Ha avuto il coraggio di parlare con i genitori. E io agli altri figli dico: siate come lui. Raccontatevi in famiglia”. È la commossa esortazione rivolta ai ragazzi del docente Vincenzo Schettini, nata per riflettere sulla tragedia di Camaiore. La vicenda del ventiquattrenne Mirko Moriconi, ucciso dal padre a causa, secondo le indagini, del suo orientamento sessuale insieme alla madre che cercava di fargli da scudo, ha scosso l'opinione pubblica.

L'insegnante sceglie però di andare oltre il fatto di cronaca, affrontando il nodo delle relazioni umane e della fatica di comunicare dentro casa. Con l'auspicio che un giorno giovani come Mirko possano vivere la propria identità senza timori.

Oggi, di fronte a una rivelazione dei figli, molti genitori reagiscono con il dispiacere. Non sempre alla base c’è una vena discriminatoria, ma semplicemente si vorrebbe che i propri figli seguissero la strada da noi percorsa: perché la vediamo sicura. Proprio per questo, la chiave per non perdere chi amiamo, osserva Schettini, sta invece nel sapersi dare tempo. “E se nell'ascoltarli qualcosa è troppo forte, qualcosa è troppo difficile da accettare, siate buoni con voi stessi, siate gentili con voi stessi. Aspettate, riparlatene. Riparlatene, cercate il dialogo. Non siamo più abituati a fare questo. Che brutta cosa”.


Non serve quindi essere infallibili fin dal primo istante, ma è fondamentale avere la pazienza di elaborare la novità, mantenendo sempre aperto il confronto con il proprio figlio.

L'obiettivo della riflessione, infatti, non è la caccia al colpevole o lo sdegno facile da social network, dinamiche da cui Schettini prende subito le distanze: “Io non sto facendo un processo attraverso questo video, non mi interessa, non... non è questo il punto. [...] Sto soltanto dicendo un'altra cosa: che in quella famiglia c'erano contrasti molto forti, che emerge, ancora una volta, un disagio familiare”.


Un malessere che deflagra quando l'affetto naturale viene inquinato dalla paura del giudizio esterno. Su questo aspetto, il messaggio ai genitori è netto e spazza via ogni alibi: “Adesso sto parlando ai genitori: ascoltateli questi figli, sono figli vostri. Non esiste provare vergogna per un figlio, non esiste... un sentimento che non esiste. È tuo figlio. È tuo figlio”. Perché un figlio resta un figlio, sempre e comunque.

Le parole del docente si chiudono con un invito all'ascolto e all'accettazione, sottolineando quanto sia vitale difendere le relazioni familiari da qualsiasi pregiudizio. Proprio come ha fatto la madre di Mirko, a cui il docente dedica le sue ultime parole: “Alla memoria di Mirko e della mamma di Mirko, al legame speciale che avevate”.

E tu, lettore che ci segui, pensi che il dialogo in famiglia possa fare la differenza anche nei momenti più difficili? Ti è mai capitato di trovare il coraggio di raccontare qualcosa di importante ai tuoi genitori oppure, da genitore, di dover accogliere una confessione che ti ha spiazzato?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. A volte confrontarsi con rispetto può aiutare a comprendere meglio le emozioni degli altri e a non sentirsi soli.

di Leandro Castagna




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