Cade sul pavimento bagnato dello spogliatoio, ma la scuola non ha colpa: a 14 anni vale il diritto alla privacy
- La Redazione

- 2 ore fa
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Un alunno scivola durante l'ora di educazione fisica e i genitori chiedono i danni, accusando l'insegnante di non aver vigilato. La ricostruzione dei fatti ricorda però…

Tutto inizia nel marzo del 2022, durante un normale intervallo della lezione di educazione fisica. Un ragazzino di quattordici anni chiede al docente di potersi recare un attimo negli spogliatoi per bere un sorso d'acqua. Una volta entrato, però, mette il piede su una pozza d'acqua, scivola a terra e si fa male, riportando un'invalidità permanente del 6%. Un brutto infortunio che fa subito scattare la polemica: di chi è la colpa?
Per i genitori del ragazzo la responsabilità è tutta dell'istituto scolastico. La famiglia decide infatti di fare causa alla scuola chiedendo un risarcimento per i danni subiti. Secondo la loro versione, l'insegnante avrebbe dovuto seguire i ragazzi fin dentro la stanza per sorvegliarli a vista. Inoltre, sostengono che quell'acqua sul pavimento fosse una vera e propria trappola non segnalata, mentre in realtà la pozza era ben visibile e il giovane si stava muovendo in modo troppo frettoloso.
Ma il punto centrale della vicenda riguarda proprio la posizione dell’insegnante. Il docente aveva infatti accompagnato la classe come previsto dal regolamento, fermandosi però nel corridoio, appena fuori dalla porta.
Un comportamento che la Corte ha poi ritenuto corretto e conforme ai doveri di vigilanza. A quattordici anni i ragazzi hanno ormai un diritto alla riservatezza che deve essere tutelato. Pretendere che un adulto stazioni costantemente all'interno degli spogliatoi, controllando a vista gli studenti mentre si cambiano, come se fossero alla scuola dell'infanzia, sarebbe potenzialmente lesivo del loro diritto alla riservatezza e della loro sfera personale.
Su questo principio si fonda la decisione della Corte d'Appello di Venezia, che ha messo la parola fine alla vicenda, respingendo la richiesta di risarcimento dei genitori e confermando la precedente decisione del Tribunale. I giudici hanno infatti escluso qualsiasi responsabilità dell'insegnante, ritenendo che avesse saputo trovare il giusto equilibrio tra la necessità di proteggere gli studenti e il dovere di rispettarne la privacy. Secondo la Corte, la dinamica dell'incidente non può essere imputata a un difetto di vigilanza da parte della scuola. E alla fine, a pagare le conseguenze della battaglia legale sarà proprio la famiglia, condannata a rimborsare quasi 7.000 euro di spese processuali all'amministrazione scolastica.
di Leandro Castagna




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