Docenti, 3 mesi di vacanze? No, con dati alla mano Coluzzi smonta il pregiudizio
- La Redazione

- 1 giorno fa
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Aggiornamento: 13 ore fa
Daniele Coluzzi smonta il pregiudizio dei "tre mesi di riposo". Dati alla mano, il nostro Paese detiene il record continentale...

Numeri alla mano, i docenti italiani sono tra quelli che trascorrono in assoluto più tempo in classe rispetto al resto del continente. L'Italia, infatti, condivide con la Danimarca il primato per il calendario didattico più lungo d'Europa.
Un volume di lavoro nettamente superiore a quello dei colleghi di altre nazioni: in Germania, ad esempio, le scuole restano aperte per meno di centonovanta giorni, mentre in Spagna e in gran parte dei Paesi europei la media oscilla solitamente tra i centosettanta e i centonovanta.
Ma se la matematica certifica un impegno lavorativo maggiore, da dove nasce la percezione di un corpo insegnanti perennemente a riposo? A chiarire questo paradosso è Daniele Coluzzi, insegnante noto sui social, che in un suo intervento smonta quello che definisce un vero e proprio pregiudizio.
Questa credenza nasce dalla struttura del nostro calendario scolastico, organizzato in modo opposto rispetto agli altri paesi europei. Mentre all’estero le pause dalla didattica vengono distribuite in modo omogeneo durante tutti i mesi dell’anno (in Germania, ad esempio, le vacanze estive durano appena cinque o sei settimane), in Italia si concentra tutto il riposo in un unico, grande blocco di circa tredici settimane. Una scelta dettata dalle temperature estive sempre più roventi del nostro Paese, ma anche da una lunga tradizione a cui non c'è mai stata la reale intenzione di mettere mano. Il docente afferma che questa organizzazione, lontana dall'essere un privilegio, si trasforma anzi in una doppia beffa per gli insegnanti.
Costretti ad andare in ferie unicamente tra luglio e agosto, i docenti subiscono l'impatto della spesa nei mesi di altissima stagione, quando i prezzi del settore turistico sono alle stelle. Un peso economico non indifferente, aggravato dal fatto che gli stipendi italiani sono sensibilmente più bassi rispetto a quelli dei colleghi europei, i quali possono invece viaggiare in periodi dell'anno molto più accessibili.
Insomma, con l'avvicinarsi del mese di giugno, la classica e puntuale lamentela sui "mesi di ferie pagati con i soldi pubblici" è destinata a infrangersi contro la realtà dei fatti. Il calendario accumula semplicemente le interruzioni nella stagione calda, rendendo visibile solo quel lungo periodo di stop, ma il bilancio finale non lascia spazio a dubbi: i docenti tedeschi, spagnoli e francesi godono complessivamente di maggiori giorni di vacanza rispetto ai colleghi italiani.
di Leandro Castagna




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