Ragazzo di 15 anni si uccise con l'arma del padre, quattro compagni di classe indagati per istigazione e atti persecutori
- La Redazione

- 1 giorno fa
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A un anno e nove mesi dalla morte del quindicenne, la Procura per i minorenni riapre il caso dopo l'opposizione della famiglia al...

A un anno e nove mesi dalla morte del quindicenne di Montignano di Senigallia, che si tolse la vita il 13 ottobre 2024, la Procura per i minorenni ha iscritto quattro suoi ex compagni di classe nel registro degli indagati. Oggi hanno tra i 17 e i 19 anni. Le ipotesi di reato sono atti persecutori e istigazione al suicidio. Sono gli stessi nomi che i genitori del ragazzo avevano segnalato ai carabinieri la notte stessa della sua scomparsa.
Il fascicolo era stato aperto inizialmente contro ignoti. In seguito era arrivata una richiesta di archiviazione, a cui la famiglia si era opposta. L'opposizione è stata accolta anche per un difetto di notifica: i genitori, da cui era partita la denuncia, non erano stati informati della richiesta. Ad aprile le indagini sono state riaperte.
L'avvocata della famiglia ha spiegato, come riporta il Corriere, che gli atti persecutori erano già individuabili nel fascicolo, ma non erano stati considerati né il dolo eventuale né l'istigazione al suicidio. Secondo la legale, le testimonianze di compagne di classe e insegnanti erano già agli atti.
Per i genitori, l'iscrizione nel registro degli indagati è un passaggio processuale importante, anche se non costituisce un giudizio di colpevolezza. "Per mesi abbiamo chiesto che venisse ascoltata la voce di nostro figlio e che fossero approfondite le responsabilità di chi avevamo sempre indicato", hanno dichiarato. L'avvocata sottolinea che si tratta di uno dei pochi casi in Italia in cui si arriva a indagare per questo tipo di reati: le Procure, spiega, sono spesso restie a farlo perché manca una normativa specifica. Servirebbe una legge che dia alle procure strumenti adeguati.
All'epoca dei fatti, il ministero dell'Istruzione aveva disposto un'ispezione nell'istituto frequentato dal ragazzo. Il ministro Giuseppe Valditara aveva dichiarato di aver seguito la vicenda come se il ragazzo fosse suo figlio. Una prima relazione descriveva un clima sereno in classe; ne era arrivata poi una seconda, più approfondita. I genitori avevano chiesto un incontro con il preside per il lunedì successivo, per parlare di quanto il figlio subiva in classe. Il ragazzo morì la sera prima di quell'appuntamento.
di Leandro Castagna
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