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Gramellini: “ Nessuno ti rispetta finché sei gentile”. La mitezza scambiata per debolezza e la paura che diventa potere

Gramellini riflette su un paradosso del nostro tempo: la gentilezza viene spesso scambiata per debolezza. Perché oggi sembra che solo chi fa paura venga rispettato?

“Per essere liberi bisogna essere temuti”, questa è una frase del presidente francese Emmanuel Macron ripresa dal giornalista e scrittore Massimo Gramellini. Una frase che fa riflettere profondamente perché è stata usata “per spiegare la decisione di ampliare a dismisura il garage delle bombe atomiche francesi”.

Al di là del contesto politico e delle drammatiche conseguenze che oggi vediamo nel mondo, queste parole meritano di essere osservate anche da un punto di vista umano, quello dei valori e dei sentimenti.: “ Questa frase incarna lo spirito del tempo e piacerà a coloro che non si fanno troppe illusioni sulla natura umana. Tutti abbiamo avuto un padre, un amico, un collega o un editorialista di riferimento (prevalentemente maschio) che un giorno ci ha detto o scritto: Nessuno ti rispetta finché sei gentile, simpatico, collaborativo”. Parole amare, crude di chi ancora non è pronto ad aprirsi ad altri orizzonti, di chi ancora non riesce a darsi un’altra alternativa.

La gentilezza viene confusa con la fragilità e la violenza con il potere, in questo modo ogni occasione di riconciliazione è un’opportunità per annunciare il “più forte”. Questo modo di pensare è ormai radicato nella nostra società , infatti, ritroviamo sprazzi di supremazia in ogni ambito a partire dalla scuola, dal lavoro fino a scenari più tragici e complessi.

Continua Gramellini: “Quella che tu chiami mitezza viene percepita dagli altri come debolezza. Se cerchi il dialogo, riceverai uno schiaffo. Mentre se dai uno schiaffo, o minacci di darlo, otterrai il dialogo. O comunque un risultato. La psiche umana funziona così dai tempi delle caverne ed evolve assai lentamente. Io ho afferrato il senso. Ma potrò almeno dire che mi fa un po’ senso?”. Gramellini affronta questo argomento prendendo come riferimento la guerra più spietata, ma ridimensionando il campo, forse dovremmo tutti soffermarci a pensare a quante piccole guerre, da vittime o carnefici, viviamo quotidianamente e di quanta libertà priviamo a noi stessi. Degli ambienti ostili, freddi e senza un minimo di empatia che creiamo attorno a noi pur di primeggiare o  apparire. Senza mai capire davvero che l’altro è la nostra missione. Vivere non è un viaggio da affrontare da soli. Ma come ha ben detto l’esperto la psiche umana, su questo argomento, evolve assai lentamente. 



di NATALIA SESSA

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