Galimberti: “Per amarsi davvero bisogna essere se stessi, non compiacere gli altri. Il cuore è la bussola, la forza d’animo è il sentimento che ci fa sentire a casa”
- La Redazione

- 9 giu
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 10 giu
In un tempo che spinge all’omologazione Galimberti riflette sul bisogno di approvazione, sull’identità e sul coraggio di restare fedeli a se stessi...

In una società come la nostra, nella quale assistiamo ad un vero e proprio sovvertimento di valori e principi, in cui l’apparenza sembra prevalere incontrastata sull’essenza, riuscire a mostrarsi per ciò che si è veramente senza il timore di essere giudicati o emarginati è di per sé un atto rivoluzionario e di grande coraggio.
Ciascuno di noi, infatti, dovrebbe riscoprire la bellezza e la magia delle emozioni, dei sentimenti, prendendosi cura della propria anima, vivendo ogni attimo della propria esistenza intensamente e pienamente senza mai scendere a compromessi ma anzi lottando per salvaguardare le proprie idee e convinzioni, così esaudendo i propri sogni e desideri, facendo riaffiorare la propria forza d’animo.
“Oggi la si chiama ‘resilienza’, una volta la si chiamava ‘forza d’animo’, Platone la nominava ‘tymoidés’ e indicava la sua sede nel cuore. Il cuore è l’espressione metaforica del ‘sentimento’, una parola dove ancora risuona la platonica ‘tymoidés’. Il sentimento non è languore, non è malcelata malinconia, non è struggimento dell’anima, non è sconsolato abbandono. Il sentimento è forza.
Quella forza che riconosciamo al fondo di ogni decisione quando, dopo aver analizzato tutti i pro e i contro che le argomentazioni razionali dispiegano, si decide, perché in una scelta piuttosto che in un’altra ci si sente a casa. E guai a imboccare, per convenienza o per debolezza, una scelta che non è la nostra, guai a essere stranieri nella propria vita”, attraverso tali splendide parole il filosofo, saggista e psicoanalista Umberto Galimberti coglie l’occasione per sottolineare l’importanza del sentimento, quale forza inesauribile che dovrebbe guidare ogni singola scelta della nostra vita, permettendoci di riscoprire la nostra vera essenza.
“La forza d’animo, che è poi la forza del sentimento, ci difende da questa estraneità, ci fa sentire a casa, presso di noi. Qui è la salute. Una sorta di coincidenza di noi con noi stessi, che ci evita tutti quegli ‘altrove’ della vita che non ci appartengono e che spesso imbocchiamo perché altri, da cui pensiamo dipenda la nostra vita, semplicemente ce lo chiedono, e noi non sappiamo dire di no. Il bisogno di essere accettati e il desiderio di essere amati ci fanno percorrere strade che il nostro sentimento ci fa avvertire come non nostre, e così l’animo si indebolisce, si ripiega su se stesso nell’inutile fatica di compiacere agli altri. Alla fine l’anima si ammala, perché la malattia, lo sappiamo tutti, è una metafora, la metafora della devianza dal sentiero della nostra vita. Bisogna essere se stessi, assolutamente se stessi. Questa è la forza d’animo”, in tal modo lo psicoanalista continua la sua disamina lasciandoci senza fiato; le sue parole, infatti, arrivano dritte al cuore e meritano un’accurata riflessione.
Per essere realmente se stessi però occorre accogliere anche la propria ombra: l’ombra, infatti, è ciò che di noi stessi rifiutiamo ed attende solo di essere accolta.
Dunque “di forza d’animo abbiamo bisogno soprattutto oggi perché non siamo più sostenuti da una tradizione, perché si sono rotte le tavole dove erano incise le leggi della morale, perché si è smarrito il senso dell’esistenza e incerta s’è fatta la sua direzione. La storia non racconta più la vita dei nostri padri, e la parola che rivolgiamo ai figli è insicura e incerta. Gli sguardi si incontrano solo per evitarsi. Siamo persino riconoscenti al ritmo del lavoro settimanale che giustifica l’abituale lontananza dalla nostra vita.
E a quel lavoro ci attacchiamo come naufraghi che attendono qualcosa o qualcuno che li traghetti, perché il mare è minaccioso, anche quando il suo aspetto è trasognato. Passiamo così il tempo della nostra vita, senza sentimento, senza nobiltà…perché ormai della vita abbiamo solo una concezione quantitativa. Vivere a lungo è diventato il nostro ideale. Il ‘come’ non ci riguarda più, perché il contatto con noi stessi s’è perso nel rumore del mondo. Passioncelle generiche sfiorano le nostre anime assopite. Ma non le risvegliano. Non hanno forza. Sono state acquietate da quell’ideale di vita che viene spacciato per equilibrio, buona educazione.
E invece è sonno, dimenticanza di sé. Nulla del coraggio del navigante che, lasciata la terra che era solo terra di protezione, non si lascia prendere dalla nostalgia, ma incoraggia il suo cuore. Il cuore non come languido contraltare della ragione, ma come sua forza, sua animazione, affinché le idee divengano attive e facciano storia. Una storia più soddisfacente”, questa le parole pregne di significato che Umberto Galimberti utilizza per culminare la sua ragguardevole disamina.
Dunque per amarsi veramente bisogna essere se stessi e non compiacere gli altri, imparando a guardarsi dentro, così da riscoprire il sentimento quale ineguagliabile forza d’animo capace di guidarci lungo il cammino senza ostacolarci ma anzi permettendoci di esprimere al meglio la nostra vera essenza.
In una società come la nostra nella quale si ricerca consenso ed approvazione, amarsi significa accettare se stessi, con i propri pregi e difetti, imparando a perdonarsi quando si commettono degli errori e rialzandosi dopo ogni caduta, incoraggiando il nostro cuore ad andare avanti, così valorizzando la nostra unicità e il nostro essere imperfetti ma umani.
E tu, lettore che ci segui, quante volte ti è capitato di scegliere per paura di deludere qualcuno anziché ascoltare davvero te stesso?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Hai mai imboccato una strada che non sentivi tua? Oppure hai trovato il coraggio di cambiare direzione? Il confronto può aiutare ciascuno di noi a riflettere sul proprio cammino.
di VALENTINA TROPEA




