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Viene sorpreso a fumare e spinge la collaboratrice scolastica contro un armadietto: un rimprovero finisce in violenza

Un normale controllo nel cortile di una scuola superiore si trasforma in un'aggressione fisica e verbale ai danni di una dipendente. Un episodio che…

Insonnia, attacchi di panico e un forte stato di ansia costante. Oltre a ciò, ci sono anche le ferite visibili sul corpo: traumi alla spalla e all'anca che hanno costretto i medici a prolungare i giorni di riposo e cure fino ad arrivare a una prognosi di quaranta giorni. È questo che ha subìto una collaboratrice scolastica di 48 anni, vittima di un'aggressione a scuola.


La violenza si è consumata all'interno degli uffici della dirigenza, addirittura sotto gli occhi di due vicepresidi. In quel frangente un ragazzo, in preda alla rabbia, ha spinto con forza la dipendente facendola sbattere contro un armadietto.

Ma come si è arrivati a un simile episodio di rabbia all'interno di una scuola? L'episodio, avvenuto lo scorso 31 marzo in un istituto del Polo tecnico professionale di Lugo e raccontato dai giornali locali come "Il Resto del Carlino", ha avuto origine per un rimprovero. Tutto è iniziato nel cortile dell'edificio, quando la donna stava semplicemente facendo il suo lavoro: far rispettare le regole. Aveva infatti sorpreso due ragazzi con la sigaretta accesa, in un luogo dove è severamente vietato.

Grazie alle telecamere del sistema di videosorveglianza, l'istituto è riuscito a identificare i due giovani, che sono stati subito convocati per discutere dei normali provvedimenti disciplinari. Di fronte alla scoperta, però, uno dei minori invece di scusarsi e ammettere l'errore, ha perso il controllo. Ha iniziato a negare tutto, alzando i toni, per poi passare direttamente agli insulti e alle minacce contro la lavoratrice, fino alla spinta avvenuta in presidenza. Di fronte a un simile comportamento, la scuola è intervenuta con fermezza: il Consiglio d'istituto si è riunito e ha deciso per l'immediata sospensione del giovane.


Questa triste vicenda, però, non si chiude soltanto con un provvedimento scolastico. La collaboratrice, profondamente scossa e costretta ad affrontare diverse visite specialistiche per superare il trauma fisico e psicologico, si è rivolta a un avvocato. Adesso, per i genitori del ragazzo e per il Ministero dell'Istruzione, è scattata una richiesta formale di risarcimento economico per tutti i danni subiti. Se le parti non riusciranno a trovare un accordo pacifico per chiudere la questione, la parola passerà al tribunale e si aprirà una causa civile.

di Leandro Castagna




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