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Tupini: "Non devi piacere a tutti. Quando smetti di difenderti dalle critiche cominci davvero a stare bene"

Aggiornamento: 10 gen

La psicologa Gabriella Tupini ci spiega perché bisogna imparare a vedere chi ci attacca prima delle sue parole e come questo ci può renderci meno vulnerabili e...

Quante volte critiche e giudizi hanno cambiato il nostro umore rendendoci tristi e vulnerabili per molto tempo? E quante volte avremmo voluto schermare queste emozioni negative per non lasciarci ferire?

Le critiche, così come il nostro malessere dinanzi ad esse, sono la risposta ad un trauma interiore e silente. Spesso crediamo che chiudendo il nostro cuore riusciamo a non lasciarci attraversare da queste, ma è proprio l’esatto contrario che, secondo Gabriella Tupini, psicologa del web, ci rende forti. A tal proposito l’esperta afferma: “Quando riuscite a guardare chi in qualche modo vi attacca prima ancora di ascoltare quello che ha da dirvi, vuol dire che siete in grado di vedere l'altro cioè prima vedete lui e poi quello che dice”. Vedere l’altro vuol dire farsi carico pienamente del suo vissuto, vuol dire guardare una bambina che non è stata sufficientemente amata, vuol dire guardare un uomo che non si sente realizzato abbastanza, vuol dire guardare una ferita ancora aperta, che fa male.

Entrare nell’altro non è semplice, ci vuole empatia, tempo e pazienza ma solo questo vi permetterà di non essere più vulnerabili davanti a critiche e giudizi. Continua Tupini: “Quando vedete l'altro non vi fa più male. Perché l'altro lo capite, capite le fragilità che ha, le paure che ha. Cosa lo muove. E non vi preoccupa più quello che dice”. Ciò che ci chiede Tupini è uno sguardo che prima degli occhi, utilizza il cuore.

In questo modo capirete anche per cosa vale la pena combattere, cosa merita una spiegazione e cosa merita, invece, silenzio ed indifferenza. Il benessere di ogni individuo parte prima di tutto dall’ambiente che lo circonda e dalle persone che lo abitano. Il segreto per vivere serenamente non è uscire dall’ambiente ma cambiare il nostro modo di vedere le cose per vivere lì anche in situazioni disfunzionali, alle quali non possiamo sottrarci e che non possiamo governare. Lo sguardo che ci chiede Tupini è rivolto all’altro, ma implicitamente anche a noi stessi.

Per te, lettore che ci segui, nella tua esperienza di vita, quando hai capito che guardare con il cuore ti avrebbe permesso di essere meno vulnerabile ?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza nei commenti, anche in forma anonima. Condividere può aiutare altri a comprendere meglio i propri sentimenti e a non averne paura.



di NATALIA SESSA

2 commenti


Ospite
11 gen

Salve, ho trovato l'articolo molto interessante e tenero. In un mondo dove l'indifferenza regna sovrana, mi ha molto stupito, sapere di persone che vorrebbero un mondo più "accogliente", abitato da persone più comprensive. Personalmente, cerco nella mia vita di mettere in pratica dei principi, che anche se semplici, non sono scontati. Il tutto si potrebbe condensare nel trattare il prossimo come vorremmo essere trattati noi stessi. È molto antico come consiglio, ma trovo che sia sempre attuale.

Inoltre avendo fede in Dio, sono sicura che un giorno come lui stesso ci promette, sulla terra ci sarà abbondanza di pace. Per chi volesse approfondire l'argomento, troverà la conferma di quanto riportato nel libro dei Salmi, al capitolo 37, il versetto 11.…

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Stella
09 gen

Io ho sempre guardato con il cuore, grazie agli insegnamenti di mia madre.. ma ho ancora delle vulnerabilità da colmare. Ci sto lavorando 🤗

Grazie per il bellissimo articolo

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