Tupini: "Quando smetti di difenderti dalle critiche inizi davvero a stare bene. Lo sguardo sull’altro che cambia il modo di vivere"
- La Redazione
- 8 ore fa
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La psicologa Gabriella Tupini ci spiega perché bisogna imparare a vedere chi ci attacca prima delle sue parole e come questo ci può renderci meno vulnerabili e più sereni

Quante volte critiche e giudizi hanno cambiato il nostro umore rendendoci tristi e vulnerabili per molto tempo? E quante volte avremmo voluto schermare queste emozioni negative per non lasciarci ferire?
Le critiche, così come il nostro malessere dinanzi ad esse, sono la risposta ad un trauma interiore e silente. Spesso crediamo che chiudendo il nostro cuore riusciamo a non lasciarci attraversare da queste, ma è proprio l’esatto contrario che, secondo Gabriella Tupini, psicologa del web, ci rende forti. A tal proposito l’esperta afferma: “Quando riuscite a guardare chi in qualche modo vi attacca prima ancora di ascoltare quello che ha da dirvi, vuol dire che siete in grado di vedere l'altro cioè prima vedete lui e poi quello che dice”. Vedere l’altro vuol dire farsi carico pienamente del suo vissuto, vuol dire guardare una bambina che non è stata sufficientemente amata, vuol dire guardare un uomo che non si sente realizzato abbastanza, vuol dire guardare una ferita ancora aperta, che fa male.
Entrare nell’altro non è semplice, ci vuole empatia, tempo e pazienza ma solo questo vi permetterà di non essere più vulnerabili davanti a critiche e giudizi. Continua Tupini: “Quando vedete l'altro non vi fa più male. Perché l'altro lo capite, capite le fragilità che ha, le paure che ha. Cosa lo muove. E non vi preoccupa più quello che dice”. Ciò che ci chiede Tupini è uno sguardo che prima degli occhi, utilizza il cuore.
In questo modo capirete anche per cosa vale la pena combattere, cosa merita una spiegazione e cosa merita, invece, silenzio ed indifferenza. Il benessere di ogni individuo parte prima di tutto dall’ambiente che lo circonda e dalle persone che lo abitano. Il segreto per vivere serenamente non è uscire dall’ambiente ma cambiare il nostro modo di vedere le cose per vivere lì anche in situazioni disfunzionali, alle quali non possiamo sottrarci e che non possiamo governare. Lo sguardo che ci chiede Tupini è rivolto all’altro, ma implicitamente anche a noi stessi.
Per te, lettore che ci segui, nella tua esperienza di vita, quando hai capito che guardare con il cuore ti avrebbe permesso di essere meno vulnerabile ?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza nei commenti, anche in forma anonima. Condividere può aiutare altri a comprendere meglio i propri sentimenti e a non averne paura.
di NATALIA SESSA






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