Crepet: "La follia merita un applauso". Quando la normalità diventa pericolosissima
- La Redazione

- 2 ore fa
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Per Paolo Crepet il vero rischio non è essere considerati diversi, ma rinunciare alla propria autenticità. E ricorda le parole di Alda Merini...

"Anche la follia merita un applauso". Paolo Crepet riprende e fa sue le celebri parole di Alda Merini per sviluppare una riflessione controcorrente sulla normalità, sull'autenticità e sul rischio di una vita vissuta per soddisfare le aspettative degli altri. Viviamo in un tempo in cui essere normali sembra diventato un obbligo. Bisogna comportarsi nel modo giusto, pensare nel modo giusto, scegliere ciò che scelgono tutti. Chi esce dal percorso tracciato rischia di essere guardato con sospetto, giudicato, etichettato. Eppure, secondo Paolo Crepet, è proprio qui che si nasconde uno dei pericoli più grandi del nostro tempo.
"Anche la follia merita un applauso, diceva Alda Merini. Lei la follia l'ha sofferta dentro un manicomio. Io da giovane ho fatto parte di quel gruppo di psichiatri capitanati da Franco Basaglia che quei manicomi li ha aperti". Con questo ricordo Crepet riporta l'attenzione su una parola che spesso utilizziamo senza comprenderne davvero il significato. Perché la follia di cui parla non è necessariamente la malattia. È qualcosa di diverso, qualcosa che riguarda il modo in cui scegliamo di stare al mondo. Nelle sue parole: "La follia è forse la risposta che dobbiamo cercare. La follia vuol dire essere a modo proprio."
Una frase che sembra andare controcorrente in un'epoca in cui l'approvazione degli altri è diventata quasi una necessità. Sui social, nei luoghi di lavoro, persino nelle relazioni, spesso siamo spinti ad adattarci per non disturbare, per non apparire diversi, per non deludere le aspettative.
Ma quale prezzo paghiamo quando rinunciamo a essere noi stessi? Secondo Crepet il rischio è quello di perdere la capacità di stupirci, di immaginare, di guardare oltre ciò che abbiamo davanti.
Per questo aggiunge: "Si diceva che i pazzi parlassero con la luna. Beh, ce ne fossero. Ce ne fosse di gente che esce e guarda la luna e guarda le stelle." L'immagine è semplice ma potente. Non parla davvero della luna. Parla della nostra capacità di alzare lo sguardo. Di fermarci. Di sognare. Di non ridurre la vita a una sequenza di impegni, scadenze e preoccupazioni.
Con questa riflessione Crepet sembra ricordarci che esiste una differenza profonda tra vivere e limitarsi a funzionare. Ed è proprio qui che arriva il passaggio più provocatorio del suo ragionamento: "Attenzione, la normalità è pericolosissima".
Non perché la normalità sia un difetto. Ma perché può trasformarsi in una gabbia quando ci impedisce di ascoltare ciò che siamo davvero. Quando ci convince che essere uguali agli altri sia più importante che essere autentici.
La vera sfida, allora, non è diventare straordinari agli occhi del mondo. È avere il coraggio di conservare la propria unicità anche quando non viene compresa.
Per questo Crepet torna ancora una volta alle parole di Alda Merini e le trasforma quasi in una terapia per il nostro tempo: "un bell'applauso alla nostra follia".
Forse non si tratta di celebrare l'eccesso o l'irrazionalità. Forse si tratta semplicemente di imparare ad accogliere quella parte di noi che non vuole vivere per compiacere gli altri. Quella parte che continua a guardare la luna, a immaginare possibilità nuove e a credere che il giorno di domani possa essere migliore di oggi.
In un mondo che ci chiede continuamente di assomigliare a qualcuno, il gesto più coraggioso potrebbe essere proprio questo: restare fedeli a noi stessi.
E tu, lettore che ci segui, hai mai rinunciato a un sogno, a una passione o a una parte della tua personalità per paura del giudizio degli altri? Credi che oggi sia ancora possibile vivere senza uniformarsi a ciò che tutti si aspettano da noi?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza. Il confronto tra storie diverse può aiutarci a capire quanto coraggio serva, a volte, per restare semplicemente se stessi.
di Leandro Castagna




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Tante volte mi ritrovo costretta da eventi a cui non t interessa partecipare, ma per non deludere le aspettative compiaci, e poi ti ritrovi con tasche svuotate e cervello in tilt
Non so cosa significa rinunciare alla mia passione per compiacere gli altri...oggi è fondamentale riuscire ad essere se stessi