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Umberto Eco: “La memoria è un muscolo, se non la eserciti vivi una sola vita, malinconica e povera di grandi emozioni”

15 ago
Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 16 ago

La lezione di Umberto Eco e la domanda decisiva: quante vite vogliamo portare con noi?

Sapere dove trovare una risposta non significa averla davvero dentro di sé. Certe lettere sembrano scritte per una persona sola e invece, a distanza di anni, finiscono per parlare a tutti. È il caso di quella che Umberto Eco dedicò al nipote. Una lettera natalizia, affettuosa e ironica, che a un certo punto prende una direzione precisa: la memoria.

Eco non dice al ragazzo di rinunciare al computer, a Internet o all’iPad. Sa bene che la tecnologia è ormai parte della vita. Gli chiede qualcosa apparentemente più semplice: non smettere di ricordare.

"Il rischio è che, siccome pensi che il tuo computer te lo possa dire a ogni istante, tu perda il gusto di mettertelo in testa."

Umberto Eco parlava di Internet, oggi possiamo aggiungere gli smartphone e gli strumenti di intelligenza artificiale. Se possiamo sapere quasi tutto nel momento stesso in cui ci serve, che cosa succede alla nostra mente quando smettiamo di fare lo sforzo di ricordare? È una domanda che riguarda la scuola più di quanto sembri.

Imparare non significa soltanto arrivare alla risposta giusta. C’è un momento, spesso invisibile, nel quale una cosa studiata smette di essere un’informazione incontrata per caso e comincia a diventare nostra.

Un ragazzo può cercare una data, un autore o un avvenimento storico. Può chiedere a uno strumento digitale di spiegargli un concetto e farsi aiutare nella scrittura.

Tutto questo può essere utile. Ma se ogni volta che non ricorda qualcosa ricomincia da zero, quella conoscenza resta fuori di lui.

Eco non difendeva la memoria per nostalgia. La considerava un allenamento.

"La memoria è un muscolo come quelli delle gambe, se non lo eserciti si avvizzisce." Non si tratta di tornare a una scuola nella quale imparare a memoria fosse l’unico metodo possibile. La memoria, da sola, non basta. Ma senza memoria anche il pensiero perde terreno.

Una parola richiama un libro. Una data richiama un avvenimento. Un nome richiama una persona. Una poesia può riportare alla luce un’età della nostra vita. Pensiamo anche con ciò che ricordiamo.

Quando una risposta è sempre disponibile fuori di noi, possiamo diventare bravissimi a trovarla e sempre meno abituati a possederla. Ma non è la stessa cosa.

La memoria costruisce un patrimonio personale. Ci permette di fare collegamenti senza dover ricominciare ogni volta da una pagina bianca, di riconoscere un errore e di confrontare ciò che ascoltiamo con ciò che già sappiamo. In altre parole, ci offre un punto dal quale partire.

"Bada bene che questo non lo puoi fare solo su libri e riviste, lo si fa benissimo anche su Internet. Che è da usare non solo per chattare con i tuoi amici ma anche per chattare (per così dire) con la storia del mondo."

Qui Eco ci sorprende. Non invita il nipote a spegnere Internet, gli insegna a usarlo.

La rete può diventare una biblioteca sterminata, un luogo nel quale cercare la storia, incontrare mondi lontani e scoprire ciò che è accaduto prima di noi. Ma c’è una condizione: la tecnologia deve allargare la nostra curiosità, non sostituirla.

Una risposta ottenuta non è necessariamente una risposta capita. E una risposta capita non è ancora una conoscenza acquisita. Servono tempo, lettura, ripetizione e anche quel piccolo sforzo che oggi può sembrare inutile e che invece lascia una traccia.


La memoria non riguarda soltanto ciò che dobbiamo sapere per una verifica o un’interrogazione. Riguarda anche ciò che è accaduto prima di noi: la storia, i nomi, le persone e le vicende che hanno costruito il mondo nel quale siamo arrivati.

Entriamo nella vita come dentro un film già cominciato. Prima della nostra nascita sono accadute migliaia di cose; ignorarle significa perdere una parte delle ragioni per cui il presente è quello che è.

La memoria diventa così qualcosa di molto più grande di un esercizio scolastico. Diventa una forma di libertà. Chi ricorda può confrontare, riconoscere, dubitare e capire che ciò che appare nuovo, qualche volta, ha radici lontane. Chi avrà coltivato la memoria, da anziano, potrà sentirsi come se avesse vissuto mille vite. Avrà dentro di sé Waterloo, Giulio Cesare, le storie lette e le persone incontrate attraverso i libri.

"Altri che non avranno coltivato la loro memoria, avranno vissuto invece una sola vita, la loro, che dovrebbe essere stata assai malinconica e povera di grandi emozioni."

È questo il cuore della lettera che oggi dovremmo consegnare ai ragazzi. Non l’idea di sapere tutto e neppure l’obbligo di ricordare ogni cosa, ma il desiderio di non lasciare che tutto passi senza lasciare una traccia.

La tecnologia può ricordare per noi e la rete può conservare il mondo. Ma nessuna macchina può costruire al nostro posto la persona che diventeremo attraverso ciò che abbiamo scelto di leggere, conoscere e ricordare.

A distanza di anni, la lettera di Eco ci consegna allora una domanda: quante vite vogliamo avere dentro di noi?

E tu, lettore che ci segui, alleni ancora la tua memoria oppure senti di affidare sempre più ricordi e conoscenze alla tecnologia? C’è un libro, una poesia, una canzone o un’esperienza che continui a custodire dentro di te? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, puoi raccontaci la tua esperienza nei commenti.



di Katia Piemontese

23 commenti


Seraina
18 ago

Bellissima riflessione! La nostra memoria è il nostro patrimonio personale che nessuno può rubarci se sappiamo custodirlo con cura. Usiamo la saggezza per stare al di sopra delle situazioni turbolenti e trovare sempre un nuovo equilibrio emotivo.

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Maurizio
16 ago

Riflessione coinvolgente, posso confermare che sono colmo di immagini, suoni e odori, parole scritte e parlate, talvolta persino sapori che hanno costruito ciò che sono oggi e che definisce il campo delle mie esperienze. Credo proprio che la memoria sia il nostro campo d'azione senza la quale possiamo solo sopravvivere a noi stessi

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Ospite
16 ago

Bellissima questa riflessione di Umberto Eco. Attraverso la conoscenza della storia riusciremo a capire e vivere la vita di altri personaggi, di altre culture anche attraverso l uso della tecnologia. Nessuna macchina può sostituire l uomo e le sue emozioni.

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Ospite
16 ago

Certo che nella memoria ho tanti ricordi e spesso attraverso un film o una lettura scaturisce una reazione che mi porta ad un ricordo perso e che riesco persino a ricordare le emozioni vissute e mi accorgo che i miei ricordi sono ancora dentro di me. Basta non fermarsi mai

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Alessandra
16 ago

Incrociare le nozioni, le poesie, i ricordi, le trame dei film, i personaggi e le storie dei libri è la cosa più bella! Vivere con una mente vuota deve essere difficilissimo, ci impedisce di stare soli con noi stessi! Ed è davvero sconfortante infatti, ad una certa età, accorgersi che si sono dimenticate molte cose, persone, avvenimenti..

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