Strage di Sant’Alessandro, 42 anni dopo: ricordare non basta, la memoria diventi responsabilità civile
- La Redazione

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A 42 anni dalla strage, il CNDDU richiama il valore della memoria e il ruolo della scuola nella costruzione di una cittadinanza consapevole...

Il 26 agosto 1984 Torre Annunziata fu colpita da una delle pagine più dolorose della sua storia recente. Un commando armato raggiunse la zona del Circolo dei Pescatori e aprì il fuoco, provocando otto morti e sette feriti. Tra le vittime anche Francesco Fabbrizzi, cittadino e lavoratore estraneo agli ambienti criminali.
A 42 anni da quella strage, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) richiama il valore della memoria e il compito delle istituzioni, della scuola e della società civile.
“Commemorare la Strage di Sant’Alessandro significa quindi riaffermare un principio essenziale: nessuna organizzazione criminale può appropriarsi dell’identità di una comunità. Torre Annunziata non può essere identificata con la camorra che l’ha ferita.”
È questo uno dei passaggi centrali del messaggio del CNDDU, che invita a separare la storia di una comunità dalla violenza criminale che l'ha attraversata.
“La sua storia ricorda come la violenza delle organizzazioni mafiose non rimanga circoscritta ai rapporti tra clan, ma investa l’intera società, limitando il diritto di ogni persona a vivere liberamente e in sicurezza il proprio territorio.”
La memoria passa anche dalla scuola
Nel comunicato trova spazio anche la figura di Giancarlo Siani, richiamata per il suo lavoro di conoscenza e denuncia delle dinamiche criminali del territorio.
“La sua eredità conserva una straordinaria attualità educativa: osservare la realtà, verificare i fatti, ricostruire collegamenti e rendere comprensibili i meccanismi del potere significa esercitare concretamente la libertà di conoscere.”
Una lezione che il CNDDU collega direttamente alla scuola e alla necessità di educare gli studenti alla verifica delle informazioni e al pensiero critico.
“In un tempo caratterizzato dalla circolazione rapidissima delle informazioni, la scuola può tradurre questa lezione nell’educazione al pensiero critico, alla verifica delle fonti e alla responsabilità della parola.”
Palazzo Fienga, dalla paura a uno spazio per la comunità
Il CNDDU guarda anche alla trasformazione dell'area di Palazzo Fienga, a lungo associato al potere della criminalità organizzata.
“La demolizione dell’edificio e la futura realizzazione di uno spazio pubblico segnano una discontinuità importante, ma la rigenerazione materiale deve essere accompagnata da una rigenerazione sociale e culturale.”
La restituzione del luogo alla città, secondo il Coordinamento, deve quindi avere anche una dimensione educativa e partecipativa.
“Un luogo sottratto alla criminalità viene realmente restituito alla comunità quando diventa uno spazio vissuto dalle famiglie, dagli studenti, dalle associazioni e dai cittadini.”
Un archivio della memoria costruito dagli studenti
Da qui nasce anche la proposta di coinvolgere direttamente le scuole nella conoscenza del territorio, attraverso testimonianze, memoria sociale e trasformazioni urbane.
Tra le idee avanzate dal CNDDU c'è la realizzazione di “un archivio civico digitale”, capace di conservare non soltanto le pagine dolorose della città, ma anche il lavoro, la cultura, lo sport e l'associazionismo.
L'obiettivo è restituire alle nuove generazioni una rappresentazione più completa di Torre Annunziata.
“Sarebbe un modo per evitare che la storia criminale diventi, involontariamente, la narrazione prevalente del territorio e per consegnare ai giovani una conoscenza più completa delle proprie radici.”
Educare alla legalità significa anche vivere il territorio
Il CNDDU propone inoltre un'attività permanente di osservazione del “diritto alla città”, coinvolgendo gli studenti nella conoscenza degli spazi pubblici, del verde, dell'accessibilità, dei luoghi culturali e sportivi e delle opportunità di aggregazione.
Una prospettiva che amplia il concetto stesso di legalità.
“Educare alla legalità non significa limitarsi alla condanna della criminalità organizzata, ma aiutare gli studenti a comprendere i diritti violati dalla sopraffazione e, soprattutto, le responsabilità individuali e collettive necessarie per tutelarli.”
A 42 anni dalla Strage di Sant’Alessandro, il CNDDU affida dunque alla memoria un significato che va oltre la commemorazione.
“La memoria raggiunge il suo significato più autentico quando permette a una comunità di conoscere le proprie ferite senza esserne definita e di trasformare i luoghi della paura in spazi di partecipazione.”
Il ricordo di Francesco Fabbrizzi e delle altre vittime diventa così un impegno per il presente e per le nuove generazioni: conoscere il passato, riconoscere il valore della propria comunità e costruire, attraverso scuola, cultura e partecipazione, una Torre Annunziata sempre più libera e consapevole.
di La Redazione
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