Crepet:“La felicità non è una vittoria. Nella vita vi sono vittorie disastrose e strepitose sconfitte. Le affermazioni, quelle vere, si riconoscono solo alla fine del viaggio. Meglio non avere fretta"
- La Redazione

- 22 apr
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 23 apr
Paolo Crepet ribalta l’idea del successo e spiega perché certe sconfitte possono cambiare una vita più di molte vittorie...

Quando si vive conformandosi al volere degli altri, ricercando “un traguardo glorioso”, allora diventa più difficile ritrovare se stessi, ma anzi ci si perde, indossando una maschera che cela la nostra vera essenza.
“Nella vita vi sono vittorie disastrose e strepitose sconfitte”, attraverso tali significative parole il sociologo e psichiatra Paolo Crepet inizia la sua profonda disamina non tirandosi mai indietro ma anzi esprimendo il suo pensiero con grande forza e determinazione.
“È difficile immaginare quanto di infausto si possa celare nella ricerca ossessiva di un traguardo glorioso. Me ne accorsi, la prima volta, quando partecipai a un concorso universitario da associato. Ero persuaso che fosse la cosa giusta per me, tappa necessaria per una carriera che avrei iniziato proprio con quella competizione accademica. Credo che ci fosse, nella ricerca di affermazione, anche tanto di mio padre, che aveva dedicato tutta la sua esistenza all’insegnamento, con molta soddisfazione per sé e per l’ateneo di Padova. Era evidente che quel concorso rappresentasse per lui il prolungamento di una carriera che si avviava al tramonto.
Si aspettava che io principiassi da dove lui stava lasciando, era abbastanza esplicito nell’orgoglio che percepivo quando si interessava al mio concorso. Mi sembrava quasi un atto dovuto, una sorta di obbligo morale per me, anche se non mi ero interrogato sufficientemente sulle ricadute di quella scelta: avevo soltanto presentato le carte e atteso l’esito. Che fu assolutamente negativo. Una bocciatura senza appello”. Dunque, l’essere stato bocciato ad un concorso universitario e poi successivamente anche ad un altro concorso come direttore scientifico di un importante istituto di ricerca, in realtà si trasformarono in provvidenziali opportunità per riscattarsi.
Spesso, infatti, è proprio una sconfitta che ci permette di indirizzare il timone verso una rotta diversa, anche se ignota: “a volte una sconfitta fa comprendere l’errore di una prospettiva disegnata per compiacere altri o per imboccare direzioni già delineate, così come può essere uno stimolo a superare un limite caratteriale inesplorato. In entrambi i casi sono sbandamenti strepitosi, assolutamente benefici”.
Nella vita, infatti, occorre saper rialzarsi, così che ogni caduta possa trasformarsi in occasione per riemergere, riscoprendo se stessi, superando i propri limiti, comprendendo fino in fondo come spesso le strade preformate siano proprio quelle più inadatte.
Per riscattarsi, d’altronde, bisogna avere il coraggio di reinventarsi, di rischiare, scegliendo ciò che appare meno scontato, senza timore di sbagliare, consapevoli che una vittoria o una sconfitta paradossalmente comportano la medesima fatica.
“Non è affatto detto che le vittorie portino a gioie che vanno oltre il momento, né si può dare per scontato che un successo in più cambi definitivamente la vita. Felicità e successo possono essere effimeri, come una sconfitta. Le vittorie, specie quando sono precoci, possono tradire e ingannare, omettendo la sfida più complessa: scovare altre strade meno immediate per emergere in modo meno prevedibile. Il merito va meritato. Non ci può essere nessuna gloria in una sottomissione”, questo quanto dichiarato espressamente dallo psichiatra per concludere la sua profonda riflessione.
Occorre, pertanto, concedersi anche la possibilità di sbagliare, senza demoralizzarsi, senza abbattersi, riscoprendo la forza di chi nella vita ha lottato per ciò che desidera non desistendo ma anzi perseverando: non dimentichiamo, infatti, che “conseguire un risultato non può essere una pretesa, le vittorie prodotte da un arrogante accanimento non portano alla felicità, ma assomigliano a soglie friabili che la vita sfalda. I successi si nutrono dell’attesa che rassoda l’immaginario, altrimenti portano a illusioni dolorose. Le affermazioni, quelle vere, si riconoscono solo alla fine del viaggio, meglio non avere fretta”.
E tu, lettore che ci segui, pensi che per essere felici occorra saper rialzarsi?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.
di VALENTINA TROPEA




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Si , nella vita si può cadere ma certamente ci si può sempre rialzare, basta volerlo. A me è capitato molte volte , soprattutto nel lavoro, e mi sono sempre stupita di come io sia riuscita a superare quei momenti difficili trovando in me una forza che non avrei mai pensato di avere.
Per me la felicità è un attimo fuggente uno o più momenti nel corso di una vita ma essere sereni e in pace con se stessi e con gli altri è piu' importante. La vita ti dà gioie e dolori ma si va avanti. Bisogna ricordarci ogni tanto che la VITA è una sola.
Sono caduta tante volte e tante volte mi sono rialzata. Se mi guardo indietro provo orgoglio e felicità per tutta la strada che ho fatto (anche se visto da fuori può sembrare non un granché). Ma io so, io so quanto è stato difficile arrivare fin qua.
La felicità insolitamente la ritrovo, nonostante le dure prove della vita, nella determinazione a non arrendermi nel mantenere le ritualità giornaliere e nel guardare avanti con fede.
A mio avviso, la felicità ha ben altre realizzazioni di vita. Se si cade e si riesce a soddisfare i propri bisogni, sicuramente vi è un appagamento che potrebbe essere concepito come un senso di felicità.