Bruzzone su prof che taglia ciocca: “un gesto che tradisce la scuola”
- La Redazione

- 2 ore fa
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Il caso di Mestre scuote la scuola: la psicologa condanna il gesto e parla di umiliazione davanti alla classe

“Capita spesso che io difenda gli insegnanti. E lo faccio con convinzione, perché so bene in quali condizioni lavorano oggi. Ma quello che sarebbe accaduto a Mestre è qualcosa di semplicemente insopportabile” è intervenuta senza troppi mezzi termini la psicologa Roberta Bruzzone sul caso di cronaca della docente che, perdendo improvvisamente il controllo, ha tagliato una ciocca di capelli a due sue alunne(CLICCA QUI).
Continua l’esperta: “tagliare i capelli a due ragazze davanti alla classe non è un gesto educativo, non è un modo per “farsi capire”, non è un eccesso di zelo. È un atto di prevaricazione, di umiliazione, di violenza simbolica esercitata davanti a testimoni, in un luogo che dovrebbe essere presidio di crescita, tutela e dignità. L’aula -continua Bruzzone- non è il palcoscenico su cui un adulto scarica la propria inadeguatezza relazionale travestendola da autorevolezza”.
Per l’esperta serve reclutare personale che sappia gestire i momenti di forte stress, pur essendo questo un lavoro estremamente stressante, infatti dichiara Bruzzone: “Quando un insegnante arriva a un gesto del genere, il punto non è più la fatica del mestiere, che resta enorme e reale. Il punto è che quella persona, in quel momento, ha mostrato di non essere idonea a gestire il potere educativo che le è stato affidato”.
Afferma Bruzzone: “siamo davanti a un gesto che spezza un confine fondamentale: quello tra educare e umiliare. E chi umilia pubblicamente un minore non sta insegnando nulla, se non la legge del più forte”. Per l’esperta, occorre rivedere i metodi di valutazione dei docenti perché avere un titolo non vuol dire necessariamente essere anche idoneo.
“Bisogna avere il coraggio di dirlo chiaramente: chi svolge una professione così delicata dovrebbe essere selezionato non solo per titoli e graduatorie, ma anche per equilibrio, struttura di personalità, capacità di gestione emotiva, tenuta relazionale”. Quanto accaduto resta nelle memorie delle studentesse e dell'intera classe che ha assistito: “un ragazzo può dimenticare una spiegazione, può dimenticare un voto, può perfino dimenticare una materia. Ma non dimentica l’umiliazione subita davanti agli altri. Quella resta. Scava. Ferisce. E lascia un segno profondo, soprattutto quando arriva da un adulto che avrebbe dovuto proteggere, non colpire”. La scuola ha il dovere di tutelare un minore sempre, dovere che in questo caso purtroppo è fallito: “Se davvero vogliamo difendere la scuola, allora dobbiamo difenderla anche da chi la tradisce dall’interno. E un gesto del genere la tradisce nel modo peggiore ossia calpestando la dignità di un minore sotto gli occhi di tutti” conclude Bruzzone.
di NATALIA SESSA



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