Giornata mondiale del libro: il valore della lettura per diritti e democrazia, il CNDDU lancia la campagna “Una pagina in più, un diritto in più”
- La Redazione

- 2 ore fa
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Il CNDDU sottolinea il ruolo del libro nella promozione dei diritti umani e della democrazia, alla luce dei dati sulla lettura tra i giovani, e avvia l’iniziativa “Una pagina in più, un diritto in più”.

In occasione della Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, il Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani richiama il valore della lettura come strumento di libertà e cittadinanza, lanciando una campagna nazionale rivolta alle scuole.
"In occasione della Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, istituita dall’UNESCO, 23 aprile, con la Risoluzione 28 C/3.18, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione delle istituzioni scolastiche, culturali e civili sul valore del libro come presidio di libertà, di giustizia culturale e di formazione democratica. Il 23 aprile non è soltanto una ricorrenza simbolica: è un invito a riflettere su come la lettura continui a rappresentare uno degli strumenti più efficaci per dare concretezza ai diritti umani, a partire dal diritto all’istruzione, all’accesso alla cultura, alla libertà di espressione e alla partecipazione consapevole alla vita pubblica.
I dati più aggiornati disponibili nel 2026 restituiscono un quadro solo in apparenza rassicurante. Secondo l’Istat, nella rilevazione riferita al 2024, il 57,1% delle persone di 6 anni e più dichiara di aver letto almeno un libro negli ultimi dodici mesi; tra i più giovani, la quota sale al 78,9% nella fascia 11-14 anni, al 74,5% tra i 15 e i 17 anni, al 70,1% tra i 18 e i 19 anni e al 64,7% tra i 20 e i 24 anni. Il dato mostra dunque che la lettura è ancora fortemente radicata nell’età evolutiva e nella prima giovinezza, ma segnala anche un progressivo arretramento proprio nel passaggio dall’adolescenza piena all’ingresso nell’età adulta.
A questa dinamica si aggiunge un divario di genere che non può essere ignorato. Sempre secondo l’Istat, nel 2024 leggono libri l’83,0% delle ragazze tra gli 11 e i 14 anni contro il 75,1% dei coetanei maschi; tra i 15 e i 17 anni il divario si amplia ulteriormente: 81,7% contro 68,1%. Non siamo quindi di fronte a una semplice differenza di gusti, ma a un indicatore che interroga la scuola, le famiglie e i modelli culturali su come avvicinare soprattutto i ragazzi maschi alla lettura come esperienza di crescita, di linguaggio e di consapevolezza.
Anche l’Associazione Italiana Editori, nei dati diffusi nel dicembre 2025, conferma che la platea dei lettori cresce soprattutto tra i giovani: tra i 15-17 anni i lettori raggiungono l’89%, mentre nella fascia 18-34 anni arrivano all’82%.
Tuttavia, la stessa rilevazione segnala un elemento critico decisivo: aumentano i lettori, ma diminuiscono tempo e frequenza della lettura. In altre parole, cresce l’accesso al libro, ma si indebolisce la continuità della pratica. È un passaggio cruciale: non basta “avere contatto” con i libri, se la lettura perde profondità, durata e capacità di incidere nella formazione del pensiero critico.
L’analisi dei dati conduce a una conclusione netta: la lettura giovanile non sta scomparendo, ma sta cambiando forma. Tiene nei numeri, soprattutto tra preadolescenti e adolescenti; si fa però più intermittente, più esposta alla frammentazione digitale, più vulnerabile alla logica del consumo rapido. È qui che il libro torna a essere una questione pienamente civile.
Leggere non significa soltanto accumulare contenuti, ma imparare a sostare, interpretare, confrontare, dissentire, riconoscere l’altro. In questo senso, il libro non è un oggetto neutro: è un dispositivo di libertà.
Anche il rapporto con le biblioteche rafforza questa lettura. Nel 2024, il 14,5% delle persone di 3 anni e più si è recato in biblioteca almeno una volta nell’anno, in aumento rispetto al 2023; i frequentatori più assidui sono proprio i bambini e i ragazzi fino a 14 anni (34,6%) e i giovani tra i 15 e i 24 anni (30,2%). Tra le ragazze di 15-24 anni la quota sale al 36,6%, molto più alta di quella dei coetanei maschi (24,2%). La biblioteca si conferma quindi come presidio educativo e democratico, ma anche come spazio da rilanciare con strategie mirate, inclusive e territorialmente equilibrate.
Per queste ragioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani lancia la campagna nazionale “Una pagina in più, un diritto in più”, un percorso di sensibilizzazione rivolto alle scuole italiane di ogni ordine e grado, finalizzato a collegare la promozione della lettura all’educazione ai diritti umani, alla cittadinanza digitale e al rispetto del diritto d’autore. La campagna intende promuovere, lungo tutto l’anno scolastico, quattro linee di azione: un’ora mensile di lettura civile condivisa nelle classi; gemellaggi tra scuole, biblioteche e librerie di prossimità; laboratori sul copyright e sull’etica dell’uso dei contenuti nell’ambiente digitale; una settimana nazionale conclusiva dedicata ai “libri che difendono diritti”, con produzioni studentesche, incontri con autori e maratone di lettura pubblica.
Il diritto d’autore, infatti, non può essere ridotto a un tema tecnico o burocratico. Esso tutela il lavoro intellettuale, riconosce la responsabilità della creazione e difende la libertà dell’opera in una stagione in cui la riproducibilità digitale rischia di rendere invisibile il valore dell’autorialità. Educare i giovani al rispetto della proprietà intellettuale significa anche educarli alla responsabilità, alla legalità e alla dignità del pensiero. Per questo la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore deve diventare, per la scuola italiana, non solo una celebrazione, ma un laboratorio permanente di democrazia culturale.
Alla luce di tali evidenze, il CNDDU ritiene indispensabile una politica nazionale che non si limiti ad aumentare il numero dei lettori, ma lavori sulla qualità dell’esperienza di lettura, sulla continuità della pratica, sulla riduzione dei divari territoriali e di genere e sul rafforzamento delle alleanze educative tra scuola, famiglie, editoria e biblioteche. Perché dove arretra la lettura profonda, arretra anche la capacità di comprendere i diritti, di nominare le ingiustizie e di costruire cittadinanza".
di LA REDAZIONE



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