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"La verità vi renderà liberi"..a partire dalla conoscenza di noi stessi : bisogna avere Coraggio cioè fare attività di cuore sapersi amare e conseguentemente amare gli altri anche se ciò comporta pagare un prezzo che sarà proporzionale al grado di libertà raggiunto.Piu' si è liberi e maggiormente lo scotto da pagare sale. Chi oggi ha questo Coraggio? Se il coraggio esisterebbe non avremo il mondo che viviamo perché l' amore non è di questo mondo..
È una continua lotta con me stessa, tra il riconoscermi il diritto a stare bene e ad assecondare gli altri per un briciolo di affetto...a 65 anni, due importanti depressioni e 10 anni di terapia ancora in corso riconosco il valore delle parole del professore Galimberti ma sù di me hanno un effetto positivo per un tempo limitato....
Qui non si fa a gara a chi l’ha detto prima. Sono verità eterne di cui spesso ci si dimentica e….. repetita iuvant. Quanta gente ha parlato del valore del tempo dopo Seneca? Li vogliamo condannare? Siano benvenuti perché ci danno la sveglia dall’oblio
Ho SEMPRE imboccato strade per compiacere gli altri, sempre indossato maschere e non essere stata MAI me stessa, adesso a 61 anni ne pago le tristi spese!!!
Ho mai imboccato un percorso per compiacere altri, una strada che non sentivo mia? Sicuramente sì, e aggiungo: inconsapevolmente …ma il tempo mi ha aiutato a valutare quanto poi questo mi stesse danneggiando, e lì con altro tempo ho avuto la forza d’animo di mettere un punto per poter poi recuperare Livia. Sono decisioni spesso dolorose per chi le vive e per chi sta intorno… cambiamenti che non si fanno a cuore leggero perché si ha la consapevolezza che il proprio entourage ci vorrebbe vedere cristallizzati nella nostra attualità. mi riferisco alla mia seconda separazione matrimoniale (dopo 15 anni) più difficile sofferta della prima (avvenuta dopo 10 anni) …ad oggi che sono trascorsi altri 10 anni da quella seconda separazio…