Disagio giovanile e comunità educante: il CNDDU richiama l'urgenza dell'ascolto e della corresponsabilità educativa
- La Redazione

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Partendo dall'episodio dei graffiti comparsi presso il Liceo Galilei di Belluno, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani invita a riflettere sul crescente disagio delle...

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda attenzione e sincera preoccupazione per quanto emerso a Belluno, dove il recente episodio dei graffiti comparsi presso il Liceo Galilei, accompagnati da una lettera di denuncia sul disagio vissuto da molti studenti, si intreccia con altri gravi fatti di cronaca che coinvolgono giovani protagonisti di comportamenti violenti e antisociali. Episodi differenti per natura e responsabilità, ma accomunati da una domanda che la società adulta non può più eludere: cosa stanno cercando di dirci i nostri ragazzi?
Il CNDDU ritiene necessario compiere uno sforzo culturale preliminare: evitare sia la giustificazione dei comportamenti illeciti sia la loro riduzione a meri atti di devianza. Quando un adolescente scrive di sentirsi “non abbastanza”, schiacciato dalle aspettative, dalla competizione, dall'ansia e dalla solitudine, non sta semplicemente esprimendo un disagio individuale; sta descrivendo una condizione generazionale che interpella direttamente il sistema dei diritti umani, a partire dal diritto alla salute mentale, al benessere relazionale, all'ascolto e alla partecipazione.
La vicenda bellunese evidenzia un paradosso che merita una riflessione approfondita: i giovani vivono in un'epoca caratterizzata da un'iperconnessione permanente e, al contempo, da una crescente fragilità dei legami significativi. Molti studenti dispongono di strumenti tecnologici per comunicare continuamente, ma denunciano la difficoltà di essere realmente compresi. Non siamo di fronte soltanto a una crisi educativa; siamo di fronte a una crisi di riconoscimento.
La scuola, spesso chiamata a risolvere ogni problema sociale, non può essere lasciata sola.
Essa rimane il principale presidio democratico del territorio, il luogo in cui si costruiscono cittadinanza, responsabilità e coscienza critica. Tuttavia, non può farsi carico in modo esclusivo delle fratture emotive, economiche, culturali e relazionali che attraversano le nuove generazioni. Occorre una corresponsabilità autentica tra famiglie, istituzioni, servizi socio-sanitari, associazionismo, mondo della cultura e politica.
In questa prospettiva, il Coordinamento accoglie con favore l'iniziativa promossa dalle Scuole in Rete di Belluno, che invita la cittadinanza a costruire un'alleanza educativa territoriale. Non si tratta semplicemente di organizzare un evento pubblico, ma di riaffermare un principio fondamentale: la comunità educante è una responsabilità collettiva e non una delega.
Riteniamo altresì necessario che il dibattito nazionale sul disagio giovanile compia un salto di qualità. Non bastano più interventi emergenziali o campagne occasionali. Servono politiche strutturali che investano stabilmente sulla prevenzione, sul supporto psicologico scolastico, sull'educazione socio-emotiva, sulla partecipazione studentesca e sulla promozione della cultura dei diritti umani come strumento concreto di costruzione dell'identità personale e collettiva.
I graffiti possono essere cancellati. Le ferite interiori che li hanno generati, invece, richiedono tempo, ascolto e responsabilità condivisa.
La vera sfida educativa non consiste nel ripristinare rapidamente un muro imbrattato, ma nel ricostruire gli spazi di fiducia tra generazioni che troppo spesso si osservano senza riuscire a dialogare.
Quando un giovane arriva a pensare di non essere abbastanza, non è soltanto la sua autostima a vacillare: è il patto educativo della comunità che mostra una crepa.
Per questo il CNDDU invita tutte le istituzioni scolastiche italiane a promuovere momenti permanenti di ascolto e confronto, affinché il disagio non debba manifestarsi attraverso gesti estremi per diventare visibile. Una società democratica matura non attende il grido per accorgersi della sofferenza; costruisce quotidianamente le condizioni affinché ogni persona possa sentirsi riconosciuta, rispettata e parte integrante della comunità".
di La Redazione




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