Alunni con disabilità trasferiti, il nodo continuità didattica: “Così si spezza il percorso educativo”
- La Redazione

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Il CNDDU chiede al Ministro Valditara una norma chiara per garantire stabilità agli studenti con disabilità nei passaggi tra scuole...

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione del Ministro Valditara sulla mancanza di una regolamentazione chiara e uniforme riguardante la continuità didattica degli alunni con disabilità nei casi di trasferimento tra istituzioni scolastiche. Il CNDDU sollecita un intervento normativo per garantire maggiore stabilità nei percorsi educativi e rafforzare il principio di inclusione scolastica.
Il quadro normativo vigente, a partire dal Decreto Legislativo 66/2017, fino ai più recenti interventi come il Decreto-Legge 71/2024, il Decreto Ministeriale 32/2025 e l’Ordinanza Ministeriale 27/2026, ha progressivamente rafforzato il principio della continuità didattica, riconoscendone il valore strategico per la qualità dei processi inclusivi. In particolare, è stata introdotta la possibilità di confermare il docente di sostegno all’interno della stessa scuola, su richiesta della famiglia e previa valutazione degli organismi competenti, a tutela della relazione educativa costruita nel tempo.
Tuttavia, tale impianto normativo mostra un limite evidente proprio nei momenti di maggiore fragilità del percorso scolastico: quando l’alunno con disabilità viene trasferito in un’altra scuola. In questa circostanza, infatti, il sistema non prevede una disciplina nazionale specifica che consenta di garantire la continuità del rapporto educativo. Il docente di sostegno è assegnato all’istituzione scolastica e alla classe e non al singolo alunno; di conseguenza, il trasferimento dello studente non comporta automaticamente la prosecuzione del rapporto didattico con il medesimo insegnante, che rimane nella sede di titolarità o di servizio.
La gestione di tali situazioni è pertanto affidata a prassi amministrative territoriali o a forme di contrattazione integrativa, con esiti differenziati a livello regionale e locale. Ne deriva un quadro disomogeneo che rischia di compromettere il principio di equità del sistema scolastico e di incidere negativamente sulla qualità dell’inclusione, soprattutto in una fase – quella del passaggio a un nuovo contesto educativo – già di per sé complessa e delicata per lo studente.
Il CNDDU sottolinea come la continuità didattica non possa essere considerata un elemento accessorio, ma rappresenti una condizione essenziale per l’effettiva attuazione del Piano Educativo Individualizzato e per la stabilità del percorso formativo.
L’interruzione di una relazione educativa consolidata può tradursi in una perdita significativa di riferimenti, con possibili ricadute sul piano degli apprendimenti, dell’autonomia e del benessere complessivo dell’alunno.
Alla luce di tali considerazioni, si ritiene necessario un intervento normativo che, in coerenza con i principi già affermati dal legislatore, estenda la tutela della continuità didattica anche ai casi di trasferimento tra scuole. Ciò potrebbe avvenire prevedendo, su richiesta della famiglia e previa valutazione del Gruppo di Lavoro Operativo, la possibilità di garantire la prosecuzione del rapporto educativo con il medesimo docente di sostegno, attraverso strumenti amministrativi già esistenti e opportunamente adattati, nel rispetto del superiore interesse dell’alunno.
Un sistema educativo realmente inclusivo non può tollerare che proprio nei momenti di transizione venga meno quella coerenza pedagogica che costituisce il fondamento del diritto allo studio. Per questo motivo, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani invita il Ministro a promuovere un intervento organico che colmi l’attuale lacuna normativa e renda effettivo, in ogni contesto, il principio della continuità didattica, quale espressione concreta dei diritti fondamentali della persona".
di LA REDAZIONE



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