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Novara: “I bambini sono sempre più un possesso esclusivo dei genitori. Per educare occorre una comunità”. Il ruolo dimenticato di zie, zii e nonni

Dormire fuori casa, condividere una vacanza o trascorrere del tempo con i cugini: piccoli allontanamenti protetti che, già dai tre-cinque anni, possono aiutare i bambini a diventare più autonomi...

Separarsi per una notte dai genitori, dormire a casa degli zii o trascorrere qualche giorno con i cugini possono sembrare esperienze semplici. Per un bambino, però, rappresentano piccoli passi verso l’autonomia: occasioni nelle quali sperimentare una distanza rassicurante, sapendo di trovarsi comunque all’interno di una rete familiare sicura.

È su questo aspetto che si concentra una riflessione di oggi del pedagogista Daniele Novara, rivolta direttamente alle famiglie: “Mamme e papà, è importante permettere già dai tre-cinque anni delle forme di allontanamento protetto. Questo può avvenire grazie alle zie o agli zii: dormendo fuori casa, condividendo con i cuginetti una stanza, un cortile, un giardino, un giro in bicicletta o una vacanza al mare o in montagna.” L’allontanamento protetto non coincide con l’abbandono e non richiede separazioni forzate. Significa permettere al bambino di scoprire che può stare bene anche senza la presenza costante dei genitori, affidandosi ad adulti conosciuti e sperimentando abitudini, ambienti e relazioni differenti.

Una notte fuori casa, un pomeriggio trascorso con i cugini o una passeggiata con una zia possono diventare esperienze importanti proprio perché avvengono in un contesto affettivamente sicuro.

Novara invita poi a riflettere su una tendenza sempre più diffusa: “I bambini oggi sembrano diventati sempre di più un possesso esclusivo dei genitori. Ecco che la figura della zia ci ricorda che per educare occorre una comunità.”

L’espressione “possesso esclusivo” richiama il rischio di confondere la protezione con il controllo. Il desiderio di tenere i figli al riparo da ogni difficoltà può ridurre progressivamente gli spazi nei quali imparano a orientarsi senza mamma e papà. Aprire la relazione educativa ad altre figure non significa rinunciare al proprio ruolo di genitori. Significa riconoscere che un bambino può crescere anche attraverso il confronto con adulti diversi, ciascuno capace di offrirgli un modo personale di ascoltare, raccontare e accompagnare. La comunità educativa non è composta soltanto dalle istituzioni o dalle attività organizzate. Comprende anche persone legate al bambino da una storia affettiva e familiare:

“E non si tratta della scuola o della squadra di calcio, ma anche di tutte quelle figure affettive che permettono ai figli di riconoscere una solidarietà famigliare, un intreccio di storie anche genealogiche, una conoscenza delle radici dei propri genitori.” Attraverso zie, zii, nonni e cugini, i bambini possono conoscere episodi della vita dei genitori, ascoltare racconti familiari e scoprire di appartenere a una storia più ampia. Non ricevono soltanto assistenza, ma incontrano nuove forme di complicità, autorevolezza e cura.

“La zia, assieme ovviamente ai nonni, è un pezzo di questa storia, riscoprirla per dei momenti di condivisione, nelle vacanze o in occasioni di varia natura, fa bene ai nostri figli e non costa nulla.”

Il valore di queste esperienze non dipende dalla loro durata o dal denaro impiegato. Può bastare una giornata insieme, una bicicletta condivisa o una storia raccontata prima di dormire. Ciò che conta è offrire ai bambini la possibilità di costruire legami diversi senza sentirsi meno vicini ai propri genitori.

Permettere loro di allontanarsi per qualche momento, all’interno di una rete sicura, non indebolisce il rapporto familiare: può aiutarli a tornare più autonomi, fiduciosi e consapevoli di non essere soli.

E tu, lettore che ci segui, quale ruolo hanno avuto zie, zii e nonni nella tua crescita e nella crescita dei tuoi figli?

Scorrendo in basso, dopo gli articoli correlati, hai la possibilità di raccontarcelo nei commenti.



di Leandro Castagna

1 commento


Ospite
2 ore fa

Parlo x i miei figli,la presenza di mia madre è stata fondamentale,ha dato tanto a loro, nel tempo che hanno trascorso con lei nella sua casa, la mia prima casa

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