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Torino, sei liceali indagati per violenze su un bimbo: “Non basta tracciare una linea nel cortile”

Dopo il caso della scuola Jean Giono, il CNDDU chiede una svolta educativa: servono limiti, empatia e responsabilità...

I gravi episodi avvenuti nei giorni scorsi alla scuola Jean Giono di Torino, dove sei studenti liceali risultano indagati per presunte violenze ai danni di un bambino della primaria, riaccendono l’attenzione sul ruolo educativo della scuola. Sei studenti liceali risultano indagati per presunti atti di violenza ai danni di un bambino della scuola primaria.


L’audizione della direttrice e di alcuni alunni da parte della magistratura conferma la necessità di un accertamento rigoroso delle responsabilità, ma impone al contempo una riflessione più ampia sul contesto educativo che ha reso possibile un episodio di tale gravità. La scelta dell’istituto di tracciare una linea nel cortile per separare fisicamente gli studenti più grandi dai più piccoli rappresenta una risposta immediata alla necessità di garantire sicurezza, ma evidenzia anche il rischio di affrontare un problema complesso con strumenti esclusivamente organizzativi. La violenza, infatti, non nasce dalla prossimità fisica, bensì da fragilità relazionali, carenze educative e difficoltà nel riconoscimento dell’altro come portatore di diritti inviolabili.



La scuola è chiamata a essere luogo di formazione integrale della persona e comunità educante capace di promuovere valori condivisi. Quando si verificano episodi così gravi, diventa imprescindibile interrogarsi non solo sulle responsabilità individuali, ma anche sulla qualità delle relazioni, sui modelli educativi proposti e sul livello di interiorizzazione dei principi fondamentali di rispetto, dignità e responsabilità.

In tale prospettiva, il CNDDU richiama con forza la necessità di un impegno strutturale e continuativo nell’educazione ai diritti umani e alla cittadinanza attiva, che non può essere relegata a interventi episodici o emergenziali.


È indispensabile sostenere percorsi educativi capaci di prevenire la violenza attraverso il dialogo, la partecipazione e l’inclusione, accompagnando studenti e studentesse nello sviluppo di una consapevolezza critica e responsabile.

Se si volesse adottare uno sguardo più profondo, vicino alla sensibilità di Paolo Crepet e di altri studiosi dell’età evolutiva, occorrerebbe riconoscere che episodi come questo non sono soltanto deviazioni individuali, ma segnali di un vuoto educativo più ampio, di una difficoltà crescente nel trasmettere limiti, empatia e senso della responsabilità. Tracciare una linea per separare i corpi non significa aver compreso ciò che ha separato le coscienze.


Il CNDDU continuerà a seguire con attenzione l’evolversi della vicenda, nella convinzione che da un fatto così grave debba nascere non solo una risposta, ma una presa di coscienza più esigente e non rinviabile: per questo si ritiene necessario avviare, con urgenza, percorsi stabili di educazione emotiva e responsabilizzazione relazionale, fondati sulla presenza autorevole degli adulti, sul valore del limite e sull’ascolto autentico, affinché la scuola torni a essere non solo luogo di istruzione, ma spazio in cui si impara concretamente a riconoscere l’altro, a rispettarlo e a non trasformare mai la fragilità altrui in occasione di violenza".

di LA REDAZIONE





1 commento


Guglielmina pilia
23 apr

Allora,ho insegnato in 64 scuola diverse della Sardegna, tra plessi,scuole staccate ecc.Ma i miei Dirigenti,quando venivo convocata x una supplenza,a breve o lungo termine ,mi raccomandavano oltre all'attività didattica, al primo posto sta la vigilanza. IO MI CHIEDO COSA FANNO CERTI COLLEGHI A SCUOLA X PASSSRE INOSSERVATI CERTI obbrobri.veramente mostruoso. I renderei gli insegnanti più corresponsabili.

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