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Recalcati: "Sapere dire grazie sembra essere diventato un tabù. A prevalere non è la gratitudine ma l'invidia. Molto più facile invidiare gli altri che essere riconoscenti per ciò che si è ricevuto"

Aggiornamento: 23 ore fa

Una riflessione di Massimo Recalcati sulla gratitudine come esperienza del dono, sull’invidia che la oscura e su ciò che rende davvero felici...

In una società come la nostra, nella quale individualismo e disinteresse predominano incontrastati, sembra non esserci più tempo per imparare nuovamente a dire grazie, valorizzando un sentimento profondo e significativo come la gratitudine.

Ecco allora che appare spontaneo chiedersi come mai la gratitudine sia divenuta così rara. Perché ci si dimentica sempre più rapidamente dei doni ricevuti? Accade tra genitori e figli, come tra allievi e maestri; ma anche in ambito lavorativo o semplicemente nei legami di amicizia. A tal fine lo psicoanalista e saggista italiano Massimo Recalcati coglie l’occasione per esprimere il suo pensiero in merito, dichiarando espressamente che:

“La gratitudine è sempre più un sentimento raro e misconosciuto nel nostro tempo. A prevalere non è la gratitudine ma l'invidia. Molto più facile invidiare che ringraziare. Sapere dire ‘grazie!’ sembra essere diventato un tabù. Lo diceva Voltaire quando ricordava che è più facile condividere i dolori di un amico che i suoi successi”.

Eppure solo attraverso la gratitudine possiamo arricchire la nostra esistenza: esprimere riconoscenza nei confronti di chi ci ha aiutato, supportato nei momenti difficili, teso la mano, ci consentirà di vivere la nostra vita pienamente, coltivando i rapporti umani, ed imparando a ringraziare chi ci ha fatto del bene, perché ogni piccolo gesto può fare la differenza e deve essere valorizzato.


“Nella gratitudine infatti – come nella forma più radicale della preghiera – non si chiede nulla, ma, semplicemente, si ringrazia di ciò che si è ricevuto. È il tratto essenziale di ogni discorso amoroso: ti sono grato per nessuna delle tue proprietà o qualità, per nessun tuo attributo, ma della tua stessa esistenza. Spinta al fondo la gratitudine è la forma più alta del riconoscimento della vita dell’Altro come vita piena e autonoma, impossibile da raggiungere”, queste le parole utilizzate da Massimo Recalcati per continuare la sua ragguardevole disamina.

Possiamo esprimere gratitudine, ad esempio, nei confronti di un amico che ci ha supportato nei momenti più difficili, rimanendo al nostro fianco, oppure nei confronti di una madre per averci donato la vita; ed ancora possiamo essere grati ad un maestro per aver creduto in noi stessi, favorendo non solo l’apprendimento ma anche la nostra crescita personale.

Dire grazie non costa nulla eppure è il segreto della felicità sotto un duplice aspetto: da un lato, infatti, chi riceve un ringraziamento si sente meglio, consapevole di aver fatto qualcosa di buono e questo contribuisce ad aumentare la sua autostima così da essere motivati ad offrire di più; dall’altro lato, invece, chi ringrazia sta manifestando la sua riconoscenza, attribuendo valore al gesto ricevuto, e ciò consente di rafforzare positivamente le relazioni sociali.

Ritorniamo, pertanto, ad essere riconoscenti nei confronti di chi ci ha supportato, aiutato, guidato, rivolto un gesto d’affetto senza pretendere nulla in cambio: solo in tal modo, infatti, potremo sperimentare un sentimento profondo e significativo come la gratitudine che, a differenza dell’invidia, è esperienza di condivisione e non fa altro che arricchire la nostra vita, rendendola degna di essere vissuta.


di VALENTINA TROPEA

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