Tupini: "Ho fiducia in te anche se non ce la fai". L'amore per i figli è un sentimento stabile, non diminuisce quando non ci sono risultati
- La Redazione

- 1 mar
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 3 mar
Gabriella Tupini invita genitori ed educatori a ripensare l’incoraggiamento: l’amore per i figli non è legato al successo, ma alla presenza e alla sicurezza emotiva...

Le parole di incoraggiamento che ci vengono dette sin da bambini sono importanti, ma siamo sicuri che le frasi alle quali siamo stati da sempre abituati sono in ogni momento quelle giuste?
L’esperta di psicologia Gabriella Tupini propone una chiave di lettura diversa, più vera e più incisiva, che mette in discussione alcune certezze radicate nella quotidianità educativa. In particolare, Tupini invita a riflettere su una delle frasi di incoraggiamento più diffuse: “Ho fiducia in te, ce la farai”. Un’espressione che nasce con l’intento di motivare, ma che può avere effetti inattesi sul carico emotivo di chi la riceve. In molti contesti educativi, infatti, si ritiene che rafforzare la fiducia del bambino significhi sottolineare i suoi successi e incoraggiarlo a fare sempre meglio, anche attraverso piccoli riconoscimenti quotidiani o responsabilità adeguate all’età. Ma, secondo Tupini, questo approccio rischia di trasformarsi in una pressione silenziosa.
Ma questo, afferma Tupini, non fa altro che: “aumentare il carico, perché sa che vi aspettate che lui ce la faccia a fare tutto, che non deve fallire. La vostra aspettativa lo stressa ancora di più, pensa che di per sé non vale, e vale solo se fa qualcosa di buono”.
In conclusione, per l’esperta i genitori devono fare molta attenzione al come vengono trasmessi valori, affetto e amore ai propri figli. Perché in alcuni casi l’incoraggiamento se “fatto male” può produrre risultati negativi, che vanno a ledere il rapporto con loro anche da grandi. Crescere con l’idea che il bene si conquista solo attraverso i risultati è profondamente sbagliato. Perché L’amore nei confronti di un figlio è un sentimento stabile che non subisce variazioni in base agli obiettivi, anzi, deve rappresentare una certezza, un’ancora, una zona di conforto proprio quando questi non vengono raggiunti.
Per te, lettore che ci segui, ti sei sentito protetto e amato anche quando non riuscivi a portare a termine i tuoi obiettivi? I tuoi genitori avrebbero potuto migliorare il loro atteggiamento in alcuni casi?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo per cambiare direzione.
di NATALIA SESSA




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Il senso di realtà deve essere chiaro nel rapporto genitori-figli, se c'è quello non ci sono dubbi sulle motivazioni per cui fare o meno qualcosa, dirlo o meno. Se ti stimolo è per il tuo bene e il tuo bene è la realizzazione di una vita affettiva, relazionale e professionale a cui dobbiamo collaborare. Purtroppo ci sono genitori privi di alfabeto interiore e cultura educativa, ma anche figli che si lasciano trasportare facilmente da chi non li foraggia e sostiene, perciò più è autorevole un genitore, cioè capace di sapere qual'e' il suo ruolo e anche che non può sbolognarlo ad altri ma può farsi sostenere, meno la vita famigliare vede gravi difficoltà.
Devo dire che i miei genitori sono stati un esempio in quello che avete scritto.
Non hanno mai pensato che il bene si conquista solo con i risultati.
Durante la mia crescita miei avevano un attività e lavorano tanto ma riuscivano a mostrano sempre l'amore, Non ero studioso ma non hanno mai detto una parola negativo sui miei risultati, mi correggevano con amore quando era necessario e mi incoraggiavano in ogni situazione, mi hanno seminato fondamenti solidi, anche cristianamente parlando, oggi vedo il frutto del loro impegno nella mia vita, e ringrazio Dio che oggi abbiamo un rapporto meraviglioso e sano.
Vedo che con la figlia faccio uguale lei sa che é amata e che fidiamo di Lei in qualsiasi…
Sono cresciuta così con l'idea di dover avere risultati per compiacere i miei genitori ma poi in realtà ci tenevo anche io. Con i miei figli è diverso. Questa generazione è molto fragile e in particolare con uno sto incontrando molte difficoltà avenndo lui sviluppato un disturbo oppositivo. Il fatto è che amarlo e basta senza stimolarlo non potrebbe essere controproducente nel senso di fargli credere che va bene tutto anche se non si impegna a fare niente?
Io sono cresciuto senza trascorrere 10 minuti con i miei genitori.Quando capitava,mi respingevano,con me erano sempre a disagio.Non sapevano mai cosa dire,non ho mai sentito l'amore addosso.Per loro mi sono sempre sentito un peso,una rottura di scatole.Mio padre in particolare,non mi ha mai degnato di uno sguardo,mai trascorso del tempo con me.Ricordo, avrò avuto 6/7 anni che aspettavo tutto il giorno per vedere se ,prima di andare a nanna,mio padre mi dedicava 5 minuti per farmi una carezza e dirmi che mi voleva bene.MAI SUCCESSO.Ricordo ,ancora più piccolo che alzavo gli occhi verso i suoi per vedere se mi guardava(per capire se per lui, c'ero) ma non mi guardava mai.SETTIMANA SCORSA, è scoppiato il vulcano,gli ho sputato addosso tutto quell…
Purtroppo anch'io sono "cresciuta" così. Non mi sento,in realtà effettivamente "cresciuta" perchè mi sono sempre sentita svalutata dalla mia famiglia e sminuita molte volte. Ho provato a "fare ragionare" mia madre e mio padre ma con scarso successo. Purtroppo se non si è stati amati da bambini dai nostri genitori si è condannati a vivere una vita intera credendo di non valere niente e di non meritare amore. Io non smetto di frequentare persone "tossiche" che mi distruggono la vita ma non riesco ad uscirne. Non so cosa mi abbiano fatto. Vorrei scappare, ci penso sempre ma poi non riesco tale è lo sforzo
Sono arrivata a conclusione che la mia autostima è praticamente inesistente e che mi faccio distruggere…