Crepet: "I figli non sono meravigliose farfalle da tenere sotto una campana." Quando per un genitore è giusto lasciarli andare
- La Redazione

- 8 giu
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 9 giu
Paolo Crepet riflette sul difficile rapporto tra genitori e figli, tra paura del distacco, eccesso di protezione e bisogno di libertà. “Per crescere occorre avere coraggio...”

“Quando un giovane si allontana da casa, non lo fa per negare un affetto, ma per seguire l’istinto a perseguire il nuovo, a costruire altrove, sulle basi dei migliori insegnamenti ricevuti nella prima fase della vita”. È da questa affermazione del noto psichiatra e sociologo Paolo Crepet che prende forma una riflessione profonda sul rapporto tra genitori e figli, crescita e distacco.
C'è un momento, nel ciclo vitale di ogni famiglia, in cui l'aria in casa sembra cambiare. È il momento in cui i ragazzi iniziano a guardare fuori dalla finestra, a desiderare un altrove, a marcare un confine tra la loro intimità e quella di chi li ha messi al mondo.
Eppure, mai come oggi, questo istinto viene vissuto dagli adulti come un affronto, quasi un abbandono.
Paolo Crepet in merito afferma: “La nonna accudisce la figlia, la quale si trasforma nella migliore amica dei propri figli: non c’è più diversità di ruoli e di compiti, ma un’unica melassa che non consente al più piccolo della filiera di distinguere tra chi è già cresciuto e chi deve ancora farlo”. Questa finta uguaglianza, questa "complicità" cercata tra generazioni, non fa che appiattire l'esistenza.
In nome della pace domestica, abbiamo spianato la sana e faticosa salita verso l'indipendenza per sostituirla con una comoda e perenne passeggiata in pianura. L'autore svela l'inganno di questa illusione: “Così come in amore si riesce a comprendere l’entità del proprio sentimento nella misura in cui ci si distacca dall’amato, nell’educazione una giusta distanza è fondamentale per individuare con chiarezza i gradini della scala della vita. Per molti, invece, l’esistenza è diventata una sorta di tapis-roulant dove tutti avanzano sullo stesso piano, senza distacchi né fatica”.
Con questa analisi Crepet richiama un principio naturale della crescita: i figli sono chiamati a costruire una propria autonomia. Questo non significa necessariamente che a 18 anni devono lasciare la casa dei genitori o interrompere la vicinanza affettiva. I tempi della crescita possono essere diversi da persona a persona e, in alcuni casi, possono anche dilatarsi. Ciò che conta è che il percorso verso l'indipendenza non venga ostacolato dalla paura degli adulti di accettare il cambiamento.
Amare qualcuno significa, in fondo, prepararlo al giorno in cui saprà fare a meno di noi perché: “I figli non sono meravigliose farfalle tropicali da tenere sotto una campana di vetro. Dovrebbero essere amati senza essere idolatrati: in ciò si sostanzia il coraggio di un genitore e di un maestro». Perché solo rompendo quel vetro potremo, finalmente, vederli volare.
E tu, lettore che ci segui, credi che oggi i genitori facciano fatica a lasciare davvero liberi i propri figli?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Il confronto, quando si parla di crescita, educazione e distacco, può aiutare a comprendere meglio anche noi stessi.
di Leandro Castagna




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Lui spiccava il volo,le lacrime rigavano il mio volto,ma era giusto così! Il bruco era diventato farfalla.
Secondo me si da tutta la colpa alla società che è cambiata etc etc, solo perché non si vuole fare sviluppare l'autonomia di una figlio. Cin da piccolissimo fanno tutto al posto loro, la parola autonomie è per loro sconosciuta. Ma se non li fanno correre e giocare perché ê visto tutto come pericoloso,che autonomia vogliono sviluppa?
Ah ed era molto più pericoloso tanti anni fa
Non è facile lasciar andare via un figlio oggi. Il mondo di oggi è molto più insidioso rispetto al passato. Condivido fino a un certo punto l'analisi di Crepet, sarà che sono chiamata a lasciar andare. La paura è tanta, i giovani di oggi non sono pronti