Tupini: “Amare un figlio significa anche lasciarlo andare e sorridere quando sceglie una strada che a noi non piace”
- La Redazione

- 9 giu
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 10 giu
"Le aspettative genitoriali potrebbero essere o non essere rispettate e dipendono molto dalla vera volontà del figlio..."

“Non si fanno figli per avere il bastone della vecchiaia”, dietro questa affermazione della psicologa Gabriella Tupini emerge il pensiero che ha accompagnato generazioni intere di genitori. Credere che i figli, una volta maturi, in qualche modo fossero “utili” per mandare avanti la famiglia, per prendersi cura dell’attività familiare, per occuparsi dei genitori una volta anziani. Ma non è questo il vero senso di mettere al mondo un figlio.
Le aspettative genitoriali potrebbero essere o non essere rispettate e dipendono molto dalla vera volontà del figlio. Continua l’esperta: “Ci si può preoccupare della propria vecchiaia, nel senso “O Dio chi baderà a me se non ho figli?" In qualche modo accadrà. Se state bene con la vostra coscienza, non vi preoccupate. Coscienza non è l'aver fatto le cose buone, ma avere una consapevolezza. Non si fanno i figli come aiuto per la vecchiaia perché è come fare un figlio per avere un asino che ci porta appresso”. Preoccuparsi dell’età che avanza è un processo naturale, ma non può ostacolare la libertà del figlio. Anzi, quando un figlio decide di andare incontro al suo unico sentire il lavoro genitoriale si può dire compiuto.
L’obiettivo è infatti crescere un individuo autonomo, indipendente, responsabile e con una buona capacità di sapersi arrangiare. Continua Tupini: “I figli sono un onere, quando fate un figlio pensate che il figlio potrà non restituirvi quello che voi avete dato, perché magari è diverso, se ne va a vivere all'estero e dovete anche fargli un sorriso se lo fa”.
L’esempio che riporta l’esperta è una scena abbastanza comune nelle famiglie, da un lato un figlio che decide di allontanarsi andando a vivere a km di distanza e dall’altro la sofferenza del genitore. Ma il distacco dal grembo materno è un passaggio imprescindibile, vedere il figlio preferire una vita scomoda, fatta di distanza, di lontananza, allontanarsi dalla facilità è solo motivo di orgoglio. La sofferenza, in questa circostanza, non si può evitare, ma sorridere è un modo per prenderla un po' in giro. Infatti, conclude Tupini: “La mentalità sana di un genitore è vedere il figlio come un onere, se vi va di fare figli pur essendo un onere allora va bene”.
E tu, lettore che ci segui, credi che i genitori facciano ancora fatica a lasciare davvero liberi i propri figli?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Il confronto, quando si parla di crescita, educazione e distacco, può aiutare a comprendere meglio anche noi stessi.
di Natalia Sessa




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Sempre molto delicata e diretta la psicologa Tupini. Senza voler generalizzare, è difficile non notare come oggi, in molti casi, i figli vengano percepiti più come un peso da gestire che come una ricchezza da accogliere. Forse è anche per questo che assistiamo a un calo sempre più marcato delle nascite. Crescere un figlio richiede tempo, responsabilità e rinunce, ma può offrire anche qualcosa che nessun bene materiale è in grado di restituire: la possibilità di amare e di essere amati in modo autentico. Le riflessioni della Tupini ci ricordano che educare non significa controllare o possedere, ma accompagnare qualcuno verso la propria strada.
I figli sono una GIOIA che ci accompagna nella vita.r ne essita
I figli non sono un onere, sono un onore.
Io forse ho avuto molta fortuna fin ora, hanno la loro vita, la loro famiglia ma al bisogno non importa chiamare, cercare, chiedere.
Forse e una questione di esempi, i miei genitori, io con loro, non servono le parole, basta guardare la faccia, sentire la voce al telefono e un buon genitore che vuol capire... intende al volo.
Ripeto io sono ststa molto fortunata, anche se non credo nella fortuna