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Fallaci: “Chi si rassegna non vive: sopravvive”. Il coraggio di smettere di essere spettatori della propria vita

Nel romanzo Un Uomo, Oriana Fallaci lancia una sfida contro paura, conformismo e vite vissute a metà...

Nel suo romanzo-verità “Un Uomo”, la grande giornalista Oriana Fallaci lancia un attacco diretto contro l’indifferenza e la dittatura del "pensiero unico". Raccontando la vita ribelle del greco Alekos Panagulis, ci mette di fronte a una scelta: nella vita bisogna decidere se essere protagonisti coraggiosi o restare obbedienti spettatori.


La scrittrice fiorentina descrive il dramma di un individuo che rifiuta di lasciarsi etichettare dalle mode o dal Potere. In un’epoca che ci spinge incessantemente all’omologazione, la Fallaci esalta chi non accetta di diventare un semplice strumento nelle mani di chi comanda e di chi spaventa. È il ritratto dell'eroe solitario che si batte per la libertà, senza arrendersi mai, anche a costo di morire ucciso dall'incomprensione e dall'indifferenza.

Ma perché condannarsi a questa tremenda solitudine? Perché affrontare il dolore pur di non piegarsi a un quieto vivere? Il significato di questa lotta è racchiuso in un dialogo folgorante, un monito contro l’ignavia: “Tanto a che serve... Soffrire, battersi? A vivere, ragazzo mio. Chi si rassegna non vive: sopravvive”. Quanto diversa sarebbe l'esistenza se ognuno di noi facesse propria questa frase. Quanta vita traboccherebbe dai ragazzi di oggi, spesso incatenati dall’incertezza del futuro e consumati dall’alienazione sociale.

Per paura di soffrire, troppi giovani si abbandonano al vuoto dell’apatia preferendo "lasciar stare". Eppure, in perfetta sintonia con il messaggio della Fallaci, lo psichiatra Paolo Crepet ci ricorda che è sempre “meglio ritrovarsi naufraghi di una passione, che atterrati e sazi di troppe, consolanti ragioni”. In ultima analisi, l’eroe delineato dalla Fallaci è colui che ha il coraggio di uscire dal gregge, un animo libero che ha l'istinto vitale di sfidare l’impossibile anche quando sa di lottare a vuoto e di poter perdere.

È un Don Chisciotte che si lancia contro i mulini a vento senza curarsi d’essere solo, anzi fiero di esserlo.

E non ha alcuna importanza che il suo sacrificio porti o meno a un risultato immediato: nel momento stesso in cui rifiuta di arrendersi, egli incarna e salva la dignità dell'intera umanità.

E tu, lettore che ci segui, pensi che oggi si viva davvero troppo nella rassegnazione, rinunciando ai propri sogni per paura di soffrire o di fallire?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. A volte leggere il coraggio degli altri può riaccendere anche il nostro.



di LEANDRO CASTAGNA

1 commento


Emanuela Giustra
un'ora fa

"Corri ragazzo, corri.." canzone della mia giovinezza, ancora oggi echeggia dentro la mia vita!!!! Forza e coraggio alla nuova generazione nel mai arrendersi...ogni traguardo è sempre una vittoria.

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