Cucurella: "A volte non so come aiutare mio figlio". Il campione del mondo racconta l’autismo di Mateo e la forza dei piccoli passi
- La Redazione

- 2 ore fa
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Il difensore della Spagna campione del mondo racconta il percorso del figlio, una testimonianza di fragilità, amore e speranza che parla a tutti...

“Nessuno ha una vita perfetta. Quando diventi padre impari a esserlo e, se hai un figlio autistico, tutto è più complicato. È un percorso continuo: capire di cosa ha bisogno, comprendere le sue richieste.”
Non sono le parole di uno psicologo o di uno specialista, ma di Marc Cucurella, uno dei protagonisti della Spagna campione del mondo. Lontano dai riflettori e dalle emozioni vissute sul campo, il difensore ha scelto di raccontare la sua esperienza di padre del piccolo Mateo, a cui è stato diagnosticato un disturbo dello spettro autistico di livello 1.
Lo ha fatto senza cercare compassione, ma con il desiderio di dare voce a tante famiglie che ogni giorno affrontano lo stesso percorso, fatto di paure, domande, piccoli passi e grandi speranze.
Le sue parole restituiscono tutta la fragilità di un padre che, davanti alla sofferenza del proprio figlio, non ha paura di mostrarsi vulnerabile.
“Man mano che cresce vedi che non parla. Vedere tuo figlio soffrire credo sia una delle cose più dure che ci siano. A volte non so come aiutarlo. Quando torno a casa, due dei miei figli mi corrono incontro. Mateo no. E questo mi spezza il cuore. Ogni notte piango per lui.”
Una confessione che colpisce perché racconta un sentimento condiviso da molti genitori: il desiderio di riuscire a entrare nel mondo del proprio figlio, rispettandone i tempi e imparando ogni giorno un modo nuovo di comunicare.
Ma il racconto di Cucurella non si ferma al dolore.
C’è anche la speranza, quella che nasce dai piccoli traguardi conquistati con pazienza, dall’impegno quotidiano della famiglia e dal sostegno di chi accompagna Mateo nel suo percorso di crescita.
“Poco a poco, per fortuna, c’è tanta gente che ci sta aiutando. Cerchiamo le terapie e le scuole migliori perché possa svilupparsi. Quando raggiungi qualcosa, fai un piccolo passo avanti, sei molto più felice.”
È forse questo il messaggio più importante della sua testimonianza: dietro ogni conquista, anche la più piccola, ci sono tempo, fiducia e una rete fatta di professionisti, insegnanti, educatori e familiari che credono nelle potenzialità di ogni bambino.
Anche la sua inconfondibile chioma riccia ha una storia che parla di famiglia. Da bambino era stata sua madre a chiedergli di lasciar crescere i capelli per riconoscerlo più facilmente durante le partite. “Ormai fanno parte di me. Questo è il mio stile e così resterà”, racconta oggi.
La vittoria ai Mondiali resterà una delle pagine più belle della carriera di Marc Cucurella. Ma la testimonianza che ha scelto di condividere fuori dal campo racconta un successo ancora più importante: quello di un padre che ha deciso di trasformare la propria fragilità in un messaggio di speranza per tante altre famiglie.
Perché chiedere aiuto, affidarsi a professionisti competenti e credere nei piccoli progressi quotidiani non significa arrendersi. Significa, al contrario, scegliere di affrontare il futuro con coraggio. Ed è proprio in quei piccoli passi, spesso invisibili agli occhi degli altri, che si conquistano le vittorie più grandi.
Per te, lettore che ci segui, quale riflessione ti lascia la testimonianza di Marc Cucurella? Credi che, dietro ogni piccolo traguardo di un bambino, il ruolo della famiglia, della scuola e dei professionisti possa fare la differenza? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento. Il tuo punto di vista potrebbe diventare un incoraggiamento o uno spunto di riflessione per altre famiglie che stanno vivendo un percorso simile.
di Katia Piemontese




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